Capri ai tempi di Gemma

- di Maria Luisa d'Aquino

Il ristorantino con le pagliarelle, la pizzeria e il locale famoso dove son passati tutti i più celebri personaggi dell'isola. Lo scorbutico Moravia e Sibilla Aleramo, Camilla Cederna, Edda Ciano, Ungaretti, Graham Greene, Novella Parigini, Elsa Merlini, Jean Pierre Aumont. Quegli anni di Cerio col panama bianco al Caffè Tiberio e del gelato da Vuotto. L'originale festa del barone Cottrau in un castello ad Anacapri.

Gemma è stata Capri. Era Capri. Avendo ricordi personali ci piace proprio dire che Gemma era Capri quando facevamo parte della Capri di trent'anni fa. Aveva messo su il suo ristorantino con le pagliarelle, poi aveva ampliato con altri locali attigui: aveva creato nell'interno la "sua" pizzeria dove l'inverno, nelle brevi pause che "noi di allora" potevamo concederci, ci rifugiavamo in quel calore non solo sprigionato dalla legna del forno ma dall'ambiente stesso.
D'estate era una specie di "caccia al tesoro": si "puntavano" i tavoli per sedersi. "Allora" si poteva andare a Capri anche con poche lire in tasca. I ragazzi risolvevano col "gelatino" da cento lire comprato da Vuotto e leccato sugli scalini della Piazzetta che portano alla Chiesa. Gli altri, amanti dell'isola ma schivi di ogni esibizionismo, si contentavano di una tazzina di caffè o di uno sciroppo. Se non potevano andare al "Quisisana" o al "Morgano Tiberio" si accontentavano di due camere con loggetta coperta da un pergolato: delizia di pochi "aficionados".

Era il tempo di Cerio, che sostava ogni mattina al Caffè Tiberio col suo panama bianco in armonia con la barbetta a punta che lo faceva somigliare a Pirandello. "Andiamo da Gemma" volevo dire: andiamo ad incontrare gli amici, a conoscerne dei nuovi: io vi conobbi Elsa Merlini, Jean Pierre Aumont, Francesco Ruspoli, Mario Cottrau. Gemma indovinava il gusto dei suoi clienti; ma quel che è molto importante, ne indovinava le disponibilità economiche. Io vi andavo con tre dei miei figli, e quando ci sedevamo a tavola, indugiavo sempre, prima di "ordinare le pietanze".
Gemma aveva capito tutto. Faceva lei e caricava la mano sul conto, ma non sulla quantità delle porzioni." Facìtele magnà" diceva ridendo, col suo sorriso dolce. E, al momento del "conto", mi stupiva sempre con i suoi prezzi che, naturalmente, riservava a me. Quando tornavamo a Capri per brevi soggiorni, erano baci e abbracci; e quando i "ragazzi" diventarono uomini, li accoglieva come figli, chiedendo sempre perché non ci fossi anch'io con loro. Una volta, in un weekend, invitai una mia ospite di riguardo a cenare da lei. Mi fece sapere, qualche tempo dopo, che mi aveva fatto pagare solo perché ero in compagnia, ma se fossi stata sola voleva avere il piacere di considerarmi sua invitata e non cliente.

Da Gemma conobbi l'allora scorbutico Moravia, la bella e irrequieta Sibilla Aleramo; e Marco Ramperti, e Camilla Cederna alla ricerca di "tipi" per le sue cronache argute. Era anche il tempo in cui le nobildonne prestavano il loro nome ai creatori di cosmetici, come la bionda e dolce Marcella Borghese che lanciò prodotti che portavano il suo stemma principesco oltre oceano, e che ebbero larga diffusione.
Ricordo una mia intervista, da Gemma, a Novella Parigini, già pittrice di fama e anticipatrice dei capelli da maschio. E ancora: Edda Ciano, Clara Calamai, contessa da Zara, Lamberti Sorrentino, e infine il grande Ungaretti, sorpreso, un giorno d'autunno, da una mareggiata nel golfo e costretto ad un prolungato soggiorno nell'isola. Una sera d'inverno, da Gemma, (era la vigilia dell'Epifania) ci ritrovammo vecchi amici e amici occasionali nell'ambiente rosseggiante per il riverbero del fuoco acceso dove si sfornavano pizze che avevano il sapore della bontà, non solo nel significato epicurèo: erano come una panacèa, con quel rosso acceso dei pomodori fuori stagione.
Si andava da Gemma in compagnia di qualcuno che ci aiutasse a dimenticare i fardelli, che - forse ci amasse anche, sia pure per una notte, per darci l'illusione della felicità.

La "noia", questo imponderabile nemico della nostra serenità, si era anche insinuata nella vita caprese, ma non era quella che un rotocalco dell'epoca volle definire "una sorta di malinconia kirkegaardiana". Il che, da un certo punto di vista, avrebbe potuto anche essere notevole, tenendo conto che Kirkergaard nella sua inquietudine si poneva il problema di come l'uomo potesse giungere a dar valore alla propria vita. Ma a dissiparla, ci pensò una sera di mezza estate il barone Mario Cottrau, umanista e poeta, che invitò in un vecchio castello aragonese ad Anacapri la più bella gente che allora era nell'isola. Anch'egli, con il berretto da nostromo, sembrava un vecchio lupo di mare, ed era uno dei "personaggi" che oggi Capri non ha più. Oggi Capri ha ospiti illustri come Grahaan Green, come lo furono Ada Negri, la poetessa di Lodi che scrisse nei suoi "Canti dell'Isola": "Azzurra è la follia, Capri"; o Axel Munthe, e altri.
I veri personaggi capresi si chiamavano: Spadaro, ritratto in tutte le cartoline che andavano oltreoceano, la pittrice naif Carmelina, il cantante Scaròla (che cantò per Farouk), Hans Spieghel il sordomuto pieno di ciondoli e di amuleti, e Gemma: la gemma dei personaggi di Capri.

(Maria Luisa d'Aquino, scomparsa nel 1992, anima gentile e finissima scrittrice, è stata una poetessa di razza ed elegante giornalista de "Il Mattino".
Abbiamo voluto ricordarla proponendo questo suo articolo)