A bordo del Don Pedros nel silenzio del mare puntando su Palmarola

- di Peppe Iannicelli

E' il mitico gozzo dei cantieri Scotto, antichi costruttori di velieri a Procida.
Prende il mare e carica una folla di personaggi simpatici. La spiaggia della "Sciuscella" e quella del Postino.

Una meta che non si discute: il Pozzo Vecchio dell'Avvocato.
I capricci di Giovanna e la ballerina che ha dato il nome alla barca. I vacanzieri puntuali. Samanta, la seduttrice.

Ho vissuto un'esperienza meravigliosa al largo dell'isola di Ponza. Ero impegnato nella lavorazione di "Sorrisi d'Estate" il programma di viaggi e vacanze che conduco a Napoli Canale 21. La troupe era imbarcata su una splendida barca a vela che fino ad allora però, absit iniuria verbis, aveva navigato a motore per consentirci di ottimizzare i tempi di lavorazione sempre frenetici ed incalzanti.
Il Comandante scrutò il cielo e la scia dell'imbarcazione; comprese la direzione e la potenza del vento. Restò qualche attimo in silenzio ed ordinò di spegnere tutto a bordo.
Spegnere la radio, spegnere i cellulari, spegnere il motore, spegnere il gioioso e vacuo chiacchiericcio barcaiolo; e spiegare le vele, con gesti semplici e precisi. Lo spin ed il genoa si gonfiarono in pochi secondi. Il "Don Pedros" della Cicale di Mare cominciò a navigare sospinto soltanto dalla forza della corrente marina e dal soffio del vento.

Mi ero sistemato a prua legandomi ad una cima per impedire che un'onda anomala mi spingesse fuori bordo.
Ebbi un brivido lungo e caldo.
Mi sentivo al centro dell'universo avendo attorno a me soltanto il mare, il cielo, i gabbiani che planavano lungo la scia dell'imbarcazione.
Un raggio di sole lambiva il pelo dell'acqua rendendola iridescente in tutte le gradazioni cromatiche dall'oro allo smeraldo.

Mille pensieri si affollavano nella mente immersa in tanta beatitudine. La barca avanzava lenta percorrendo sei chilometri all'ora. L'isola di Palmarola verso la quale eravamo diretti sembrava un miraggio lontano ed inarrivabile. Ma nessuno dell'equipaggio di "Sorrisi d'Estate" sembrava dolersene più di tanto. Il tempo e lo spazio si dilatavano all'infinito rispetto alle nostre "schizzate" abitudini quotidiane.
E' stata un'esperienza emotivamente intensa ma anche terapeutica. Il silenzio , la contemplazione della natura, l'incedere lento sono ormai lontani dal nostro modo di vivere.
Navigare a velocità ridotta può sembrare una perdita di tempo, invece aiuta a ritrovare il senso e la qualità del viaggiare stesso. Troppe volte nella nostra giornata siamo più attenti alla meta da raggiungere che alla qualità del viaggio.

Nel torpore beato di quegli attimi mi sono venute alla mente le parole del poeta Baudelaire: non c'è nessuna felicità in fondo alla strada, la felicità è la strada da percorrere insieme.
Quando venne riacceso il motore, quando la radio riprese a gracchiare, quando i cellulari cominciarono nuovamente a trillare feci molta fatica a scuotermi da tanta beatitudine.
Avevo però imparato la lezione.
Cercherò di trovare sempre nella mia giornata, anche quando non sarò a bordo di una barca a vela, degli attimi di silenzio e contemplazione della natura che Dio ci ha donato. Il viaggio della mia giornata sarà certamente più gratificante e proficuo.