Indice
- Numero 9 - Maggio 2004
- L'Editoriale - Rose Rosse
- È maggio, il tempo delle vele
- Quando davanti via Caracciolo il "Tomahawk" andava nel vento con 220 metri quadrati di vele
- Tutte le battaglie capresi dell'Imperatore Costantino
- Il sindaco che consegna il Paradiso ad Anacapri
- Le rotte inquiete di Pablo Neruda
- Il pianista volante di Anacapri
- Avanti Savoia
- Il mostro degli oceani in livrea per l'acchiappanza sottomarina
- Non finisce mai lo champagne di Peppino Di Capri
- L'arcipelago delle cucine
- La signora di madreperla
- Le sette sorelle nel mare di giada
- L'antologia delle isole
- Saba, la piccola regina delle Antille olandesi
- Il vulcano sorto dal mare che ebbe tre nomi, due pretendenti, un re e sedici giorni di vita
- Cantano a bordo e non son napoletani
- Un cenacolo per stranieri con due eccezioni
- Esagerare divino est
- Il reporter dell'Isola
Cantano a bordo e non son napoletani
- di Clodomiro Tarsia
Quel primo festival inventato da Ernesto Murolo e Tagliaferi al Casinò municipale. I protagonisti di 17 vittorie partenopee. Il terzo posto di Totò nel 1954, il trionfo di Eduardo De Crescenzo nel 1981, i successi di Peppino Di Capri e Massimo Ranieri. Perché fu oscurato il Festival di Napoli. Quando Marotta scriveva canzoni e Carlo Alberto Rossi le musicava.
Il Festival di Sanremo appartiene ormai al passato e si è lasciato alle spalle un oceano di polemiche, ma anche un record. È stata la prima volta che ha totalmente ignorato Napoli. Non ha accolto un solo cantante, un solo autore, un solo musicista, né un complesso, né un ospite napoletani.
E dire che è stata Napoli a inventare il Festival di Sanremo. Il 24 dicembre 1931, un gruppo di napoletani invase la "città dei fiori" dando vita al Casinò Municipale a una competizione canora che durò fino al primo giorno dell'anno nuovo. Il merito dell'iniziativa fu di due grandi autori, Ernesto Murolo, il papà di Roberto, ed Ernesto Tagliaferri.
Avevano firmato insieme decine di successi, ma cercavano nuova gloria al nord e mandarono sul palcoscenico un esercito di melodici: Nicola Maldacea, Parisi, Ada Bruges, Clara Loredano, il tenore Mario Massa, Ferdinando Rubino, Sivoli, Gigliati e altri. Il pubblico sanremese affollò tutte le serate. Il Festival nacque così, vent'anni prima del vero Festival che fu istituito ufficialmente nel 1951.
Tre anni dopo, Sanremo già parlava napoletano con Eduardo Falcocchio, autore della canzone vincitrice ("Tutte le mamme") e già collaboratore di Giuseppe Marotta e autore, in quello stesso 1954, di due strepitosi successi come "Serenata serena" e "Zoccoletti". All'edizione 1954 partecipò addirittura Totò, quinto classificato ("Con te"). Franco Ricci finì terzo dietro Gino Latilla e Katina Ranieri che aveva battuto a Napoli.
Musicisti, parolieri, cantanti e complessi napoletani hanno vinto Sanremo ben 17 volte.
Tra gli autori ricordiamo Peppino Fiorelli ("Buongiorno tristezza" del 1955 e "Corde della mia chitarra" del 1957), Dino Verde ("Piove" del 1959 e "Romantica" del 1960), Nicola Salerno ("Non ho l'età" del 1964), Claudio Mattone ("Il cuore è uno zingaro" del 1971), Peppino Di Capri ("Un grande amore e niente più" del 1973), Depsa-Iodice e Berlincioni ("Non lo faccio più" del 1976), Avion Travel ("Sentimento" del 2000).
L'elenco dei cantanti napoletani trionfatori a Sanremo fu aperto nel 1955 dal tenore Tullio Pane. Seguirono Nunzio Gallo (1957), Peppino Di Capri (1973 e 1976), Massimo Ranieri (1988), i Neri per Caso (Nuove Proposte, 1995), Avion Travel (2000) e i Gazosa (Giovani, 2001). Sul podio sono saliti, inoltre, il musicista Francesco Saverio Mangieri ("Notturno", 1952), Fiorelli ("La barca tornò sola", 1954), Giuseppe Giordano ("Ipocrisia", 1975) e Claudio Mattone ("Il clarinetto", 1986). Tra le ugole, si ricordano gli ottimi secondi posti di Peppino Gagliardi, due volte, e di Angela Luce al posto d'onore nel 1975 dietro la vincitrice Gilda, bionda studentessa in medicina che portò al successo "Ragazza del Sud", e il terzo posto di Gigi Finizio, nel 1995, tra le Nuove Proposte. Né può essere sottaciuto l'enorme successo riscosso nel 1981 da Eduardo De Crescenzo con "Ancora" che trionfò in tutte le discoteche e si canta ancora oggi.
Come si vede, riferimenti storici, culturali e musicali per ricordarsi di Napoli non mancavano. Anche perché, a parte i soliti noti, Gigi D'Alessio, Sal Da Vinci e Finizio potevano ben figurare nella fascia new entry preferita dai giovani. Il fatto è che la sbandierata nuova edizione sanremese ha cancellato Napoli. Pippo Baudo, ottimo conoscitore del retroterra canoro e musicale partenopeo, non avrebbe commesso un simile errore.
Ma lo schiaffo più grosso a Napoli canora fu appioppato nel 1971 quando, prendendo spunto da una denuncia di alcuni autori esclusi, la Rai oscurò il Festival di Napoli ritirando le telecamere durante la prova generale della prima serata. Ricordiamo che Luciano Rondinella, a quel tempo patron della "Hello", disse con molto realismo: "Col Festival vivono decine di famiglie. I dischi erano già pronti nei negozi, È un vero attentato alla cultura napoletana e all'economia di una città mille volte ferita". E Luciano Bideri, titolare della storica casa editrice, sottolineò: "E' un grave colpo per l'industria discografica napoletana che dal Festival si aspettava grandi cose".
Non aggiunse che la soppressione del Festival di Napoli, così speciosa, serviva a dare via libera alle "multinazionali del disco" interessate a far fuori i melodici per lanciare in un campo senza concorrenza le nuove mode musicali provenienti da Usa e Inghilterra. Del Festival di Napoli non si è sentito più parlare. 'O Festivallo era un ridicolo raduno di nostalgici e passatisti? Un ricettacolo di prepotenti e camorristi? Una aga di banalità? Lasciamo perdere. La verità che non si aspettava altro. Lo prova il fatto che Sanremo sia stato (giustamente) mantenuto in vita nonostante ben altri scandali e camarille di classifica.
Ultime chiose di non secondaria importanza.
Il Festival di Napoli ha annoverato tra i partecipanti uomini di cultura come Peppino Marotta, Vittorio Gleijeses, Michele Galdieri, Riccardo Pazzaglia, Antonio Pugliese e Marcello Zanfagna. E autori di caratura mondiale come Cesare Bixio, D'Anzi, Carlo Alberto Rossi, Nino Oliviero e Modugno. Ai quali aggiungiamo Cioffi, Tito Manlio, Nisa (Nicola Salerno), Concina, Vian, Fiorelli, Ruccione, Falcocchio, Bonavolontà, Murolo, Salvatore Palomba e Mogol, proprio lui.Nel 1962 la canzone "Senza 'e me nun si cchiù tu" ebbe due firme straordinarie, Marotta e Carlo Alberto Rossi. E, nel 1964, "Tu si 'na cosa grande" fu portata alla vittoria da due interpreti eccezionali: Domenico Modugno e Ornella Vanoni.
Sette anni prima, 'O Festivallo aveva annoverato tra i partecipanti, quasi alla chetichella, un anziano poeta sessantacinquenne, Domenico Furnò. Timido, signorile e silenzioso, non disse a nessuno che, anni prima, il grandissimo Beniamino Gigli e chissà quanti altri tenori ancora avevano fatto cantare l'Italia, e non solo, con "Non ti scordar di me" e "Ti voglio tanto bene" firmate da lui.
Quante cose, a proposito di Sanremo, andavano dette. Ma senza piangerci sopra. Solo per rinfrescare qualche memoria offuscata o colmare qualche deficienza congenita. Congratulazioni a mister Renis.

