Cadice, la più antica città dell'Occidente

- di Susanna Crispino

Arroccata e difesa da mura, immersa nell'oceano, finestra andalusa sull'Atlantico. Definita "tazzina d'argento". Secondo la leggenda fu fondata da Ercole. La nascita dovuta ai fenici nel 1100 a.C. Il porto di Cristoforo Colombo. La Puerta de Terra introduce nel centro storico. Le spiagge di sabbia finissima e la skyline ultramoderna. Nei vicoli l'odore del pesce fritto. I due suggestivi castelli di San Sebastian e di Santa Catalina e la Torre con la camera oscura.

Si arriva a Cadice attraverso una lunga e ampia superstrada, dove le auto sfrecciano attraverso la modernità di palazzi e alberghi. Ma l'essenza della più antica città dell'Occidente si perde nelle sabbie del tempo, in una cittadella fortificata con l'anima di un'isola, che una stretta lingua di terra, quasi per dispetto, unisce alla terra ferma.

Cadice, la "Tacita de Plata" (tazzina d'argento), si affaccia fiera nell'Atlantico dalla baia cui dà il nome. Fondata, secondo la leggenda, da Ercole in persona quasi tremila anni fa, deve la sua nascita ai Fenici del 1100 a.C. che la chiamano Gadir. Durante la sua vita ha subito svariate dominazioni: dai Cartaginesi ai Romani, dai Visigoti agli Arabi. Annessa al reame spagnolo nel XIII secolo (con una pausa di dominazione britannica nel XVI), ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale nella storia iberica.
Cristoforo Colombo ne fece il porto di partenza per il secondo e il quarto viaggio verso le Americhe e l'approdo di ritorno per il terzo, Magellano salpò dalla sua costa per circumnavigare il globo. Nel XVIII secolo, l'istituzione della "Casa de Contratación", (l'ente che gestiva i commerci con le colonie d'oltreoceano), la rese una delle città mercantili più importanti d'Europa. Ha dato il proprio nome alla prima costituzione spagnola, promulgata nel 1812 dall'assemblea nazionale durante la strenua resistenza che la contrappose all'invasione napoleonica e al regime di Giuseppe Bonaparte (1810-1813). La sua fama di città liberale ha trovato una sanguinosa e recente conferma nella strenua ma vana - opposizione ai franchisti, durante la guerra civile spagnola.

Arroccata e difesa da mura, bastioni e castelli, la sua vita non è scindibile da quella del mare. Città marinara, cuore atlantico della "Costa de la luz". Il vento, a Cadice, sa di sale.
I palazzi, le strade e la modernità sono tenuti fuori dal centro storico attraverso la cinta di mura voluta da Filippo II dopo l'invasione inglese. Unico varco: la "Puerta de Terra", che conduce nel cuore della città antica. Stradine, vicoli, chiese e slarghi accolgono il viaggiatore con ospitalità andalusa, col calore del meridione, familiare a chi proviene da qualunque sud.
A dispetto delle mura, Cadice è immersa nell'oceano, ventoso e gelato. Le spiagge di sabbia finissima la circondano. Come "La Caleta", unica all'interno del centro storico, distesa tra i due possenti castelli: San Sebastián, preceduto dalla lunga Avenida del Duque de Nájera affollata da pescatori e bagnanti, e Santa Catalina dalla pianta stellare.

In lontananza, ben visibile dal Castello di San Sebastián, si staglia uno skyline urbano ultramoderno. È la città nuova, a ridosso della Playa de Santa Maria del Mar e della Playa de la Victoria, che si estende per alcuni chilometri. E oltre la città, in direzione della vicina San Fernando, la spiaggia della Cortadura, con flora e fauna che spiccano per rarità e l'incontrastato splendore dell'Atlantico. La città moderna è un centro balneare molto rinomato, ma non è paragonabile alla suggestione del centro antico. Tra i suoi vicoli, l'odore del mare si mescola a quello, tipico, del "pescaíto frito", il pesce fritto, freschissimo e croccante, che può essere comprato a peso nelle "freidurias", locali tipici soprattutto del quartiere "La Viña", situato nei pressi de La Caleta.

Ad ogni angolo, le tracce della storia. La cattedrale più antica, oggi chiesa della Santa Croce, fu costruita nel XIII secolo su una precedente moschea, come simbolo della Reconquista, e più volte rimaneggiata; oggi è inglobata in un complesso di edifici di cui fanno parte il collegio della Santa Croce e l'attuale museo diocesano. La cattedrale nuova, edificata nel XVIII secolo e dichiarata sito di interesse culturale, è intitolata al Salvatore. Contamina elementi barocchi e neoclassici, evidenti soprattutto nell'articolata facciata, culminando in una maestosa cupola ricoperta di azulejos (le tipiche maioliche spagnole) dorate.
All'interno, la cripta ospita le spoglie del compositore Manuel de Falla (cui è intitolato anche il locale teatro) e dello scrittore Josè Marìa Pemàn.

L'Oratorio di San Filippo Neri, dove ebbe sede il parlamento gaditano e fu firmata la Costituzione, conserva sull'altare maggiore un dipinto di Bartolomè Esteban Murillo (1618-1682) raffigurante l'Immacolata.
Le Prigioni Reali, oggi sede del tribunale, sono un pregevole esempio di architettura neoclassica, mentre l'Ospedale delle donne rappresenta la locale interpretazione del barocco. Al suo interno si può ammirare un dipinto di El Greco (al secolo Domenikos Theotokopulos, 1541-1614). Un gioiello nascosto è l'oratorio di Santa Cueva, dove sono custodite tre tele di Francisco Goya (1746-1828).
A guardia delle mura, i due suggestivi castelli: San Sebastián è stato costruito a partire dal 1706. Al suo interno oggi trova posto il faro, le cui strutture metalliche raggiungono i 41 metri di altezza. Installato nel 1908, è il secondo faro elettrico della Spagna. Il Castello di Santa Catalina è stato edificato nel XVII secolo su uno sperone roccioso, con la funzione di proteggere la città sul versante nord-ovest. Nel passato ha avuto funzione di prigione militare, oggi ospita eventi culturali.

Un elemento caratteristico della cittadina è la Torre Tavira, esempio delle numerose torri di avvistamento che sorgevano nel centro storico e oggi sede della suggestiva "camera oscura". Costruita in stile barocco, la Torre faceva parte del palazzo Recano, attuale sede dell'Accademia Musicale, e prende il nome dal primo guardiano della torre, Antonio Tavira. Con i suoi 45 metri di altezza, rappresenta il punto più elevato di Cadice e dalla sua sommità si gode una vista spettacolare.
Nel 1994 la Torre ha aperto al pubblico la "camera oscura", un ambiente completamente buio servito da un complesso sistema di lenti, costruito sul modello di un'analoga struttura di Edimburgo.
Nella camera oscura, attraverso le lenti, vengono proiettate su uno schermo concavo immagini provenienti dall'esterno. La variazione dell'inclinazione del piano consente di proiettare immagini da diverse distanze.
Lungo le mura perimetrali, trovano posto bastioni e viali, e, tra il Castello di Santa Catalina e punta Candelaria, i lussureggianti giardini di Carlo III a picco sul mare e quelli De la Alameda, con i caratteristici ficus centenari.

All'interno del centro storico sono ancora visibili tratti delle mura medievali fatte costruire da Alfonso il Saggio nel XIII secolo, dopo la cacciata degli Arabi. Il punto più antico è rappresentato dal Barrio (quartiere) del Pueblo, in origine antico villaggio medievale.
L'Arco del Pòpulo, antica porta di accesso alla città, portava sulla sommità l'immagine della Madonna omonima, cui oggi è dedicata una cappella. Nello stesso barrio, sorgono anche le altre due porte della città medievale, l'Arco de los Blancos, nelle cui vicinanze è possibile vedere i resti del teatro romano (I secolo a.C.) e l'Arco de la Rosa.
L'antico vive a ridosso del moderno, l'oceano in simbiosi con la terraferma. Gadir è diventata Cadice e ha attraversato i secoli, affermando orgogliosa la propria identità.