Canzoni, donne, cernie nel libro di Missaglia

- di Pietro Gargano

Trent'anni vissuti a Capri dal chitarrista e cantante napoletano che esordì alla Casa Rossa di Anacapri nel settembre 1959. Storie, miti, leggende e personaggi capresi nel bel volume edito da Vele Bianche.
Grotte, anfratti, memorabili pescate si succedono nel racconto ricco di curiosità inedite. Com'era l'isola azzurra negli anni più belli, quelli prima del 1980.

Carlo Missaglia è un uomo d'isola, giacché ama le piccole terre cerchiate dal mare ed è un'isola d'uomo, perché insegue una certa separatezza fiera anche quando sta in mezzo alla gente. Scrive come canta e come suona. Adopera antichi ed ignoti testi per narrare le sue storie; oppure interroga le antiche voci di uomini dalle facce segnate dalla salsedine. In fondo è la stessa isola, Capri, che parla ed è un bel gesto d'amore.
Cade un anniversario importante, mezzo secolo da quando Missaglia ha imbracciato la chitarra e professionalmente si è messo a cantare. L'esordio alla Casa Rossa di Anacapri, settembre 1959; il successivo ingaggio all'Eden Bar di Gigino Russo; il primo incontro con Peppino Di Capri; il successo con "I Mattatori".

Più di trent'anni vissuti a Capri, "quelli più belli" come lui scrive, "quelli anteriori al 1980". I fatti si snodano in un dialogo con gli eterni amici di mare, "illucertolati" al sole come lui. Capri si apre come una splendida donna comunque seminascosta da un velo di mistero.
Ci sono due campi in cui l'orgoglio è forte: le donne belle e le prodezze da sommozzatore. Ma non aspettatevi maschilismo o eccessi di sapere. Le donne sono tutte rigorosamente senza nome, pure la "principessa" che prendeva il sole sui Sassi Piatti e tutt'intorno era un ribollire di remi. Per loro, sul gozzo sorrentino, Missaglia teneva sempre pronta una bottiglia di Veuve-Clicquot immersa nel ghiaccio del secchio per le mozzarelle da stappare con eleganza, senza il botto. Però questo nobile ciclo di donne, di cene, di feste, di gite per mare ha una data di chiusura, il 29 luglio 1980, il giorno in cui incontrò la "principessa levantina" ch'è tuttora la compagna della vita.

Non è mai finito invece il ciclo delle pescate e delle scoperte. Nel primo campo, i racconti hanno il tono seriamente ironico degli uomini convinti di avere preso soltanto balene, ma gli amici lo testimoniano: Missaglia è bravo. Lo confermano la cernia di otto chili quasi assassina e le altre prede. Ai tempi della maturità, Missaglia andava a pescare con i libri in mano. Sfiora il grottesco la rivelazione della grotta, poi detta dello Zaffiro, da lui violata per la prima volta durante un'operazione di salvataggio e ufficialmente "scoperta" dieci anni dopo da un subacqueo di Sorrento. Poche righe per rivendicare il ritrovamento della barca romana al largo di Bacoli e delle prime statue a Punta Epitaffio, fondamentali nelle cronache dell'archeologia sottomarina. Non scrive che, per dignità, non ha mai ritirato il compenso che lo Stato gli aveva riconosciuto.

A volte sembra di rivedere le ultime vele latine, le ultime lucertole blu dei Faraglioni, decimate da Michele 'a scignitella che le catturava per venderle. Si sentono profumi perduti, "Luna caprese" di Augusto Cesareo e "La Canzone del Mare" di Gracie Fields. Le turbe sbracate di vacanzieri erano lontane e zampillava il vino caprese, le tonnacchielle erano tante e le risate sincere pure.
In fondo quell'isola c'è ancora, tra le rughe di un pescatore, in un angolo remoto, in una cascata di fiori e nel libro di Carlo Missaglia, indomito pescatore e cantatore.

(Carlo Missaglia: "Capri mare e amore", Vele Bianche Editori, 185 pagine, 15 euro).