Indice
- Numero 53 - Luglio 2010
- L'Editoriale - Vacanze Ischitane
- La ragazza dell'estate
- Giuseppe Prezzolini cittadino vietrese
- I colori di Lisbona
- Una storia luminosa
- Quel grande marinaio impiccato da Nelson
- Mariella Nava la regina del Premio Lauzi
- Il pendolare dell’Antartide
- Pesaola: tattica, gol e sigarette
- Itinerario siriano
- La corsa sul mare del Comandante Morace
- Da Viareggio alla Martinica
- Andare per ristoranti sotto la luna di Capri
- La vertigine di Mesola
- Il cuore a pedali
- Il reporter dell'Isola
Andare per ristoranti sotto la luna di Capri
- di Lia Giovanelli
Il mitico panorama di Marina Grande, la passeggiata per via Camerelle, Punta Tragara.
Una balconata con gli infissi di alluminio. Ma arriva l'oste e tutto diventa gradevole.
L'ordinazione fulminante di una focaccia.
Succede sempre, a circa metà della vacanza succede sempre. Non so perché, ma sono convinta che succede perché stiamo troppo bene, e siccome tutti quanti abbiamo imparato a nostre spese che non è cosa buona fidarsi della gioia troppo a lungo, sentiamo la necessità di un inciampo, qualunque sia, anche solo un piccolo disappunto, una punturina di spillo a rovinare una superficie altrimenti perfettamente liscia. Probabilmente dovrei accorgermene da qualche segnale premonitore, una osservazione sul mare per esempio "... ieri mi sembrava più pulito", ma dove, se non c'è neanche una alghina vagante. O un rilievo sul vicino che alza la voce di un tono (solo uno) mentre si stende al sole sugli scogli di fronte ai Faraglioni. Dai, non siamo in chiesa.
Non me ne accorgo invece, o fingo, e mentre la giornata scorre i segnali aumentano e mi circondano, e il cerchio si fa sempre più stretto, e il bersaglio sono io. Che fare?
Divagazioni varie ... ogni volta che penso o che dico "che fare" mi ricordo uno dei più importanti scritti di Lenin, a vent'anni l'ho anche letto, e so che il titolo è copiato da un altro celebre ("celebre" per chi?) romanzo russo, scritto mezzo secolo prima da tale Cemvsevskij (anche questo letto a vent'anni) e per me, ora come allora, molto più interessante. Il povero scrittore stava rinchiuso nella fortezza di San Pietroburgo per i suoi scritti sovversivi (così ha imparato ad opporsi all'idealismo), e questo libro, che ricordo analizzava il rapporto uomodonna come rapporto base della società, attraverso cui approfondire tutti i problemi, sicuramente non pochi, dell'epoca, mi era parso molto più interessante, e anche applicabile, delle strategie del partito rivoluzionario del proletariato. Fine delle divagazioni .... forse interessa la storia di Cemvsevskij, la sua prigionia, le copie clandestine del libro che giravano tra i giovani russi alla fine dell'800, magari potremmo parlare un po' dell'idealismo, no ... mi pare di capire che è meglio di no. Faccio una doccia mentre scegliamo il ristorante per la sera e scure nubi si addensano sulle mie prossime ore.
Ci siamo: dove andiamo a cena. Non me la cavo con un "decidi tu". Con le ultime forze recuperate dopo la doccia, propongo un posto che mi piace, già sapendo che verrà, nell'ordine, non identificato (ah, si, forse ho capito quale dici), sottovalutato (ma davvero vuoi andare lì?), criticato (non mi ricordo come abbiamo mangiato l'ultima volta), bocciato prima e poi accettato con accondiscendenza e oggetto di una telefonata che, temo, andrà a vuoto perché bisogna sempre prenotare per tempo.
Magia, c'è posto, ma non è il posto che vuoi tu, il mitico affaccio su Marina Grande. Il tavolo non è proprio in balconata, ma c'è, esiste, ed è disponibile perfino all'ora che vogliamo noi. Dai, non dispiacerti, pensa che in altri anni non avremmo trovato posto, c'è la crisi ... forse ... ma gli americani ci sono sempre, e comunque la cena è a posto e in un bel posto, ma non il nostro clima che continua ad essere rancoroso. Speriamo nella passeggiata precena, ma pare ci sia poco da stare allegri.
Cerco di essere pronta in fretta e, come sempre in vacanza, mano nella mano, ci muoviamo da Punta Tragara verso il ristorante.
Istintivamente dopo la discesina che immette in via Camerelle il mio passo rallenta, cominciano i negozi e per me questo window shopping è sempre bello.
I negozi aumentano e il mio passo rallenta, rallenta, e mentre passiamo davanti alla amata libreria e altro, mi accorgo che la tua mano non tira troppo per accelerare, bene, allora non sei così teso, allora non siamo in due libri diversi (grazie libreria per la metafora), siamo ancora nello stesso libro, magari solo in due capitoli diversi e tocca a me fare in modo di tornare entrambi nella stessa pagina.
Non ho voglia di darti ragione, detesto darti ragione, ma il fine giustifica i mezzi e allora torno sull'ultimo argomento tuo oggetto di critica e... ma si, hai ragione su questi cavoli di ristoranti dove non si riesce mai a prenotare il posto che vuoi perché ci sta già seduto qualcun altro. Ma pensaci però ..."balconata". Ma come si permettono di chiamare balconata un brutto vecchio e per niente elegante grande infisso in alluminio. Hai proprio ragione, siamo obbligati pure ad essere contenti di aver trovato posto. E per fortuna il posto non è tanto luminoso altrimenti chissà quante altre magagne noteremmo (come per esempio, penso ma non dico, una ammaliante luna caprese che non manca mai, e che ci fa tornane ogni anno alla ricerca di ristoranti da criticare). E poi azzardo un "tesoro mio" che viene tacitamente accolto. Venti passi prima del ristorante c'è uno tra i più bei belvedere dell'isola, e se vogliamo fermaci un attimo a guardare Marina Grande, il golfo, il mare e la luna, possiamo farlo sempre, come ogni altro turista.
E comunque hai ragione tu su questi ristoranti, hai davvero ragione. Ma sai, sono su tutte le guide del mondo come locali tipici, e poi non lavorano certo tutto l'anno e poi ... comunque siamo arrivati e il nostro tavolo non è distante dalla finestra (pardon, balconata) più di un paio di metri. Naturalmente al posto d'onore, un tavolino microscopico vicino al brutto infisso di alluminio, c'è la solita coppia di americani che prenotano il tavolo prima di partire dal New Jersey, da Baltimora, da Denver, da Chicago... Ti è passata un po' vero?
Ti spio mentre il padrone ci accoglie sorridendo e ci guida, con un tono anche un po' cerimonioso che non guasta mai, al nostro tavolo.
Neppure il tempo di sederci e di aprire il menù che, sovrastando ogni altro rumoroso chiacchiericcio, a voce alta ordina alla cucina:
"Gaetanì, subito na focaccia 'ncoppa 'o 33".
Ecco di cosa c'era bisogno, di una focaccia sottile e croccante al rosmarino che, con un bicchiere di vino bianco già tra le nostre mani e un piatto di acciughe, ci riconcili con il mondo.
Adesso siamo tornati davvero nello stesso libro, nella stessa pagina e nella stessa riga che, questa sera, è scritta in napoletano e profuma di rosmarino.

