Alla scoperta di Malta

- di Alessandro Robles

Il lavoro paziente dei pescatori. L'occhio di Osiride inciso sulla prua delle barche colorate. La baia di San Julian, Paceville dove non esiste la noia, il viavai di La Valletta con la fontana del tritone nell'ampia piazza circolare, il Forte Sant'Elmo ferito da troppe guerre, i luoghi dei Cavalieri di San Giovanni, il doppio campanile della chiesta di Nostra Signora di Pompei tappe di un itinerario suggestivo percorrendo l'isola tra la Sicilia e l'Africa. Gli esotici autobus dalle scocche riverniciate e la guida a destra. Una edilizia eterogenea, il flusso turistico e il pesce fonte principale di lavoro.

Due uomini annodano le reti appoggiati all'ombra di una barca.
Non si muove aria né mosca nel porto di Marsaxlokk, nome impronunciabile di un villaggio maltese a sud est della sovraffollata isola nel Mediterraneo. È l'intervallo fra un arrivo e una nuova partenza alla fermata dei rozzi automezzi di linea che sputano gasolio bruciato e fanno vibrare le vertebre.
Partono tutti dalla stazione centrale della Valletta, appena all'uscita di via della Repubblica, percorso pedonale della capitale. Sono disposti attorno alla fontana del tritone, nell'ampia piazza a forma circolare. La distesa delle carrozzerie inonda lo slargo di giallo e di arancio. Per cercare la linea serve la cartina, per raggiungere il mezzo, uno slalom fra lamiere, ruote e gambe.
Gli autobus sono l'unico trasporto pubblico, efficiente, economico e poco confortevole. Hanno vecchie scocche riverniciate, l'autista seduto a destra e motori che ruggiscono per strade e stradine. Durante il tragitto, la fermata si può richiedere alzandosi e tirando in precario equilibrio la corda che fa squillare un campanello da bicicletta.

I pescatori annodano altre reti sulla banchina, seminascosti in mezzo alle barche. Hanno lo sguardo fisso sulle proprie mani gli uomini scuri alla luce del mezzogiorno di questa baia naturale.
Il gesto ripetitivo è muto e omologo alla sosta che segue ogni ricerca fra le onde del mare aperto. L'alternarsi del movimento dei polsi pare coincidere con un tempo interiore che conoscono alla perfezione. Le reti distese sono lingue sul cemento e lentamente si allungano fra imbarcazioni dipinte di colori primari saturati dalla luce del sole.
I luzzu di legno osservano ogni spostamento della vita con l'occhio di Osiride inciso sulla prua, nella sua protettiva e acuta lungimiranza. Il simbolo è la riproposizione della decorazione delle navi fenicie. Oggi appare fra le composizioni di giallo, rosso e blu. È l'orientamento del quale da sempre possono beneficiare le famiglie di questa insenatura meridionale dell'isola. L'arcipelago, appena sotto la Sicilia, ha tre terre e di queste la più grande ha due sponde contrarie. Da un lato, l'assembramento insediativo svela miracolosamente nuovi spazi da edificare fra abitazioni, strutture per il divertimento, edifici storici e modernissime progettazioni.

Dall'altro lato, alte scogliere offrono viste incantevoli e hanno rappresentato, negli anni di una lunga storia, la difesa naturale dagli attacchi nemici. A sud, il porto del villaggio si apre verso il nord Africa, verso la Libia. Ma non si ode alcuna eco d'ostilità in questo abbraccio di mare placido. Annodano le reti e con le reti fanno borse da vendere a modico prezzo alle signore straniere, i pescatori di Malta. Scelgono gli abbinamenti fra i nylon che gettano in acqua, per incontrare gusti poco esigenti. Qui, dove il pesce è fonte di lavoro, approdano gli scatti automatici dei viaggiatori, attesi dalle bancarelle di piccoli souvenir. Si possono incrociare le più disparate provenienze grazie ai collegamenti low cost. Un flusso continuo di persone affolla tutte le località, segnalate nelle guide allineate sugli scaffali delle librerie e dei tabaccai, appena arrivati all'aeroporto di Luqa.

Eterogenee come l'edilizia, le presenze turistiche sono risorsa indispensabile per l'economia locale, parte integrante di un mosaico sociale a tessere irregolari. Un incastro che è anche all'origine del linguaggio maltese, idioma semitico che si può scrivere a caratteri latini e che si è formato sull'influenza della vicina Sicilia. Gli oriundi della regione italiana hanno aperto locali qua e là, sanno fare un ottimo cappuccino e guardano i programmi televisivi per tenersi aggiornati sulle vicende del Belpaese. Ma sull'isola, e ufficialmente nel mondo, si comunica in inglese, con il conforto di una presenza chiara della cultura britannica che va dalla guida a sinistra alla cabina telefonica pubblica, nella tradizionale veste rossa che distrae la vista delle piazze monumentali.
I pescatori che annodano le reti hanno barche colorate in ogni porto. Qualcuna si può trovare nelle baie di San Julian. Si scorge seguendo il percorso che costeggia il Mediterraneo e che a tratti scende giù alla spiaggia rocciosa, in una camminata senza meta da gustare all'imbrunire lento dei giorni più caldi. Si gettano passi fra chi corre e chi passeggia, fino a raggiungere le aree di sosta arredate con piante e panchine. Si incontra la facciata di una chiesa in stile pseudogotico tinteggiata dal tramonto. Si avvistano i lussuosi complessi alberghieri che arrivano fino al mare e nel mare sembrano galleggiare come transatlantici. Si va finché se ne ha voglia. Partendo dalla capitale, San Julian segue Sliema e anticipa Paceville, località che rifiuta la noia. La vita è sorseggiata, una vita che pulsa di notte, quando si trasforma in tintinnio di cristalli e musica ritmata.

La Valletta è un centro fisico e sociale, un viavai rapido e ordinato. Ha vie precise e palazzi agghindati da balconi chiusi, logge circoscritte da strutture in legno verniciato. I gallarija e gardjoli riportano i colori decisi dei pescherecci e hanno il cielo riflesso nei vetri. Da quei punti di vista riservati, le donne scrutavano la vita della loro epoca. Ai mercanti è intitolata una strada. Alcuni offrono dolci e pane sotto l'arco all'ingresso storico, altri ti invitano a gran voce per un giro sul carretto trainato da cavalli stanchi. Fin quando il sole si riesce a sopportare, l'antico abitato si percorre in lungo e in largo. Si giunge a Forte Sant'Elmo, che si mostra ferito dalle troppe guerre, dal colpo di grazia inferto dagli italiani alleati della Germania, dove si possono udire gli spari della scuola di polizia.
Le mura sono la dura pelle degli abitati maltesi. Attorno alla capitale si accalcano edifici e persone. In pochi chilometri di costa, la memoria ha strati di pietra. I lembi di terra che assaggiano acqua e sale reggono a fatica il peso di costruzioni prive di confini leggibili. La Valletta coi suoi dintorni, che appare un'unica enorme fortezza a più braccia, è il set di epiche pellicole cinematografiche siglate dalla Malta Film Commission. Si può guardare il porto da numerosi punti che offrono panorami urbani. Uno di questi ha una campana che suona ancora per le settemila vittime della Seconda Guerra Mondiale. Guardando verso l'altra sponda, emergono ben visibili le tre città. Tra Senglea e l'antica Birgu c'è Cospicua. Sono i luoghi scelti dai Cavalieri di San Giovanni sopraggiunti da Rodi, l'emblema della resistenza al Grande Assedio che il 1565 i Turchi Ottomani sferzarono all'isola con i loro alleati. Quegli insediamenti fragili furono la salvezza dei cristiani che riuscirono a controbattere i colpi di agguerriti invasori finché un rinforzo giunto dalla Sicilia si unì a loro. I Turchi furono respinti. Birgu diventò Vittoriosa.

I pescatori di Malta che annodano le reti sono custodi di un rito e dell'identità di un popolo, attori in un quadro esposto a sguardi ormai fugaci. Il loro villaggio più celebrato è adagiato su un'insenatura, agevole approdo per chi è giunto da lontano, compreso Napoleone. Il porto nasconde i frastuoni della storia sotto i teloni azzurri. I locali accolgono orde di visitatori con menu di pesce. Nella cortina di case basse s'innesta il doppio campanile della chiesa di Nostra Signora di Pompei che reca in sommità la statua della Madonna a benedire chi va per mare.
Le architetture religiose sono una presenza imponente, un monito costante. Facciate nude di pietra locale celano interni riccamente decorati secondo le tecniche più applicate del Barocco. Lo stile secentesco ha affondato le ragioni della sua esistenza in una terra controversa. La co-cattedrale di San Giovanni a La Valletta fu adornata dai Gran Maestri e dai doni dei Cavalieri ammessi all'Ordine. Ma il tempio cristiano è soprattutto noto per le scene dipinte dal Caravaggio che approdò in queste sponde per sfuggire a una condanna.

La facciata della maestosa chiesa di San Paolo, nell'entroterra, ha invece tre portali. Le mura furono edificate sulla grotta dove il Santo apostolo predicò, sbarcato lì dopo un naufragio. Era un anfratto fuori dalla urbe romana di Melita che successivamente gli arabi divisero in due: Mdina è stata capitale fino all'arrivo dei Cavalieri che preferirono la costa, Rabat è il sobborgo.
La città vecchia è nella zona più alta dell'isola principale, da lì è possibile scrutare quasi tutto il fitto insediamento a ridosso del mare.
Ha un impianto urbano circoscritto e ben leggibile che a sua volta s'eleva con un'altra architettura dedicata a San Paolo, la cattedrale. Assomiglia a certi nostri borghi medievali, assomiglia a Vittoria, unica vera realtà urbana di Gozo, seconda terra abitata che, assieme alla minuscola Comino, completa le terre che la Repubblica di Malta governa in pieno Mar Mediterraneo.
A Marsaxlokk, nome composto dall'arabo marsa, che significa "porto", e dal maltese xlokk, che significa "scirocco", i pescatori annodano le reti.
Il gesto arcaico di un'arte gremita di sacrifici e speranze segna il corso indifferente del tempo svelando il fascino di un'attesa, il ritmo della necessità in un sito al centro del mondo che la storia ha preservato dalle tenebre della mente umana e avvolto in un trasparente velo di silenzio.