Ischia al tempo del Rancio Fellone

– di Pietro Gargano

200305-9-1m

200305-9-2mAngelo Rizzoli sbarcò dal panfilo Sereno e aveva proprio l’aspetto di un commendatore, giacca a righe ben tagliata che comunque non mascherava la pancetta, cappello leggero, sigaretta all’angolo del sorriso. Venne a controllare se aveva ben investito i 50 milioni prestati al ginecologo milanese Piero Malcovati, deciso a rilanciare le terme. Scese, si guardò attorno e s’invaghì di Ischia, specialmente di Lacco Ameno dal Fungo rosicato. In pochi anni fece dell’isola la capitale del cinema italiano. Richiamò attori, reali incoronati e decaduti, finanzieri, stilisti e altra bella gente. Così Ischia diventò il capoluogo di una vita dolce, e le sue notti risonarono di canzoni.
Negli anni Cinquanta e Sessanta due dragamine in disuso comprate da Rizzoli diventarono motonavi per portare i turisti. Il Sereno era sempre ormeggiato accanto al Regina Isabella (stesso nome dell’albergo) destinato alla spola con Napoli. Eppure ancora oggi a Ischia il commendatore lo ricordano come l’uomo della Fiat 1400 colore amaranto in cui viaggiava con donne magnifiche, compagne più o meno legittime, di media durata. Lo ricordano come l’amico che costruì alberghi, l’ospedale, il cinematografo in cui Charlie Chaplin detto Charlot volle tenere la prima mondiale di Un re a New York.
Chi sa se è vero che Pozzuoli e Casamicciola respinsero le sue offerte di sviluppo, se fosse vero si staranno ancora rosicando le mani.
L’angelo custode del cinema – la definizione è di Sophia Loren – era un orfano cresciuto al Martinitt. Nel 1909, a vent’anni, fondò un’azienda tipografica con un solo dipendente; nel 1924 ne aveva cento, dal 1929 stampava libri, negli anni Trenta fondò giornali sopressi poi dal fascismo. Un uomo semplice con il genio per gli affari e la passione per la cultura. Se ne è andato nel 1970 e si è meritato la riconoscenza di Ischia, il Premio in suo nome, il museo in Villa Arbusto da lui comprata mettendo d’accordo 14 proprietari.
A quel tempo, il tempo di Rizzoli, l’isola verde era più verde di adesso, nelle pinete si stendevano il silenzio e gli innamorati avvolti dal profumo della resina, l’asfalto non aveva ancora annerito molte strade e sulle piste sterrate arrancavano i muli, i bar erano una ventina, sei le sale da bigliardo. Di perfettamente uguale a oggi c’erano gli uomini pronti a distribuire bugie alle straniere e alle belle signore di tumultuoso sangue italiano.
Il poeta inglese Wistan Hugh si perdeva negli occhi di Maria la zingara del Bar Internazionale a Forio.
Donna Rachele Mussolini, convinta che il figlio Romano fosse molto sciupato, gli cucinava squisitezze caloriche dal ragazzo smaltite sudando sui tasti del piano e della fisarmonica alla Conchiglia di Forio.
Myriam Bru sorrideva a Rizzoli e si portava dietro pure mammà, per dimostrare ch’era un’attrice perbene. Per lei, e per fare pubblicità alla sua isola, Rizzoli produceva film come Vacanze a Ischia diretto da Mario Camerini, Myriam nella parte di una turista processata per oltraggio al pudore. Altre pellicole Rizzoli le realizzave su misura (taglia quattro, almeno) di Graziella Granata e Cristina Gajoni, pur’esse predilette.
Ugo Calise, pronto a elargire il suo talento, cantava Levate ‘a cammesella in duo con Delia Scala e donava canzoni a un ragazzo occhialuto e tutto mosse, venuto dall’isola rivale. Quel ragazzo, Peppino Di Capri, incentivò amori al Rancio Fellone, al Pignatiello, al Monkey Bar con Nun è peccato, ‘Na voce ‘na chitarra e ‘o poco ‘e luna e pure con Malatia scritta da Armando Romeo, altra voce romantica delle notti ischitane. Poi diede una scossa perfino ai sedentari con un twist da un milione di dischi. E dire che una casa discografica napoletana l’aveva bocciato perché “pareva un epilettico”. Peppino girava su una Lambretta rossa, vestito sempre di nero, con la sua ragazza Roberta Stoppa vestita sempre di bianco.
Era, quella, l’Ischia di Aniello Di Scala, tornito marinaio di Porto, detto Aniello dai tu perché non ne risparmiava proprio nessuna e si faceva fotografare reggendo un paio di straniere sulle mani a pala. Fu la controfigura del protagonista di Il corsaro dell’isola verde e lui era più bello di Burt Lancaster che forse se ne ingelosì al punto da portare l’orologio al polso in una scena ambientata nel Seicento. Aniello srotola i suoi ricordi, dai tuffi in mare dall’alto del Castello Aragonese a quelli in spiaggia su giovani corpi di donna, in un ristorante vicino ai grandi alberghi del Porto.
Era l’isola di Mina giovane e magra, interprete di se stessa nel film Appuntamento a Ischia e attrazione con Marino Barreto del Moresco, una simpatia per il romano Lello Milone. L’isola di Ornella Vanoni, trasparenze di voile verde mare per il pubblico incantato del Rancio Fellone. L’isola dei fratelli Campanino. L’isola di Alida Valli, un tavolino del bar La Briciola diviso con il sarto Schubert. Carlo Missaglia, altra voce altra chitarra per un poco di luna, dormiva sotto le stelle in una Cadillac cabriolet. Umberto Bindi, il più famoso allora, regalava musica vera al Pignatiello.
Era l’isola di Liz Taylor e Richard Burton venuti a recitare qualche scena di Cleopatra, anche se il loro veleno era il whisky con una spruzzata di gelosia. Di Catherine Spaak e Fabrizio Capucci, diciottenni al sole. Di Paolo Stoppa impegnato a litigare con Vittorio De Sica regista perché la sua parte era piccola. Di Ava Gardner, William Holden, Ester Williams, Alberto Sordi, Federico Fellini e Giulietta Masina, Monica Vitti, Laurence Olivier.
Era l’isola di Totò che nel 1951 compose una canzone, Ischia mia, e l’affidò a Giacomo Rondinella. L’isola dei pensieri estivi di Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia ed Elsa Morante, Renato Guttuso e Pablo Neruda. L’isola di Luchino Visconi che confinava Helmut Berger nella sua Colombaia e ancora oggi quella storia la raccontano nei siti Internet naviganti sui pettegolezzi. Quell’isola non c’è più, però ciò che c’è resta una meraviglia e quelli che contano si disputano ancora un suo pezzo di verde per una vacanza in ogni stagione e vi girano film nuovi e diversi. Sabrina Ferilli l’ha preferita a Capri e il calciatore Montella, detto l’aeroplanino perché allarga le braccia come volando a ogni gol, ha dovuto a malincuore cedere la sua villa alla moglie, nel quadro degli accordi per la separazione. Ischia resta il posto in cui gli amori nascono e quasi sempre finiscono perché così va la vita anche negli angoli di mondo benedetti dalla natura.

Pin It

Un commento su “Ischia al tempo del Rancio Fellone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *