C'era una volta Ulisse, oggi ce ne sono 49.800

- di Alessandro Cecchi Paone

In suo nome, nell'Odissea elettronica, si trova di tutto.
Forza di un mito irresistibile e genio eversivo condannato da Dante.
Dallo sceneggiato televisivo del 1968 al film di Kubrick, il grande sogno dell'umanità: l'avventura e la scoperta di nuove frontiere. Il marinaio di Itaca ne
segnò un inizio strabiliante

Esiste un nome, nella storia della letteratura e del pensiero, che rappresenta un denominatore comune quando si parla di viaggi, avventura, scoperta e curiosità. Quel nome, scritto a chiare lettere nel corso dei millenni, è il nome di Ulisse.
Una semplice prova pratica per dimostrarlo? E sia. Accendete il vostro computer (se non l'avete sottomano, fidatevi della parola di chi scrive), aprite la pagina di un motore di ricerca e digitate la parola Ulisse. Solo in italiano, questa ricerca ci aprirà un universo di circa 49.800 pagine web. Ovviamente c'è di tutto: dal quotidiano di informazione scientifica al gruppo cicloturistico triestino. Un mondo variegato ed eterogeneo, unito dal culto per questo personaggio, così antico e così moderno al tempo stesso. Ovviamente lo stesso gioco si può fare con l'altra parola chiave di questa nostra storia: l'Odissea. Odissea nell'immaginario del web significa (tradotto in cifre) circa 37.900 pagine web, che vanno dal capolavoro di Stanley Kubrick, l'indimenticabile Odissea nello Spazio, alle tragiche peregrinazioni degli immigrati clandestini, alle paradossali, kafkiane avventure quotidiane di chi è costretto a rincorrere le farraginose lungaggini di ogni burocrazia.
Ma perché Ulisse ancora oggi è in grado di parlare una lingua così attuale alle orecchie dell'uomo occidentale? Perché nella storia di quell'eroe mitico ognuno di noi, ogni giorno, rivive un pezzetto, un frammento della sua stessa voglia di avventura e di scoperta. Ulisse e Odissea, quindi, come termini chiave per affrontare e comprendere al meglio la nostra realtà quotidiana, la nostra contemporaneità, la nostra umanissima sete di avventura.
Ulisse è infatti un rivoluzionario. Proprio lui, Ulisse, il figlio di Laerte e signore di Itaca, è la figura letteraria che ha aperto gli occhi all'uomo occidentale circa la possibilità di impossessarsi della sua vita e di farne ciò che vuole, in barba a dei, destini e fati di qualsivoglia genere. Ulisse sfida il volere degli dei, ne acceca i figli (Non dimentichiamo che Polifemo, il ciclope, è figlio di Poseidone, dio del mare, che infatti ne ostacola il ritorno scatenandogli addosso le peggiori tempeste), li irride e sbeffeggia. Trova solo in Atena (non a caso dea dell'intelligenza) un'alleata pronta a sostenere i suoi sforzi per tornare a casa dopo la guerra di Troia. Intelligenza al potere, dunque, per un mondo nuovo dove vengono rivisitati e trasfigurati i valori classici su cui si fonda la stessa nascita dell'epica. Ulisse è un eroe, ma non è un eroe del coraggio e dell'onore. È forte e capace, saggio quando la situazione lo richiede. Ma non è un eroe alla Achille, per intenderci, votato al sacrificio pur di realizzare un glorioso destino.
Genio eversivo? E sia. Non per caso, infatti, Dante Alighieri nella Divina Commedia prende per un orecchio Ulisse e lo caccia all'inferno. Poteva essere diversamente? Macché. Ulisse, per Dante, merita di finire all'inferno perché è proprio un tipaccio. Uno che usa male la sua intelligenza, che vive il suo ingegno in maniera egoistica e fine a se stessa e non per glorificare il Signore. La difesa, a questo punto, dovrebbe intervenire con un'obiezione d'ufficio: "Signor Dante - dovrebbe dire l'avvocato - perché caccia all'inferno (XXVI canto) il povero Ulisse per questo motivo, dato che quest'uomo (per limiti anagrafici e strutturali) non poteva ancora conoscere i dettami della religione cristiana?". In realtà nemmeno Dante sa rispondere. Intanto lo mettiamo all'inferno - dice - perché, alla fine, a tutto c'è un limite. Ma Dante non può fare a meno di lasciare l'onore e la speranza di un'arringa difensiva al povero Ulisse. Che infatti tuona, in chiusura di canto: "fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza". Un'arringa da applausi.
Cambia la scena del delitto, cambia il reato, uguale il colpevole. Dublino, 16 giugno 1904, una normale giornata speciale nella vita di Leopold Bloom, il protagonista dell'Ulisses di James Joyce. Cambia la scena del delitto, dicevamo: dall'eterno confronto tra l'uomo e la divinità, ad un'analisi spietata e nevrotica dei rapporti umani. Ulisse, qui, non parla in prima persona. Ulisse è nell'aria, l'istigatore, il sobillatore di coscienze, al limite agisce sotto mentite spoglie. La ricerca, qui, è una ricerca personale, intima, privata, affettiva. È una ricerca di affetti per dare pienezza ad una vita mediocre ed infelice. Leopold Bloom, questo Ulisse dei primi anni del 900, incontra e salva Stephen Dedalus (il suo Telemaco?), problematico bohemienne alla ricerca di stabilità. Quando uscì, il romanzo, diede scandalo, e forse non poteva essere altrimenti. Il libro venne sdoganato nei paesi anglosassoni solo nel 1933 (quindi undici anni dopo la sua prima pubblicazione francese), ed il giudice Woosley - che si doveva pronunciare sulla sua libera circolazione - disse: "abbastanza vomitevole, ma non tendenzialmente afrodisiaco".
Un salto spazio-tempo per arrivare fino al 1968, anno importantissimo per il nostro. In Italia l'Odissea ha la sua consacrazione nazionale. Lo sceneggiato televisivo con Beckhim Fehmiu e Irene Papas incolla quindici milioni di telespettatori a puntata, decretando un successo storico per l'emittenza di Stato italiana. Eugenio Montale, uno dei massimi poeti dell'Italia del 900, addirittura prestò la sua voce all'introduzione dell'opera, uno sforzo titanico di effetti speciali e ricostruzione storica. Ma oltre Manica (e oltre oceano) è - nello stesso momento - in lavorazione "2001 Odissea nello Spazio", uno dei tanti capolavori di Stanley Kubrick, il geniale e visionario regista britannico. Realizzato con la sceneggiatura di Arthur C. Clarke - scrittore e scienziato - il film proietta l'Odissea nella nuova frontiera ("l'ultima frontiera", per dirla alla Star Trek) l'eterna questione della scoperta, del superamento del limite dato. L'Odissea di Kubrick è ancora oggi una pietra miliare nella storia del cinema. Di Ulisse, qui, restano solo le tracce. Frammenti e rimandi che somigliano a pennellate di un pittore impressionista. È nel titolo. è nel nome dell'astronave che viaggia verso giove (Discovery), nelle dichiarazioni di Kubrick che, per sua autografa ammissione, disse che l'Odissea omerica e la figura di Ulisse furono le muse ispiratrici di questo eccezionale monumento visivo.
È facile, pensando alla pellicola, rivedere nella figura dell'astronauta David Bowman (Bow-man, ovvero "uomo arco") un Ulisse del terzo millennio. Che lotta contro il dio informatico (il computer Hal 9000) pur di portare a termine la sua missione: conoscere cosa si cela dietro al misterioso monolito nero che segna (nel film) l'intera evoluzione umana.
Sono solo stralci, esempi, frammenti, schegge impazzite di una cultura intrisa di Ulisse e che da Ulisse torna, regolarmente, ogni volta che vuole capire qualcosa in più di se stessa. Trascorrono i secoli ed il tempo spazza via le mode, eroi di carta velina buoni per un'avventura di un giorno. Sono pochi, invece, i miti reali, quelli che si reinventano nel tempo e che non smettono di stupire per la loro impressionante modernità.
Uno di questi è Ulisse, figlio di Laerte, marito di Penelope, padre di Telemaco e signore di Itaca. Mito vero, sì. Perché - alla fine - dietro ad ogni suo peregrinare c'è sempre l'idea di un ritorno, di un umanissimo e meritato riposo.

Il viaggio in 160 pagine di suggestive illustrazioni
Il viaggio di Ulisse diventa libro fotografico in "Ulisse" di Alessandro Cecchi Paone, resoconto fotografico realizzato a bordo della nave scuola "Palinuro" della Marina militare italiana. Quattromila miglia per mare, spinti solo dal favore dei venti, da Troia ad Alessandria, da Beirut alle isole Pontine, da Corfù alla Sicilia fino all'approdo ad Itaca, tutte le tappe dell'Odissea per vedere ciò che è rimasto identico a se stesso e ciò che è inevitabilmente mutato in quel mare che ha cullato la nascita delle più importanti civiltà del mondo antico.
160 pagine, prezzo indicativo di 25 Euro, editrice Rizzoli Libri illustrati.