Alla Rari Nantes la pallanuoto divenne settebello

– di Roberto Bianco

Una terrazza suggestiva sul mare di Santa Lucia, serate mondane, Faruk e Vittorio De Sica ai tavoli del poker. Le mareggiate disastrose, la rinascita da poveri ma belli.

Nel nuoto, le strepitose affermazioni di Bud Spencer quando si chiamava Carlo Pedersoli.

200408-6-1m

200408-6-2m

200408-6-3mIl 15 febbraio 1905 sei “cape pazze”, come si autodefinirono, fondarono un nuovo circolo nautico a Napoli che ebbe come sede una baracca di legno, passata alla storia come “elegante chalet”, al di sotto della curva dove finisce via Partenope e comincia via Nazario Sauro. Gli diedero il titolo di Rari Nantes Napoli nel 1927. La folle mezza dozzina dei fondatori comprendeva Cesare Cancelli, Gennaro Cangiullo emerito tuffatore, Ferdinando Olia esperto in bagni notturni e invernali, Carlo Cunimberti, Remo Bozza ed Ector Bayon. Sulla poltrona di presidente fecero sedere Luigi Salsi.
Una secca descrizione dell’avvocato Grimaldi fotografò l’evento: “Quatte segge arremeriate, nu bigliardo, nu salotto, ciento socie sfrantumate, venti scuoglie e ‘o mare a sotto”. Questa fu la prima Rari Nantes, un covo di goliardici nuotatori. Sport preferito la “guerra a mare”. I rarinantini si tuffavano in acqua per azzuffarsi sportivamente fra lo sdegno dei Circoli aristocratici del Borgo Marinari e la disperazione del noleggiatore di barche Naso ‘e Cane che vedeva perennemente intralciato il suo traffico. Ma quelle “guerre” furono la palestra di autentici atleti.
Un calciatore svizzero del Naples, Steinegger, portò un pallone da calcio e propose tenzoni più sportive. Il pallone lanciato in acqua dette vita alla pallanuoto che diventò il fiore all’occhiello degli scatenati soci del sodalizio. La squadra della Rari, assunti i colori biancocelesti, diventò imbattibile per l’arrivo di un mitico pallanuotista ungherese, Bandy Zolyomy, che ne fu il maestro e il trascinatore. E’ bene dirlo: la pallanuoto napoletana è nata alla Rari.
Fu subito una squadra di assi che vinse cinque scudetti: 1939, 1941, 1942, 1949, 1950. Un’egemonia. Una squadra di matti e di virtuosi d’acqua che dette alla rappresentativa nazionale tre impareggiabili campioni: Pasquale Buonocore, portiere e uomo di mondo; Emilio Bulgarelli, difensore insuperabile; Gildo Arena, il luciano che inventò la “beduina”, il gesto atletico che nel calcio equivale alla rovesciata, e che diventò il più forte pallanuotista del mondo. Gildo, spalle alla porta, indirizzava il pallone in rete con un colpo all’indietro del suo braccio d’oro. I tre rarinantini concorsero in maniera determinante alla vittoria olimpica della nazionale italiana ai Giochi olimpici del 1948 a Londra. Completavano il primo “settebello” della storia Giovanni de Silva, ala in acqua e prefetto in terra; Enrico Fortunati, Mimì Grimaldi e lo stesso Zolyomy, giocatore e allenatore. Alla squadra si aggiunse, negli ultimi anni, il milanese Cesare Rubini, indifferentemente campione di pallacanestro e di pallanuoto, eletto ai vertici dello sport mondiale.
Mimì Grimaldi, baffetti da rubacuori, ne inventava a terra e in mare. Inventò l’acchiappanza, fulmineo e sfacciato approccio all’altro sesso da lui stesso così descritto: “L’acchiappanza è quella cosa che si fa dalla terrazza quando passa una ragazza, e tu l’inviti a scendere giù”. Il Circolo s’era ormai data una sede degna, quasi a pelo del mare di Santa Lucia, col Vesuvio di fronte, e una terrazza che fu il palcoscenico di indimenticabili serate mondane, mentre nelle sale interne furoreggiava il gioco delle carte che sfrondò molti patrimoni e ridimensionò le vanterie dei più orgogliosi paladini dello scopone e del poker.
La Rari Nantes dei tempi d’oro è stato un Circolo di grandi e appassionati matti, degni eredi delle sei “cape pazze” che avevano dato vita al club. Mimì Grimaldi ne era l’agitatore più scatenato. Una volta che la Rari andò in tournée a Tunisi, su una nave della Flotta Grimaldi, con la quale Mimì non aveva niente a che fare, la squadra fu invitata a un ricevimento dal console francese. Questi, credendo che Mimì avesse a che fare con la flotta omonima, gli chiese: “Vous étes l’armateur Grimaldì?”. E Mimì rispose: “No. Je ne suis pas l’armateur. Je suis l’amateur”.
E fu Mimì Grimaldi ad inventare la definizione di “settebello”.
Appassionato del gioco delle carte, fece inserire al posto degli “ori” del sette di denari le facce dei sette giocatori della Rari Nantes. La squadra declinò agli inizi degli anni Cinquanta quando Gildo Arena compì il supremo tradimento di passare alla Canottieri Napoli. Il regalo di una “Fiat Cinquecento” lo convinse al trasferimento e gli assegnò il primo titolo di “core ‘ngrato” dello sport napoletano.
Negli anni Sessanta, la squadra di pallanuoto della Rari Nantes tornò in auge con Geppino D’Altrui, Rosario Parmegiani e Amedeo Ambron, campioni olimpici ai Giochi di Roma. Nel 1978, il rarinantino Sante Marsili, selezionato per la squadra nazionale, vinse l’oro mondiale a Berlino.
Il Circolo divenne il ritrovo di Faruk e di Vittorio De Sica, quand’erano di passaggio per Napoli, pokeristi impenitenti. Alla Rari, Totò ormaggiava la sua “lanzetella”. Nuoto e tuffi furono gli altri sport in cui la Rari Nantes colse brillanti affermazioni sino a collezionare 50 titoli italiani di nuoto e 20 titoli nazionali di tuffi.
Il nuotatore più sensazionale della Rari fu Carlo Pedersoli, il luciano che sarebbe diventato sullo schermo Bud Spencer. Il primo tuffatore mitico fu Ciccio Ferraris, selezionato per l’Olimpiade del 1936 a Berlino. L’ultimo acrobata dal trampolino è stata una donna, Carolina Fusco.
Le donne battagliere del Circolo incantavano di sera e nuotavano forsennatamente di giorno. Lella Cutolo, Maria Rosaria Tricarico e Sandra Valle furono grandi nuotatrici. La Rari Nantes è sopravvissuta a due mareggiate, quelle del 1966 e del 1977, che ne devastarono la sede disperdendo trofei e preziosi ricordi. Oggi, l’interno del club sembra quello di una nave con arredamento in legno, oblò, lampade marinare e grandi stampe di vascelli alle pareti. Sulla splendida terrazza a mare, i soci si raccontano una storia più che centenaria. I personaggi e le vicende sono stati tantissimi e lo spensierato periodo dell’ultimo dopoguerra fa luccicare gli occhi di nostalgia ai soci più anziani.
Fu l’epoca in cui Alberto Amato dispiegava la sua bella voce interpretando appassionatamente le più belle canzoni napoletane. Un giorno, Amato partì per Roma e andò a vincere il concorso dell’Eiar, la Rai di allora, per nuove voci radiofoniche. Lo vinse alla pari di Oscar Carboni che divenne poi uno dei più affermati cantanti dell’Orchestra Angelini.
La Rari ha avuto sempre una vita scapestrata e difficile. Era nata come un Circolo bohemienne e conservò a lungo quella matrice. L’Acquedotto del Serino non tardò a interrompere la fornitura d’acqua per bollette non pagate. I soci non se ne fecero un problema e andavano a lavarsi nella soprastante Fontana di Santa Lucia. Quando, per la guerra d’Africa, i Circoli sportivi napoletani furono invitati ad “offrire alla patria” coppe e medaglie in oro e in argento, la Rari non ebbe nulla da dare. “Non fa niente – disse il gerarca fascista incaricato di raccogliere i doni. – Dateci le polizze di pegno e penseremo noi al resto”.
Poveri ma belli, quelli della Rari Nantes.

200408-6-4m

Pin It

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *