Indice
- Numero 3 - Giugno 2003
- L'Editoriale - Gente di giugno
- Capri: ricordo di due vacanze nel paradiso terrestre
- Quando Lillino passeggiava in Piazzetta con Ungaretti
- 35 sorrisi e tanta concretezza
- Neanche una strada intitolata a Norman Douglas
- La Grotta Azzurra difende i suoi segreti
- Come rendere caprese un'estate al mare
- Davanti all'eremo di Cetrella un uomo maestoso parla tra cielo e mare
- Miracolato dal mare Salvatore "o'fratillo" racconta Positano
- Le isole perdute di Marisa Laurito
- A casa di Ernesto
- Il mito di Taormina è un pianista giramondo che scala i grattacieli
- Nella Grotta dell'Arsenale un pittore viennese parlava con le sirene
- Un approdo con chitarra in mezzo al Tevere
- Una scrittrice olandese ha ripercorso l'itinerario insulare dell'arciduca d'Austria
- Un inciampo di terra nel verde dello Jonio
- L'isola delle spugne nel mare Egeo ricordo antico d'Italia
- Lettera dal Faro
- Quel napoletano che sta in cielo
- La Moda, Stupori e Pori
- Il reporter dell'Isola
A casa di Ernesto
- di Mimmo Carratelli
Viaggio di fantasia a Cuba con Francis Macomber, Paco, Jim Gilmore, Dick Boulton e altri del giro di "Papa".
La Finca Vigìa di Hemingway e quello che diceva il vecchio Gregorio Fuentes. Il passaggio obbligato al Floridita e alla Bodeguita del Medio. Senza fortuna la gita a Cayo Largo.
Qualcuno, a Cuba, parlò con Gregorio Fuentes Betancourt, cinque anni fa. L'uomo, che era stato "un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo", aveva 101 anni e disse: "A volte io e Hemingway pensavamo a chi di noi due sarebbe morto per primo". Morì per prima "Papa", nel 1961, un giorno di luglio, con quel colpo di fucile che sapete, a Ketchum, nell'Idaho, una regione di laghi nel Nordovest americano. Aveva 62 anni, e Gregorio continuò a portare la loro barca, il "Pilar", al largo di Cavagna, nella zona di Pilar del Rio, che è tranquilla ed era sempre piaciuta ad Ernest, e vi si coltiva il miglior tabacco del mondo. Si erano conosciuti nel 1928. Gregorio aveva ispirato "Il vecchio e il mare" che da solo valeva il Nobel del 1954.
Crediamo che si debba andare a Cuba ora che sono passate tutte le commemorazioni di "Papa", i cent'anni dalla nascita, i quarant'anni dalla morte, e ognuno può andarci come gli pare alla Finca Vigìa a vedere qualcosa di "Papa" e la carabina Mannlincher che impugnava da spaccone davanti all'ultima moglie e agli amici, mimando il suicidio che già si portava dentro. Oggi "Papa" avrebbe 104 anni. Era più vecchio di Gregorio di soli due anni.
Cuba vale sempre un viaggio. Per chi s'è invaghito di Hemingway, e ha tentato di fare lo scrittore, è il posto migliore per parlare con Ernest delle cose che dicono molto di lui. Certo, c'è un altro paio di posti, Parigi e Pamplona per dire, e c'è Key West sulla punta estrema della Florida. Ernest ci andava per la pesca d'altura e aveva una casa di stile coloniale.
Ma la Finca Vigìa, sulla collinetta alla periferia de L'Avana, è un posto molto speciale, e la casa è molto speciale. In ogni caso, a un certo punto, a uno gli prende questa esigenza dell'anima e di quant'altro è se stesso dentro, e si va a Cuba, da Hemingway. E si fa il giro de L'Avana vecchia. Poi ci si ferma al Floridita, e lo sanno tutti che ci andava Ernest, per ordinare i daiquiri, doppia razione di rhum e senza zucchero, e poi alla Bodeguita del Medio per aggiungerci un mojito, rhum bianco e qualcosa che sa di menta. Insomma ci sono dei passaggi obbligati. Poi ci sono le cubane. Le ragazze della rivoluzione hanno i loro anni, ma ancora il fuoco negli occhi. Alle ragazze di oggi ci puoi parlare, ma non svengono per Hemingway. Questo è un problema.
La cosa originale alla Finca Vigìa è accaduta il giorno in cui, fra un doppio daiquiri e tre mojitos, ci siamo trovati da Ernest che eravamo in tanti. E tutti hanno detto che venivano dai Quarantonove Racconti. Hanno fatto il loro effetto. Nessuno si è presentato e ognuno ha fatto la sua parte.
Il signor Macomber, Francis Macomber, ha sempre la sua aria malinconica di ricco sfondato. Ha portato sua moglie Margot che, ai tempi in cui era una bellezza in America, ha guadagnato sino a cinquemila dollari reclamizzando prodotti per la pelle, e lei, la pelle, ce l'ha magnifica. Francis e Margot, dopo la scena di gelosia di lui a causa del cacciatore di leoni Robert Wilson, non si sono mai rappacificati veramente, anche perché Francis l'aveva chiamata sgualdrina dopo un'assenza sospetta di lei dall'accampamento, in qualche luogo dell'Africa.
C'è Paco, giunto da Madrid. Tutti sanno che voleva fare il torero, ma gli è andata male prima di affrontare un toro vero. Però ha ancora quei suoi capelli neri e ricci, e il sorriso disinvolto di eterno ragazzo. Non s'è ancora convinto che fosse capitato proprio a lui di finire sul coltello di Enrique che fingeva di essere il toro. Stavano facendo una corrida per finta nella sala da pranzo della locanda, e lui, Paco, faceva il torero agitando il grembiule di cameriere, ed Enrique brandiva al rovescio una sedia con due coltelli fissati ai piedi che dovevano rappresentare le corna del toro. Sul coltello Paco ci finì col ventre. Ora dice che non vale perché non era un toro vero.
Jim Gilmore è venuto da Hortons Bay, un posto di olmi del Michigan, e con lui è venuta Liz che è sempre innamorata di Jim. Dick Boulton, che ha una moglie squaw e taglia tronchi col figlio Eddy da qualche parte dell'America, ha ancora una buona cera e l'inseparabile tavoletta di tabacco, di quello che continua a masticare con gusto. Proprio una bella compagnia a Finca Vigìa. Ma Nick e Marjorie continuano a litigare, come hanno fatto sempre. Nick non salta più sui treni. Lo faceva da ragazzo. Dall'Italia è giunta Luz, quella che Ernest amava, ma ognuno andò per la sua strada dopo la prima guerra mondiale. Ora Luz non lavora più all'ospedale di Padova e si è stabilita a Pordenone. Non ha voluto mancare. Dall'Oklahoma è venuto Harold Krebs, ma non ha più voglia di raccontare fantasie di guerra e la storia di quando arrivò sul Reno e si fece fotografare con le ragazze tedesche. Il tempo è passato. Il signore e la signora Elliot non hanno avuto bambini per quanti tentativi abbiano fatto dalla loro prima notte a Boston. Ora lui scrive poesie e lei si è affezionata ai gatti. Peduzzi è sempre un po' ubriaco di marsala. Viene da Cortina ed è eccitato, come al solito.
Tutti sono venuti a vedere la casa di "Papa" e raccontano le loro storie come gliele aveva costruite Ernest. La sera siamo andati nel Vedado lungo la Rampa a guardare le luci dei locali notturni. I coniugi Elliot sono voluti entrare al Tropicana. Hanno cenato all'aperto tra le palme e ascoltato musiche cubane. Il signor Macomber ha fissato un posto all'Estadio Latino Americano per una partita di baseball del giorno dopo. Jim Gilmore e Liz sono andati al Malecòn a guardare le onde lunghe dell'oceano. Con Paco siamo andati a vedere ballare il tango nella sala del Bruzòn. L'orchestra ha poi eseguito un'habanera e, poiché c'era un sacco di gente eccitata, tutti stranieri, ha infilato una serie di rumbe da sballo.
Ernest ci manca molto e Dick Boulton ha detto che, per quanto lo riguarda, non tornerà più a Cuba. Ci sono mille isole nell'arcipelago cubano. Siamo andati in aereo a Cayo Largo che è una scheggia di sabbia bianchissima e il mare è trasparente. Una cameriera dei bungalow, che assomigliava a una fata tropicale col fondoschiena cubano molto tipico, ci ha raccontato d'essere stata sedotta da un italiano ricavandone un po' di soldi e un figlio. Poteva essere una bella serata a Cayo Largo. Lei ha chiesto: "Anche tu sei italiano?". Abbiamo risposto cercando di bluffare: "Un po'". Lei ha capito che non era il caso di fare altre sciocchezze. La storia è finita subito. Abbiamo bevuto l'ultimo daiquiri prima di far ritorno a casa.

