Indice
- Numero 57 - Aprile 2011
- L'Editoriale - Pagine di mare
- La Cina è più bella e vicina
- Una sosta romantica al bar di Kalavarda
- Quando i cervi divennero delfini
- Quando a Capri arrivò la "Naiade"
- Te voglio bene assaje, il mistero di una canzone
- Ginostra, la solitaria fra rocce e ginestre
- Memorie e nostalgia di un maestro d'ascia
- Le case-barca della tribù Toraja
- In volo da Francoforte alla Fiera di Orlando
- Mamma li turchi!
- Quelle estati magiche sull'isola di Vulcano
- A bordo dell'Araldo con Georges Simenon
- Gli amanti perduti delle isole Aran
- Due secoli di navigazione nel golfo di Napoli
- Le Eolie e l'Argentina
- Il reporter dell'Isola
A bordo dell'Araldo con Georges Simenon
- di Maria Gisella Catuogno
Una crociera del 1934 nel Mediterraneo.
Rotta su Genova, ma il vento di ponente tarda. Pescatori notturni, luci di posizione, una collisione evitata all'ultimo momento. Finalmente in porto.
La suggestiva visione del Rex in procinto di salpare per New York. Le difficoltà dell'ormeggio tra velieri e golette.
Questo testo si ispira molto liberamente a una crociera nel Mediterraneo di Georges Simenon sulla barca "Araldo", tra il maggio e l'ottobre 1934, in compagnia della moglie Tigy.
Quando si viaggia a vela, il vento diventa il fulcro dei pensieri, il referente assoluto di ogni discorso, bestemmia o sospiro di uomini che sono sulla stessa barca e desiderano come nient'altro al mondo che quella si muova dal suo stato d'inerzia. Maestrale, scirocco, grecale, ponente o levante divengono gli dei capricciosi a cui volentieri si sacrificherebbe chissà che, in cambio della benevolenza o della non ostilità. Eolo, il dio dei venti, appare più potente di Giove e di Nettuno. Angelino, il nostromo, il personaggio pittoresco dell'Araldo -tradizione vuole che ciascun battello ne possegga uno - pelle rosa da porcellino, niente capelli né un pelo sul corpo, niente ciglia o sopracciglia a nascondere i suoi occhi blu- mare. Aveva sentenziato, alla partenza da Porquerolles: "Ponente!", proprio il vento che era necessario spirasse per andare a Genova. E infatti aveva aggiunto: "Domani sera saremo a Genova!", prevedendo che la brezza s'irrobustisse.
Invece il peccato di presunzione è tempestivamente punito. Nel corso della nottata il refolo tace del tutto: gli uomini dell'Araldo si ritrovano a vogare a poche miglia dalla costa e a scorgere bene, loro malgrado, le ghirlande di luce degli abitati, mentre solitaria spicca quella a intermittenza del faro.
A un certo punto si sentono delle voci, senza che si sia scorta la minima segnalazione luminosa. "Pescatori!" avverte Angelino, pescatori di frodo, che pescano in posti proibiti e con la dinamite ... basta una cartuccia e centinaia di pesci salgono a galla con la spina spezzata ... La barca scivola silenziosa in una caletta tentando di nascondersi con le sue ombre a bordo.
Ora che inesorabilmente si fa quasi il giro dell'isola, per la mancanza del ponente che spinga verso est, si scorgono altri nottambuli: pescatori di sciabica che onestamente segnalano la loro presenza con tre luci, anche se, meno onestamente, operano anch'essi in un luogo protetto; probabilmente avvertiti che il guardacoste è da un'altra parte. Ma altri pescatori, ancora in piena notte, si incamminano verso le loro postazioni attraversando lentamente la pineta, carichi di un bagaglio fatto di canne e retino, thermos col caffè caldo, seggiolino pieghevole. Non vogliono mancare all'appuntamento con l'alba, già sistemati nei loro posti migliori. In lontananza le luci più forti sono invece quelle dei casinò dove si veglia per altri motivi e di tutt'altra natura sono le speranze e le preoccupazioni.
Il capitano dorme, come Tigy e gli altri. Solo Angelino e Simenon vegliano: il primo al timone, l'altro sull'amaca, accanto alla moglie, ma senza sonno, tanto da sentire distintamente l'esclamazione a mezza voce del nostromo: "Ponente!". Questa volta è proprio vero e la goletta scivola sull'acqua di seta meravigliosamente sospinta dal vento.
Cullato dal rollio del natante, lo scrittore rammenta che due anni prima, sull'Angkor, il piroscafo ha spezzato in due una goletta che non aveva le regolamentari luci di posizione. Il ricordo si fa più nitido allorché all'improvviso scorge una luce verde e una rossa a nemmeno cento metri.
"Angelino" grida, svegliando tutti.
"Attention!". Il nostromo, resosi conto del pericolo, urla e bestemmia a sua volta cercando il fanale che non trova e il corno antinebbia ugualmente latitante. Per intercessione divina riesce ad afferrare una lampada tascabile e a segnalare la presenza della goletta. La nave finalmente fa manovra e vira a babordo. Si vedono e si sentono gli ufficiali inveire contro, si intuiscono le coppie danzanti, ignare del dramma sfiorato. Angelino riconosce il piroscafo. "E' il Dollar line!" esclama. Ora molta gente si sporge dal parapetto: scongiurato il pericolo ci si saluta e rallegra ma a bordo dell'Araldo la paura è ancora visibile sui volti, pallidi sotto l'abbronzatura, e nelle mani tremanti. "Ma insomma, perché eravamo invisibili!? Perché le luci di posizione non erano accese!?"
"Signore, costa tanto tenerle accese, cinque o sei franchi al giorno!!" Simenon sta per urlargli che la vita varrà di più di cinque o sei franchi ... poi si morde la lingua e ci rinuncia: tutto l'equipaggio messo insieme non ne spende più di dieci per sfamarsi con riso e maccheroni al pomodoro. Ma è certo che d'ora in poi quelle luci di posizione non mancheranno di restare accese.
Il ponente che Angelino ha invocato, come lo stregone la pioggia, si affloscia e cede del tutto alla bonaccia che tiene banco per giorni. Il vento si riposa, latita, diventa il più grande e irraggiungibile oggetto del desiderio di tutti. Per ore si cincischia, si cerca di perdere tempo: si lanciano secchiate d'acqua che sfidano, divertono e rinfrescano il corpo e i pensieri, si sbucciano le patate, si mangia il cosciotto comprato a Porquerolles, si lanciano sguardi speranzosi al cielo e al mare, si pescano occhiate con i nattèlli, si sonnecchia sull'amaca protetta dai teli, si beve un po' di vino, si gioca a carte.
Inutilmente si va a cercare il vento al largo, ci si deve rassegnare alla calma piatta: velato da una nebbiolina l'Esterel è laggiù, a nord, con le sue inconfondibili rocce rosse, le scogliere di porfido che si tuffano in mare, gli arcipelaghi di scogli a fior d'acqua. Quando scende la sera, la costa s'inghirlanda delle luci di Cannes, Nizza, e, oltre, Mentone, Ventimiglia ... sembra quasi di sentire le voci del croupier del casino di Montecarlo.
"Domattina ponente!" ripromette Angelino, ma nessuno lo ascolta.
Il girovagare a vuoto dell'Araldo rammenta a Simenon una roulotte di zingari, giunta al limitare del suo villaggio quando era ragazzo, che un perentorio cartello, Soggiorno vietato ai nomadi, aveva fermato a pochi metri dall'abitato. Per un mese, ovunque andasse, appena fuori del suo villaggio, se l'era ritrovata fra i piedi perché nessuna autorità locale si assumeva la responsabilità o di mandarla via o di ospitarla. La gente di passaggio scendeva di macchina per fotografare gli zingari, perché apparivano molto pittoreschi.
Così succede ora alla goletta: avanti e indietro per un ristretto cerchio d'acqua, senza la possibilità di arrivare alla mèta, ma per fortuna senza essere risospinta a Nizza: Mentone, date le circostanze, è già un traguardo accettabile!
Altre golette italiane raggiungono il porto; anche quella che temerariamente, con la bonaccia, s'era spinta al largo, e che lotta un giorno intero per ritornare da dove era partita.
Al porto, ci sono persone che fotografano i battelli: sono così poetici!
Finalmente, sei giorni dopo la partenza da Porquerolles, l'Araldo può prendere il largo, veleggia per una ventina di miglia, ma poi è costretto a tornare indietro e a rifugiarsi a Sanremo.
Ancora tre giorni di attesa: finalmente, un ponente teso che è quasi burrasca e riempie di schiuma l'azzurro cupo del mare li porta a Genova in poche ore. Angelino è al settimo cielo: accarezza con lo sguardo l'acqua che corre veloce ai fianchi della barca e le ripete bella tutti i momenti, come fosse una donna. Li supera uno yacht tutto bianco, superbo, che non saluta nemmeno dall'alto della sua esibita superiorità. Nel porto di Genova ce n'è un altro, ma costruito come una fregata di due secoli prima, e i marinai belli come capitani che mettono lo zerbino alla passerella e il cartello Vietato salire a bordo: il padrone, un vecchio signore che ama stare in poltrona a guardare quel che gli succede intorno, è lo zio del re d'Inghilterra. I velieri vengono accolti quasi con fastidio dalle autorità portuali, come zingari di mare, perché sono ingombranti, non hanno l'odore dei soldi e pagano poco pedaggio.
L'Araldo viene fatto cambiare di posto tre o quattro volte in due giorni, con l'equipaggio che fatica silenzioso all'argano, rispettoso dei tipi gallonati che danno ordini. Velieri e golette, qualcuna col suo carico di carbone, formano insieme un isolotto, staccato dal resto. Poco lontano, il porto con i suoi rumori, i suoi ritmi frenetici e anche i suoi fiori all'occhiello. C'è il Rex, infatti, il più grande e lussuoso transatlantico italiano, con i tipici fumaioli bassi a strisce rosse e verdi, che ha fatto solo pochi mesi fa la sua prima e travagliata traversata atlantica: Angelino e tutti gli altri lo guardano estasiati, è un'autentica meraviglia, un paese galleggiante. Stanotte salperà per New York, sfavillante come le vetrine dei negozi a Natale.
Poco più in là invece un altro piroscafo che ha concluso la sua parabola vitale -prima tedesco, poi francese, poi italiano - viene demolito e con i suoi pezzi si farà un battello moderno, perché niente deve andare perso. Genova, la città, si intuisce oltre, lontana e superba. A sera, quando il rosso del tramonto ha ceduto il passo alle ombre, qualcuno pizzica una chitarra e timidamente una voce risponde. Altre voci si mescolano alla prima, sagome indistinte scavalcano i parapetti, e i fiaschi di vino non riposano un istante, fino alle tre del mattino.
A giorno, quando l'equipaggio si sveglia a sole già caldo, l'isolotto dei velieri si è ridotto a cinque natanti. La prossima tappa, ponente permettendo, sarà l'Isola d'Elba.
(Tratto da "Vento nelle vele", Aletti Editore).

