Avanti Savoia

- di Roberto Bianco

Dal giorno della sua fondazione, il 15 aprile 1893, il Circolo biancoblu del Borgo Marinari ha scalato i vertici dei successi sportivi e mondani. Dall'antro di un fabbro ferraio alla splendida sede attuale. Il "Caprice", una barca da leggenda nel Novecento.
Le prime regate femminili di canottaggio.
Remi e vela, l'attività primaria.

La ricostruzione dopo la bomba del 1943 che distrusse il club. La rivoluzione
nel bridge di Eugenio Chiaradia.
Le manifestazioni europee e mondiali organizzate nel golfo. Da dieci anni alla presidenza, Giuseppe Dalla Vecchia ne ha fatto il Circolo di più intensa attività e di grande prestigio a Napoli.

Scapparono in dodici dal Circolo Italia, al Borgo Marinari, e fecero pochi passi per raggiungere il vicino antro con fornace di un fabbro ferraio e qui fondarono il nuovo Circolo di canottaggio, presidente il cavaliere Michele Avallone, nel porticciolo di Santa Lucia. Così nacque il Circolo Sebetia il 15 aprile 1893 con lo scopo preciso di sfidare ai remi gli amici del Circolo abbandonato.
Quelli che furono definiti i "dissenzienti" del club dal quale erano fuggiti puntarono subito in alto per eguagliare il prestigio del Circolo Italia e il 10 novembre 1895 andarono oltre: cambiarono la denominazione sociale in Canottieri Savoia scegliendo il bianco e il blu come colori. Il ministero della Real Casa dette il beneplacito alla nuova denominazione e Vittorio Emanuele III accettò la presidenza onoraria del Circolo.
Il re ricevette in udienza privata il Consiglio di presidenza del Savoia, si informò sul numero dei soci, sulle imbarcazioni a vela e a remi del club, sui locali del sodalizio e conversò per venti minuti con gli uomini del mare venuti da Napoli apprezzando l'elegante divisa del Circolo: giacca blu a due petti con quattro bottoni dorati e due sulle maniche, calzoni lunghi blu e bianchi, scarpe di vernice.
Dal vecchio Circolo, i "dissenzienti" portarono via il "Nautilus", un quattro jole a sedile fisso e cominciarono gli allenamenti. I canottieri del Savoia si presentarono sui campi di regata in maglia a fasce bianche e nere, calzoncini neri con tre bottoni dorati, scarpini di bulgara e berretto. Gente audace e di iniziativa fece del Circolo un club sportivo e mondano di prim'ordine. Canottaggio, vela, scherma, pattinaggio, balli, ricevimenti, gite, eventi culturali, concerti arricchirono il calendario del club, mentre una sede adeguata ne segnò la definitiva affermazione sovrapponendosi al vano iniziale del fabbro ferraio.
Una flotta velica invidiabile fu il primo, grande patrimonio del Circolo Savoia. Tra gli yacht più prestigiosi furono il "Fern" di Eduardo Anatra, il "Nike II" del marchese Caracciolo di Castelluccio, lo "Charming" del barone Giunti, il "Nives" dei principi di Fondi, il "Nghiastella" del giornalista Eduardo Scarfoglio, fondatore e direttore de "Il Mattino", e, soprattutto, il "Caprice" di Emilio Anatra, yachtman e pianista d'eccezione. Il "Caprice" fu la barca di vittorie memorabili nelle regate di Nizza, Cannes, Montecarlo e Sanremo.
Il 7 maggio 1905 una grande festa inaugurò una più ampia e magnifica sede del Circolo. Comprendeva vasti locali per le imbarcazioni da passeggio, da istruzione e da regata, uno spogliatoio provvisto di ogni comfort, una sala per la scherma, una sala di lettura e una di biliardo, un grande salone in stile impero, bianco e oro, che ospitava sia le gare di pattinaggio che le serate dei balli vivacizzate dalla baronessa Cottrau, dalla marchesa d'Ippolito Diotajuti, dalla baronessa Federici di Francia, dalla contessa Capialbi cui facevano corona il principe di Sirignano, il barone Compagna, il conte Marulli di San Cesario, il duca Dusmet de Smours, il principe Durazzano Nunziante.
Le donne del Circolo Savoia non ravvivano solo le serate mondane, ma si distinsero nelle gare sportive. La baronessa Enrica Cottrau organizzò le prime regate femminili. Era il 3 settembre 1905. Le vogatrici Sofia e Albina Cottrau, Rosa Angeli, Clary Goley, Pierina e Pina Zanzara sulle jole a due con timoniere affrontarono con coraggio il mare mosso su un percorso di seicento metri davanti Castel dell'Ovo.
La vita mondana del Savoia fu un vanto dell'intera città Ricevimenti memorabili accolsero gli ufficiali della regia nave inglese "Formidabile", l'equipaggio della nave svedese "Dristigheten", la squadra navale russa. Intanto, la flotta del Savoia si arricchiva di uno yacht a vapore, "Adriana", di 322 tonnellate, armato a goletta e acquistato a Glasgow dal socio Pasquale Conforti.
Il canottaggio si esaltava nell'attesa sfida annuale tra il Capo di Posillipo e Palazzo Donn'Anna sui duemila metri della Coppa Lysistrata, gara riservata ai canottieri debuttanti dei Circoli napoletani sulle jole di mare a otto vogatori e timonieri.
A metà degli anni Venti, l'avvocato Eduardo Pepe diede al Circolo Savoia una svolta importante con l'acquisizione dei locali e una grandiosa ristrutturazione della sede. L'acquisto dei locali per 416mila lire impose una raccolta straordinaria di fondi tra i 21 soci fondatori e l'aumento di cinque lire della quota mensile di iscrizione. La copertura "a cristalli e ferro" della veranda, l'allargamento della cucina, la realizzazione di un'elegante sala da pranzo furono i lavori successivi. Personaggi illustri frequentavano il Circolo, da Vincenzo Gemito all'attrice Francesca Bertini, da Umberto di Savoia al gerarca Achille Starace.
Il 4 agosto 1943, nel giorno più duro dei bombardamenti che colpirono Napoli, una bomba centrò il Circolo. La ripresa fu faticosa, mentre il presidente Luigi De Monte riuscì ad evitare la requisizione della sede da parte degli americani. Anzi, gli ufficiali americani ammessi a frequentare il club ne sostennero la ricostruzione versando alte tasse al gioco delle carte.
Nel 1947, il Circolo Savoia potè vantare una flotta di tutto riguardo, segno dell'impegno tenace e appassionato dei soci nell'opera di ricostruzione e rilancio. Fu un autentico miracolo quando il Circolo schierò nel porticciolo di Santa Lucia il glorioso sei metri "Capelle", quattro imbarcazioni della classe Star, due Lightining, due Dinghy e "Artica", la barca di 12 tonnellate che era appartenuta al duca degli Abruzzi. Riprese anche la vita mondana con un concorso di bellezza e l'elezione della "Regina del mare" che vide la partecipazione di Sofia Loren e il successo della bellissima Jole La Stella. Un socio poco più che trentenne, Eugenio Chiaradia, capovolse le regole del bridge e la squadra del Savoia vinse i Campionati europei del 1951.
La rinascita fu rafforzata dall'organizzazione nel golfo dei Campionati europei e mondiali della classe Star negli anni 1953 e 1956 vinti da Tino Straulino e Nico Rode, l'irresistbile tandem della Marina militare italiana. Il Savoia acquistò barche memorabili, tra cui la Star "Merope I" con a bordo Neri Stella e Nino Cosentino e il Dragone "Venilia" sul quale gareggiavano Siciliano e De Stefano, protagonisti di numerosi successi. Le Olimpiadi della Vela del 1960, assegnate a Napoli, videro il Circolo Savoia alla ribalta nell'organizzazione di serate indimenticabili con la partecipazione di re, regine e di Costantino di Grecia che fu tra i vincitori dei Giochi.
Nel 1993 il Savoia ha celebrato con una serie di grandiose manifestazioni i cento anni di vita. E la storia continua sotto la spinta d'entusiasmo, impegno e sacrifici del presidente Giuseppe Dalla Vecchia, l'uomo di mare, velista e canottiere, che da oltre dieci anni guida il Reale Yacht Club Canottieri Savoia innalzandolo al lustro definitivo. Ai successi sportivi del club si affiancano eventi sociali che fanno del Savoia il centro prestigioso della più bella attività culturale e mondana di Napoli.
(Nel numero precedente: il Circolo Italia)

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