I tre tesori di Salina

di Antonio Brundu

Il cappero, il vino e la malvasia tra i prodotti più rinomati dell’isola delle Eolie, la più verdeggiante dell’arcipelago. L’ornamento di quattrocento tipi di piante diverse per una tavolozza colorata e un profumo intenso. La fertilità della terra vulcanica consente un proficuo utilizzo del suolo. Il suggestivo itinerario turistico da Capo Faro a Capo Gramignazzo. Quegli amalfitani che giunsero nel XII secolo e il dipinto murale sull’emigrazione degli isolani in Australia.

Nell’isola di Salina, suddivisa nei tre Comuni di Leni, Malfa e Santa Marina Salina, l’agricoltura è un settore produttivo sin dai tempi passati. Il cappero, il vino e la malvasia sono i prodotti principali.
Salina è l’isola più verdeggiante dell’arcipelago eoliano. Il suolo è ricoperto da un cospicuo manto verde che, in passato, era molto più esteso, tuttavia ha conservato la sua caratteristica e particolare macchia vegetazionale spontanea, integrata da altre specie vegetali che hanno arricchito la rigogliosa flora isolana. Oggi si contano più di 400 tipi di piante diverse che conferiscono bellezza e splendore al paesaggio, per la cui valorizzazione è stata istituita, nel 1984, la Riserva naturale orientata dalla Provincia regionale di Messina.
201404-14-1mIn essa sono compresi il Monte Fossa delle Felci, il più alto delle isole Eolie (962 metri), e il Monte Porri (870), le cui vette, spesso, sono avvolte dalle nuvole. I pendii sono ammantati da alberi d’alto fusto e dalle lussureggianti felci, un patrimonio naturale che va salvaguardato, rispettato e curato.
A Salina, come nelle altre isole eoliane, si trova una varietà di piante e di fiori splendidi e profumati, i cui odori si mischiano agli aromi che emanano le ridenti contrade dell’arcipelago, con i loro luoghi pieni di fascino antico e di bellezze naturali e paesaggistiche.
Fra le piante più remote e comuni che caratterizzano la flora eoliana vi sono i fichi d’India con i loro fiori gialli, arancioni e rossi; le felci (se ne riscontrano, in abbondanza, a Filicudi, da cui deriva il nome, e a Salina). Nelle zone dove i terreni sono più aridi, crescono, forti e selvagge, le eriche (come ad Alicudi), la cui fioritura, che si manifesta tramite piccoli fiori rosaantico, inizia alla fine dell’estate per continuare in autunno e durante l’inverno.
In primavera l’arcipelago è coperto dal giallo delle ginestre fiorite; mentre, durante l’estate, prevale il colore arancio, rosso e viola della bouganvillea che adorna i muri bianchi e i tipici terrazzi delle case eoliane. Intere cascate di questi fiori s’incontrano anche lungo i sentieri e le stradine delle campagne isolane, dove si trovano, facilmente le spinose piante dei capperi, dalle foglie verdi e ovali, i cui frutti, che vengono utilizzati in diverse pietanze come condimento, si raccolgono ogni settimana, da maggio ad agosto. I frutti che non vengono raccolti si trasformano in meravigliosi e candidi fiori a raggiera, di colore bianco rosato. Sono le “orchidee” delle isole Eolie, da cui si formano i “cucunci”, molto utilizzati nella gastronomia isolana. L’elenco potrebbe continuare a lungo con i gerani, le margherite, le rose, i gelsomini, le agavi, l’ibisco che abbelliscono ulteriormente gli angoli incantevoli delle sette sorelle dell’arcipelago: Lipari, Salina, Vulcano, Stromboli, Filicudi, Alicudi e Panarea. La morfologia particolare, la fertilità della terra vulcanica e le condizioni climatiche favorevoli hanno consentito agli agricoltori di Salina il proficuo utilizzo del suolo per lo sviluppo di colture tipiche. Esistono, in prossimità dei centri abitati, ampie zone coltivate a vigneti, cappereti e oliveti che, un tempo, si estendevano lungo i terrazzamenti costruiti sin quasi alla sommità delle montagne. Allora la produzione di vino, malvasia e capperi superava di gran lunga quella attuale.
Tra il 1880 e il 1890 si registrò una produzione di 16mila ettolitri tra vino e malvasia contro i 5mila degli ultimi anni. Le piante di capperi, anche se il mercato è in crisi per problemi di costi e di concorrenza, sono in lenta espansione.
Ubicate a nord dell’isola di Salina, a 80 metri sul livello del mare, Malfa e le frazioni di Capo Faro-Gramignazzi e Pollara sono le località dove è concentrata maggiormente la produzione di vino, malvasia e capperi. Gli abitanti per la maggior parte si dedicano alle attività agricole, una vocazione che perdura da secoli e che oggi forma un binomio perfetto con l’attività turistica.
Sull’altopiano di Pollara (dove, nel 1994, sono state effettuate le riprese del film “Il Postino”), la raccolta dei capperi, praticata principalmente dalle donne da maggio ad agosto, costituisce la risorsa fondamentale e la base economica più redditizia del piccolo borgo, situato in un cratere vulcanico dove vivono circa 70 abitanti.
Esistono diverse cooperative ed aziende agricole che mantengono vivo questo settore produttivo e provvedono a commercializzare e spedire in tutto il mondo (soprattutto Giappone e Australia) i prodotti tipici dell’isola. Queste attività agricole, caratteristiche del territorio del comune di Malfa, sono evidenziate in un dipinto murale (lungo venti metri ed alto quattro metri) realizzato, nel 1989, dall’artista romana del Cipra, Anna Maria Baratto. Nei locali della Biblioteca comunale, nei mesi di settembre ed ottobre, è possibile ammirare una mostra fotografica sulle tradizioni agricole eoliane. Le immagini evidenziano, in modo specifico, la raccolta dell’uva, dei capperi e delle olive. Da Capo Faro verso Capo Gramignazzo, al di sotto della strada provinciale, esistono antiche chiesette (Sant’Anna, Immacolata Concezione e San Pietro) inserite in un itinerario turistico-culturale che porta alla scoperta di luoghi panoramici e reconditi, in mezzo al verde delle viti e dei capperi. Proseguendo lungo il percorso si giunge a Malfa (900 abitanti circa) adagiata, tra il Monte Porri ed il Monte Rivi, nella valle di Giovi, un verde altopiano posto ad 80 metri di altezza sul livello del mare. Il nome del paese deriva da un gruppo di amalfitani che, nel XII secolo, emigrarono dalla loro terra, attirati dalle agevolazioni e dalle concessioni date dai normanni per ripopolare le Eolie. Devoti di San Lorenzo, gli amalfitani lo elevarono a patrono di Malfa e viene festeggiato il 10 agosto. Al Santo è dedicata la chiesa (l’attuale parrocchia) che risale al 1600. Resa inagibile da un terremoto nel 1927, è stata ricostruita ed ampliata nel 1933 dal sacerdote Giovanni Marchetti di Malfa, che si è prodigato per il progresso e per lo sviluppo socio-culturale del paese. Vi portò, fra l’altro, nel 1935, la luce elettrica. Nel 1928 è stata costruita, al centro di Malfa, la chiesa dell’Immacolata. Diversi anni fa, proprio di fronte alla piazza antistante il luogo di culto, è stato realizzato un auditorium, che viene utilizzato per spettacoli teatrali, manifestazioni varie e convegni. Nel periodo estivo, nella piazza sovrastante la struttura polifunzionale, viene organizzato un programma di svariate iniziative per intrattenere i turisti.
Nei locali della Biblioteca comunale e nel Palazzo Marchetti (sede dell’Associazione “Didime 90”) si svolgono numerose iniziative, mostre di foto, di pittura, di grafica, convegni e concerti. All’entrata del paese è stato realizzato, nel 1990, dall’artista del Cipra, Laura Tarantola di Roma, un dipinto murale sull’emigrazione eoliana in Australia ed è stato creato, dall’associazione C.I.R.C.E., il Museo Eoliano dell’Emigrazione che raccoglie molto materiale al fine di custodire la “memoria storica, sociale e culturale” degli eoliani nel mondo.
A migliaia (a partire dalla fine dell’800 sino agli anni ’50) lasciarono la terra d’origine, assorbiti da un fenomeno che ha interessato due secoli della storia d’Italia.

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