Indice
- Numero 14 - Marzo 2005
- L'Editoriale - Sotto il segno dei pesci
- Le isole dei bambini
- Le 12 sindromi capresi
- Le serate del barone Krupp nella trattoria di Costantina
- Quell'angelo biondo della Colombaia che divenne demonio
- Da Mergellina a Mykonos su un sloop di 9 metri
- Piccola Roccia che va per mare
- Diario di bordo veleggiando tra Ischia, Ponza e Ventotene
- La leggenda di Alessandro
- Quando l'isola diventa una spugna
- Ho visto un Re
- Il gossip inventato della Regina Giovanna nuda nel mare di Sorrento
- L'architetto che porta al mare della Versilia
- Fuga nella prigione di Napoleone fra cielo e mare
- Il viaggio dell'italiano che scoprì un affluente del Rio delle Amazzoni
- C'è un'isola in fondo al viale che aspetta il ritorno di Eleonora
- La donna di Panarea coi capelli corvini
- Il pittore che vuole fuggire da Capri
- Ilde Naro
- Quando a Capri si andava in vaporetto
- Castellammare al tempo della dolce vita
- Il reporter dell'Isola
C'è un'isola in fondo al viale che aspetta il ritorno di Eleonora
- di Maurizio Carosone
"L'Isola" è il nome della casetta di legno e muratura del contadino Giuseppe al Vomero.
Vecchi oggetti di gusto ne arricchiscono l'interno: il tavolo di ferro lavorato, una chaise longue, le poltroncine in noce, il telefono di bachelite nera, una radio antica.
Squilla il telefono, nessuno parla. Giuseppe sa che è Eleonora e, nella cornetta muta, racconta la sua vita senza di lei.
La storia della moglie che un giorno è andata via per non danneggiare Giuseppe con la sua attività di militante estrema.
A Napoli, nella zona collinare, a valle della Funicolare centrale, immerso tra splendidi palazzi dei primi del Novecento, c'è un viale alberato. Si intravede dall'esterno dell'edificio della funicolare ed è lungo e stretto.
Dopo un po' di anni, d'autunno, ho ripercorso insieme a Giuseppe il viale che è una sorta di cordone ombelicale tra la sua graziosa dimora e il mondo esterno. I basoli di pietra lavica disconnessi misero a dura prova le ruote della piccola utilitaria di Giuseppe. I maestosi platani erano spogli e un letto di larghe foglie dorate ricopriva il viale. Di tanto in tanto, un timido raggio di sole illuminava gli alberi di limoni coi loro pallidi frutti.
Giuseppe ha 49 anni, una sola donna nella vita, Eleonora, un rapporto malandato con i genitori, nessun fratello e la pesante eredità di contadino con tre ettari di terreno da curare e un agrumeto florido, l'unica cosa dalla quale trae motivi di soddisfazione. Alto, magro, il viso allungato, naso pronunciato, ha due perle corvine al posto degli occhi, profondi e lucidi, che guardano il mondo cogliendo sempre aspetti inconsueti, fiabeschi, colorati, sempre vivaci che lo portano lontano, in un mondo solo suo, naufrago e dimenticato su un'isola deserta di cui abbiamo sempre sentito parlare.
L'isola di Giuseppe esiste. Ed è la casetta in fondo al viale che, al suo arrivo, si illumina della sua gioia di vivere. Giuseppe riversa spensieratezza, affetto e cura in tutte le vicende quotidiane. L'esterno è quello di una baracca, un misto di legno e muratura, con una porta in ferro affiancata ad un largo finestrone che guarda la campagna. Sopra al martellino in ottone, che fa da campanello, una piastra in ceramica con sopra, decorato, un lembo di terra in mezzo al mare e poi il nome della casa: "l'Isola".
Entrando, tutto è molto curato, ogni cosa è al suo posto. C'è una piccola cucina in muratura, rivestita con lastre in ceramica dove fa bella mostra una serie di piatti decorati, pronti ad essere usati. Il tavolo ha una struttura in ferro lavorato, con sopra quattro tavole di ponte maschiate, ancorate alla struttura con dei chiodi antichi forgiati a mano.
Sulla sinistra, una chaise longue dei primi del '900, rivestita con una seta azzurra damascata di San Leucio, e due poltroncine in noce nazionale finemente intarsiate, foderate con la stessa stoffa. Poi, tanti oggetti opportunamente collocati che ricordano un momento, una circostanza, un viso. Non c'è la televisione.
L'unico rapporto che Giuseppe ha con il mondo esterno è un telefono in bachelite nero. Attrae l'attenzione del visitatore una radio antica in radica con due manopole disposte simmetricamente sui lati della cassa, il display in vetro opalino gremito di linee e numeri, la parte superiore rifinita in paglia di Vienna colore oro.
Sul cassettone nella stanza da letto è appoggiata una splendida foto di Eleonora, scattata quella domenica di maggio sul belvedere di San Martino con il Vesuvio alle spalle dello splendido volto della donna, l'unica che Giuseppe abbia amato. Nell'armadio sono rimasti i suoi vestiti e le sue scarpe che Giuseppe conservato gelosamente. Fu lei a decidere che la loro piccola casa si sarebbe chiamata "l'Isola".
Eleonora andò via una mattina e non è più tornata. Non è fuggita. Si è allontanata senza lasciare tracce. Successe quando si rese conto che la sua attività avrebbe prima o poi coinvolto Giuseppe.
La sera prima della sua scomparsa, Eleonora era stata fermata dalla polizia fuori agli stabilimenti della Alfa Sud, intenta a distribuire volantini di un gruppo sovversivo napoletano a quei tempi in attività a Napoli. Fu portata in Questura e li fu tenuta una notte intera prima di subire un estenuante interrogatorio.
Solo dopo qualche tempo, Giuseppe capì i motivi della scomparsa di Eleonora attraverso un amico comune. Aveva notato che, di tanto in tanto, Eleonora si assentava con la mente e spesso mancava da casa per qualche giorno. Giuseppe non dubitò mai della sincerità e della forza del loro rapporto e attribuiva questi atteggiamenti allo spirito libero di Eleonora. Non voleva assolutamente crearle problemi, anche se spesso la gelosia lo prendeva.
Sono ormai passati diversi anni da quando Eleonora è andata via. La vita di Giuseppe non è cambiata, tutto come prima, uguale, la solita vita. Di tanto in tanto gli arriva una telefonata. Dall'altro capo del filo, nessuna voce. Lui sa che è Eleonora.
Nonostante il silenzio nel telefono, Giuseppe le racconta il suo quotidiano, non trascurando alcun particolare. Le racconta della loro piccola "isola", dei miglioramenti che ha apportato, di qualche cambiamento, dei frequenti aggiusti, e poi le chiede di tornare, presto però, perché il tempo passa, e lui non sa quanto tempo ancora la loro piccola isola possa resistere senza di lei.

