Indice
- Numero 41 - Dicembre 2008
- L'Editoriale - Uomini e cani
- Tempi duri per Babbo Natale
- Il pittore austriaco che amò due isole
- La casa dal nome esotico di Lamberti Sorrentino a Capri
- Bruno Lauzi nel cuore degli Anacapresi
- Il navigatore solitario e la voce di Radio Horn
- Hemingway e il mare
- Blidö, fascino e silenzio nell'arcipelago di Stoccolma
- Capraia, la perla della Toscana
- Diario dal gran mare di sabbia
- Miss Martha Gun bagnina a Brighton
- L'estate al Giglio tra musiche e libri
- Bluduemila, amici del mare in soccorso agli sport olimpici
- La campionessa di Riva Fiorita
- Le nove Olimpiadi del gentiluomo della vela
- L'attesa del clown che scrive storie
- Babbo Natale che viene dal mare
- Il reporter dell'Isola
Babbo Natale che viene dal mare
- di Mariella Scotto
L'emozionata attesa di una bambina a Procida, figlia di pescatori. Il misterioso vecchio dei doni non vola e non pilota slitte, ma appare su una barca al largo dell'isola. Sulla coperta del naviglio, una bicicletta, un pupazzo, pacchi e scatole luccicanti.
Storia di una notte magica.
Ora vi racconterò una storia che, sì, insomma è difficile da credere. Direte: ecco, la solita storia sulla notte dei regali. E invece è una cosa seria. E' la storia vera di Babbo Natale che viene dal mare.
Isola di Procida, 1970. Marinella ha più o meno dieci anni e non ha mai visto Babbo Natale. Anche quest'anno ha chiesto i suoi regali, però ha un dubbio in testa, un pensiero molesto. Il sospetto di un qualche intrigo non l'ha più lasciata in pace nell'attesa meravigliosa dacché era stata svegliata, l'ultimo Natale, da un trambusto notturno insolito per la pace di una casa addormentata. Incuriosita, aveva scoperto, spiando dalla fessura della porta, suo padre caduto a gambe all'aria dalla scala a pioli mentre tentava palesemente l'arrampicata al terrazzino.
Aveva pensato, la bambina: "Che strana occupazione giusto la notte di Natale". La talcosa dava adito a congetture, s'intende, però lei non aveva indagato eccessivamente, ancora troppo spaventata da quel grande mistero custodito tra i segreti della sua piccola casa sul mare, nel cuore antico del borgo dei pescatori. E suo padre pescatore era. Proprietario, insieme ai fratelli, di una paranza d'alto mare che spariva all'orizzonte ogni giorno, dal pomeriggio fino all'alba, per la pesca del pesce azzurro. Ritornava alle prime luci dell'aurora, nel villaggio scosceso fra rocca e mare, verso case colorate, poste una sull'altra, tinte di calce gialla, rosa, bianca, tutte diverse nei giochi di sfumatura, perché ogni marinaio potesse riconoscere la sua, anche da mezzo al mare, anche da lontano. Entrava, la barca, avanzando lenta nello specchio incantato dai primi raggi. Si ritirava in porto, dopo la pesca e il mercato sulla terraferma, sgombra come quando era partita, solo con qualche cestella di alici e il corteo dei gabbiani che con maestà si lasciava scivolare alle spalle. Come il velo di una sposa.
Marinella tutto questo non lo poteva sapere ché certamente non s'era mai trovata ad attendere il ritorno di suo padre di primo mattino. Ma quante volte nei pomeriggi prossimi al tramonto, si era recata alla partenza, insieme ai compagni suoi, a giocare e correre sulla banchina, fra le reti a mucchi e i gatti stiracchiati sulle pietre calde di sole... La notte di cui parliamo, è la notte di Natale e spira lo scirocco. I suoi fratelli, quattro (più grandi o più piccoli di lei), non le somigliano per arguzia e dormono. Marinella, invece, è sgattaiolata silenziosamente fuori e fissa in cielo.
Sbucherà da qualche parte il Mago dei Regali! Non fa freddo e non c'è neve, certamente. L'unica cosa che fiocca è la brina del sale di mare a imperlare ogni cosa e ogni cosa si punteggia di luci sotto la luna gialla che a guardarla bene nel fondo, è anche verde e anche azzurra. È la notte della Vigilia, ma i pescatori sono usciti lo stesso. Tutto ciò appare strano perché, di solito, per la nascita di Nostro Signore Domine Iddio, tutti, anche i nomadi marinai rimangono in oziosa preghiera nelle proprie case.
Marinella scruta nella foschia della notte umida e salmastra che confonde i contorni e tutto rende nebuloso. Avverte il rumore quando è ancora lontano, forse anche prima del suono stesso, come una bestia, come un gatto. È il frastuono di macchine e turbìne che affiora... ma attutito dall'abisso dei fondali di verderame. Misteriosa, come planata dal cielo, appare la prua di un legno: larga come il becco di una brocca, avvolta da veli d'ombre; s'intravedono, nel cuore di quella visione, sagome scure andare e tornare da un lato all'altro, al modo di figurine da carillon. Quando è più vicina la barca, la bambina ne distingue una in particolare: goffa, questa, per un grosso cappotto che l'avvolge e il cappello a cappuccio, eppure fiera, l'unica immobile come una polena. Sembra un comandante e lascia fare ai marinai. Dall'affaccio del balcone Marinella in punta di piedi si sporge e s'allunga, più si trova immersa nell'oscurità pure riesce a scorgere qualcosa che si fa nitido man mano. Sulla coperta del naviglio, tra cassette scure impilate una sull'altra, s'intravede il profilo di una bicicletta appoggiata alla murata. Poi una tavolina rettangolare circondata da sponde e da stecche di legno, in vista, così, senza imballo, e ancora: una scatola lunga, di carta pressata, aperta davanti a mostra di un pupazzo, anzi due, ché un'altra ve n'è dietro. Uno sull'altro, diversi pacchi, tutti vicini, altre scatole dorate e incartate che luccicano come specchietti.
A quel punto tutto appare chiaro:
è la sorpresa, i doni che stanno aspettando. Lei, sveglia sul balcone, e anche gli altri, i suoi fratelli, nel tepore senza sospetti del loro letto! È stanca d'un tratto, e adesso ha freddo, Marinella, o è la magia di quella notte che le dà l'abbaglio. Che fortuna è questa, ripete la sua mente. La sua veglia è stata ricompensata per non essersi arresa al sonno, quest'anno. L'ha visto, sì, Babbo Natale, che non vola e non pilota slitte. Ha un cappello di lana calato fin sugli occhi, è alla guida di un vascello pieno di doni e sbuca dalla misteriosa notte blu delle lontananze del mare.

