Indice
- Numero 52 - Giugno 2010
- L'Editoriale - Il mese dei poeti
- Mare nostrum
- L'uomo che creò il pennacchio del Vesuvio
- La regina delle Eolie
- Quella torre di Positano cenacolo di spiriti eletti
- Napoli nata da un'isola
- Marcello Veneziani, un viaggiatore al Sud
- Il lungo viaggio di mio nonno da un oceano all'altro
- Le passioni segrete di Corrado Ferlaino
- C'è una gallina in mezzo al mare
- Il fantastico reportage di Simenon dalla Tunisia
- Quando Dino andava alla guerra
- L'uomo di Setubal
- Il porto invisibile
- Il mistero delle Sirene
- La Costiera incantata
- La donna della Scala Fenicia
- Il reporter dell'Isola
C'è una gallina in mezzo al mare
- di Jean Globtrotter
L'incredibile scoglio alto 176 metri davanti alla baia di Hienghène, in Nuova Caledonia, raffigura esattamente l'animale da cortile con tanto di cresta. Un paradiso nel Sud Pacifico lontano trenta ore di volo.
Mi ci sono volute trenta ore di volo per tirarmi fuori dal mondo ed essere su questa lingua di terra dell'Oceania che è la Nuova Caledonia, un'isola lunga 500 chilometri, un po' più corta dell'Italia, e larga una cinquantina, nell'immensità del Sud Pacifico, a est dell'Australia, con arcipelago annesso, le isole Loyauté, più un'altra piccola isola a sud, l'Isola dei Pini. Duecento e più anni dopo il signor James Cook, irrequieto navigatore britannico che pare sia stato il primo a scoprirne l'esistenza, sono nella baia di Hienghène che mi è stata fortemente raccomandata perché potessi goderne la sabbia, il mare e le mirabilie delle rocce di calcare nero che sorgono dall'acqua, che è naturalmente un'acqua bianca e turchese.
Accarezzato dall'aliseo, navigo su una piroga per guardare da vicino questa grandiosa gallina, la poule, in mezzo al mare, con la cresta e il portamento di ogni gallina, ma questa è proprio enorme, è una gallina alta 176 metri, ed è la roccia più alta e singolare di tutte le rocce marine della Nuova Caledonia. Una gallina! Qui ci sono rocce di ogni sembianze. C'è la roccia che somiglia alla facciata di Notre Dame ed è alta sessanta metri. E poi c'è la Rocher du Sphinks, alta 150 metri, che è ovviamente la roccia a forma di sfinge. E tutte queste sculture marine l'hanno fatte il vento e il mare plasmando, rosicchiando, bucando, grattando, scalpellando in qualche modo il calcare, artisti tenaci di grande forza e, devo ammettere, di una certa inventiva.
Ora non mi chiedo se è nato prima l'uovo o la gallina, ma se la gallina che sta sul mare della Nuova Caledonia, davanti alla baia di Hienghène, sia nata prima della gallina stessa che pare risalga all'Arca di Noè. Nessuno dà precisi ragguagli. Resta perciò un mistero se la gallina di roccia della Nuova Caledonia abbia preceduto quella da carne e da brodo, oppure il mare e il vento del Pacifico del Sud abbiano fatto una copia immobile e mirabile dell'animale da cortile. Insomma, chi ha copiato chi? Ho visto scogli straordinari in ogni parte del mondo e in Thailandia ne ho visti due molto fotogenici. Il Khao Tapu è un monolite alto venti metri che si erge dal mare, direi anzi che si conficca nel mare perché la punta che sta nell'acqua è più sottile della cima. E' proprio come un grande chiodo conficcato nel mare. Il Ko Panyi è come un grande fallo di roccia e arbusti che si eleva davanti a un villaggio su palafitte di pescatori musulmani. Sono scogli memorabili. Non meno di quello che, davanti a Filicudi, è chiamato La Canna, alto più di settanta metri e pare sia la casa di una lucertola molto speciale. Un impenitente amico viaggiatore mi ha fatto recapitare la foto di due scogli dell'arcipelago pernabucano, a trecento chilometri dalla costa del Brasile, e sono i Dois Irmaos, i due fratelli, ma sembrano piuttosto due tette sul mare, due rocce ricoperte dalla vegetazione molto simili tra loro, direi due sorelle più che fratelli. I Faraglioni di Capri sono famosi in tutto il mondo. Meno conosciuto è quello scoglio delle Tremiti che è chiamato La Vecchia e pare abbia ospitato una strega del tempo delle streghe.
Nel golfo di Policastro, davanti all'abitato di Villammare, sorge uno scoglio che, illuminato dal sole, sembra d'oro. Pare sospeso sull'acqua tanto si assottiglia a contatto con la superficie marina. Sembrano invece d'argento alcuni scogli della baia di Halong in Vietnam, da una parte roccia bianca nuda e dall'altra coperta da vegetazione.
Insomma, ce ne sono di scogli nel mondo assolutamente originali, ma ora io sono di fronte alla Grande Gallina della Nuova Caledonia e proprio non conosco un altro scoglio così straordinario e suggestivo. Non molto romantico, però, come i faraglioni dei ciclopi nel mare di Acitrezza, otto scogli basaltici di indubbia suggestione sotto il chiaro di luna. Piuttosto, pensando alle vere galline, questa Poule sul mare della Nuova Caledonia è un invito a gustare la bugna, piatto della tradizione kanak fatto di pesce e di pollo, cotto sotto le pietre calde, ricoperto di latte di cocco e avvolto in foglie di banano. Bisogna pur mangiare qualcosa prima di andare a Lifou, una delle isole dell'arcipelago a est della Nuova Caledonia, e qui scendere per duecento impervi scalini verso la baia di Jokin dal fondo bianco dalla quale emergono pinnacoli di roccia incastonati da migliaia di coralli. Sessanta chilometri a sud della Nuova Caledonia, da un mare color cobalto viene fuori un brillante verde smeraldo ed è l'Ile des Pins, poco più grande dell'isola d'Ischia, ricca di baie ornate da alte foreste, meta di subacquei e meglio definita come il posto più vicino al paradiso. Fra le suggestive insenature ve n'è una a forma di virgola ed è la Baie d'Oro. Mi fermo per gustare le escargot dell'Ile des Pins, molluschi simili alle lumache, e rientro a Noumea che è il capoluogo della Nuova Caledonia.
Non so resistere, prima di andare a dormire, a raggiungere la baia di Hienghène. La Grande Gallina di roccia è sempre là, la cresta ben visibile. Non ce n'è una più grande al mondo ma non fa le uova.

