Indice
- Numero 31 - Giugno 2007
- L'editoriale - Rotta sulla Maddalena
- Anacapri: la forza del coraggio
- Il pił grande archivio del mare
- Gli alunni del sole nel mito di Capri
- Caprera, il mio sogno per l'isola dell'eroe dei due mondi
- L'amore perduto del prigioniero di Porto Azzurro
- Cartoline da Porto Venere
- Quando Napoli perse il pino delle cartoline
- Le letture dell'estate
- Un principe a cavallo ideatore del Bagno Elena
- Alessandra Calise racconta Sant'Angelo
- Il combattente di Rio Marina
- Il fotografo che cattura una Capri diversa
- Ritorno a Cetara
- Le settantasei poesia di una Circe napoletana
- Ad Anacapri il festival di piastrelle e canzoni
- Il reporter dell'Isola
Alessandra Calise racconta Sant'Angelo
- di Anna Folli
Il suggestivo borgo ischitano rimase sconosciuto fino al 1930 e solo nel 1948 fu raggiunto dalla strada.
Prima ci si arrivava per mulattiere o in barca da Porto d'Ischia.
La resa dei tedeschi agli americani sul terrazzo dell'albergo.
Appena arrivata, il primo impulso è quello di affacciarmi dal piccolo terrazzo della mia camera, all'hotel Miramare. A sinistra vedo il golfo con la lunga spiaggia dei Maronti. All'orizzonte l'isola di Capri, evanescente tra le nuvole che oggi regalano al cielo una strana iridescenza perlacea.
E poi il mare, dovunque.
Sono a Ischia, finalmente. O meglio.
Sono a Sant'Angelo d'Ischia che, come scoprirò poi, è un'isola nell'isola, magicamente scampata dalla smania del nuovo, dalla furia del cemento e delle automobili bandite dal paese. Un posto di silenzi immobili e di tranquillità. Di scogli e di colline terrazzate ricoperte dalle viti. Di un mare, che a primavera ha l'intensità dello zaffiro, e di improvvisi spazi verdi, dove gli oleandri si mescolano ai fiori dell'ibisco.
L'Hotel Miramare è il luogo migliore per scoprire le tante bellezze di questo borgo di pescatori. È un pezzo della storia di Sant'Angelo, oltre che un'oasi di pace. A raccontarcene la storia è Alessandra Calise, terza generazione di una famiglia che ha mescolato radici isolane e tedesche.
Al primo sguardo, sembra che i radiosi capelli biondi di Alessandra siano l'unica eredità lasciatale da nonna Linda. Nella passione per l'isola d'Ischia e per Sant'Angelo in particolare c'è tutto l'entusiasmo e la solarità di un'anima mediterranea Poi, man mano che descrive il suo lavoro nell'albergo e il suo impegno per soddisfare in ogni dettaglio una clientela che, innamorata del Miramare, ritorna anno dopo anno, esce una meticolosità teutonica.
Il suo racconto ha la magia di una favola a lieto fine. Inizia nel 1930, quando Sant'Angelo era un borgo marinaro sconosciuto. Non esisteva ancora la strada che verrà costruita soltanto nel 1948. Per arrivarci si doveva percorrere una mulattiera che iniziava a Panza, solcando vigneti e rocce di tufo, macchie di ginestre, di erica e corbezzoli. Oppure si arrivava in barca da Ischia Porto. Gli unici viaggiatori che si avventuravano in questo angolo selvaggio dell'isola erano tedeschi, attirati dal sole, dalla luce e dal mare di quello che a loro doveva sembrare un vero paradiso.
Anche Linda Penzel veniva dalla Germania, da Plauen, al confine con la Cecoslovacchia. Era un'importante dirigente del sistema carcerario locale. Un giorno arriva nell'isola d'Ischia, a Barano. Da là vede profilarsi l'isolotto di Sant'Angelo e decide di vedere da vicino il borgo, con le minuscole case a cubo dipinte in bianco, giallo, azzurro e rosa tenue che si addensano tra il mare e le pareti scoscese. Ci arriva con una barca a remi, "Margherita", e a condurla è Alberto Mattera. "Mio nonno era bellissimo - spiega orgogliosa Alessandra - e nonna se ne è innamorata al primo sguardo. In Germania non è più tornata". Linda e Alberto si sposano. E la passione di Linda per il marito si mescola a quella per Sant'Angelo, di cui è diventata la prima imprenditrice. È lei a capire immediatamente le straordinarie possibilità di quel villaggio ancora tutto da scoprire. E decide di utilizzare l'abitazione della famiglia Mattera: una casa semplice, ma in una posizione strepitosa, a picco sul mare.
Nel 1932 quella casa diventa la Pensione Miramare. Il prezzo è di 30 lire al giorno in pensione completa, compreso il viaggio da Ischia Porto con la barca a remi. Allora a Sant'Angelo non esistevano strutture.
Non c'era energia elettrica, una farmacia e nemmeno l'ufficio postale.
Eppure ci arrivano personaggi come Gabriele D'Annunzio, la regina Elena di Savoia e la principessa Maria Josè, Rachele Mussolini, il Cancelliere tedesco Adenauer, l'attrice Elsa Merlini, Luchino Visconti.
Ma gli anni della seconda guerra mondiale sono difficili. I turisti scompaiono e alcuni militari tedeschi, quando scoprono che a Sant'Angelo c'è una loro connazionale, iniziano a frequentare il Miramare.
Con lo sbarco nel 1943 dell'Ottava armata americana e l'arrivo di alcuni ufficiali a Sant'Angelo la situazione rischia di precipitare. Ma ancora una volta è Linda a salvare la situazione e a convincere i tedeschi ad arrendersi pacificamente. Lo storico incontro si svolge proprio sulla terrazza del Miramare, che anche gli americani cominciano a frequentare abitualmente.
E a trarne vantaggio sono tutti gli abitanti del villaggio che ricevono dagli americani pane, burro, cioccolato.
Il Miramare conosce un successo sempre crescente. Si moltiplicano i clienti, attirati da un binomio irresistibile: il calore umano della famiglia Mattera e l'organizzazione teutonica di Linda, che allora era difficile trovare in un albergo del sud Italia. Il Miramare si ingrandisce, ha ormai diciassette camere. Nel 1959 Margherita, l'unica figlia di Linda e Alberto, si sposa con Ferdinando Calise, un giovane veteriario che appartiene a un'importante famiglia ischitana. Sarà lui ad affiancare, e più tardi a sostituire la signora Linda nella gestione dell'albergo che raggiunge i 130 posti letto. Sempre lui, sul versante scosceso della montagna, crea il complesso termale Aphrodite che dal 1989, con una nuova acquisizione, farà parte del Parco Termale Apollon, collegata al Miramare da una suggestiva strada fiorita a strapiombo sul mare, in cui le piante esotiche si mescolano a ibiscus, oleandri e bouganvillee. È un momento d'oro per il Miramare, centro della vita mondana di Sant'Angelo.
Vi si organizzano feste indimenticabili e si moltiplicano gli ospiti famosi: da Angelo Rizzoli a Sofia Loren, da Polanskj a Carla Fracci e Tornatore. Negli ultimi anni i protagonisti della finanza, come Luca di Montezemolo, si accompagnano a quelli della politica: da Romano Prodi ad Angela Merkel.
"Il segreto dell'ospitalità del Miramare rimane lo stesso - spiega Alessandra Calise, che divide la sua vita tra Napoli e Sant'Angelo e dal 1996 è diventata amministratore delegato della società proprietaria dell'albergo - Abbiamo ottenuto un binomio vincente tra fedeltà alla tradizione e capacità di guardare al futuro. Questo albergo, di cui conosco ogni pietra, rappresenta la storia della nostra famiglia e, spero, anche il nostro futuro. Così come Sant'Angelo, dove ho conosciuto mio marito e dove mia figlia adora tornare. Qui ho trascorso i momenti più belli della mia vita".
Non ci sorprende. Nonostante gli inevitabili cambiamenti, questo borgo di pescatori dalle case basse scorticate dal sole è ancora un luogo intimo, che accoglie e fa sentire a casa.
Il suo fascino sta nelle stradine bianche che scendono sinuose verso il mare. Nelle lunghe spiagge, come quella dei Maronti, con le saune naturali e le Terme di Cavascura, dove sono rimaste le vasche scavate nella roccia ai tempi degli antichi romani, mentre nelle celebri Fumarole la gente si diverte a cuocere patate, uova e persino polli nella sabbia rovente.
Il fascino di Sant'Angelo sta nel massiccio scoglio a forma di panettone che si specchia nelle acque tranquille del porticciolo e sembra proteggere l'abitato. Tutti lo chiamano la "Torre", perché fino agli inizi dell'Ottocento ospitava una torre costiera costruita dagli Aragonesi.
Da lontano sembra un'isola, ma in realtà è legato alla terraferma da un istmo sabbioso. "Un tempo era più grande ed era coperto da ulivi e vigneti che davano un ottimo vino", ci racconta Giovanni Iacono, memoria storica e cantore nelle sue poesie delle bellezze del paese. Proprietario da oltre quarant'anni dell'Emporio Azeta, proprio di fronte al porticciolo, è stato consigliere, vicesindaco e sindaco di Serrara Fontana, al quale il Comune di Sant'Angelo è aggregato. I suoi nonni erano proprietari della "Torre", che per metà appartiene ancora alla sua famiglia. "Dove ora c'è questo emporio - spiega - c'erano i magazzini in cui si pigiava l'uva che arrivava dall'isolotto e dalle balze terrazzate sopra Sant'Angelo. L'uva era trasportata dai muli e i barili venivano poi imbarcati per Terracina, Piombino, Viareggio".
Allora Sant'Angelo era un paese di agricoltori e di provetti pescatori, così innamorati del mare che di loro si diceva fossero impastati di alghe e salsedine. Non si parlava ancora di vero turismo. Ci arrivavano pittori, musicisti, letterati come Pablo Neruda. Proprio a Sant'Angelo, nell'estate del 1952, il grande poeta spagnolo compose il suo "El hombre invisibile", e ora una lapide commemora quel momento. "Si viveva sulla piazza, allora - racconta ancora Giovanni Iacono - E tutti chiacchieravano, magari commentando le ultime gesta dei famosi latin lover che negli anni Cinquanta e Sessanta, con l'arrivo delle turiste staniere, compivano imprese spericolate. Le donne, a quei tempi, cucinavano dolci prelibati, come i rococò, una specie di ciambella con nocciole, vaniglia, scorzetta d'arancio e mandarino. Oggi non le prepara più nessuno".
Si sente una nota di malinconiaanche nei ricordi di Carlo Poerio, proprietario e animatore del più celebre locale di Sant'Angelo, "Il pirata", frequentato durante l'estate dai vip che raggiungono l'isola a bordo dei loro splendidi yacht. "Di qui passano tutti, da Montezemolo a De Benedetti, da Caltagirone a Diego Della Valle e Del Vecchio, con il suo aereo privato posteggiato sulla barca. Vengono per gustare le nostre penne alla pirata o le pizzette fritte con le olive e per ballare fino all'alba lungo il molo, accompagnati dalla musica del nostro pianista. E ad agosto nella baia di Sant'Angelo si ancorano addirittura duemila barche in un solo giorno. Troppe per questo angolo sperduto".
Ma Sant'Angelo sa resistere anche a questo sovraffollamento. Meglio comunque venirci nei mesi di primavera e di autunno, quando la calca estiva è lontana e il paese sembra quello di una volta, animato dalle chiacchiere nei due bar della piazzetta: "Il ridente" e "Il Pescatore". E Sant'Angelo ritorna ad essere un'isola di pace e di silenzio, di sole e di solitudine.

