Indice
- Numero 60 - Luglio 2011
- L'Editoriale - Quelle notti senza fine
- Le gambe dell'estate
- Quel trasbordo in barca dal vaporetto per sbarcare a Capri
- Quaglie, donzelle e sindaci nella Capri dell'Ottocento
- È l'Ucraina il nuovo terrore dei mari
- Alla scoperta di Malta
- L'isola di Masiello
- Quando c'era la tranvia da Castellammare a Sorrento
- Carlo Pontecorvo un cavaliere autentico
- Un bagno al tramonto nella Grotta Azzurra
- Villa San Michele tra i dieci parchi più belli d'Italia
- Quando si arrivava sull'isola delle lacrime
- Il club esclusivo di due amici del mare
- Il cavaliere errante dell'anarchia
- Il "caso" Leopardi
- Un forte legame tra l'isola di Salina e la Svizzera
- Di casa a Ischia i giganti del mare
- Il reporter dell'Isola
Carlo Pontecorvo un cavaliere autentico
- di Roberto Gianani
Intervista a cuore aperto con il presidente della Ferrarelle. Una bella storia della Napoli che funziona.
L'uomo, il medico, l'armatore, l'imprenditore. L'immensa scrivania di mogano antico, cassetti e ricordi.
I tempi della scuola e quel piccolo dinghy con la prua all'orizzonte. Gli ulivi della Masseria delle Sorgenti nel Parco delle Fonti di Riardo. Il sogno di ritirarsi su una piccola isola ad scoltare la musica del mare.
Aria calda di sole. Un sole che "trasforma le strade in acqua ardente". Capita, in certi giorni limpidi, che Napoli sembri ancora una città perduta nello spettacolo dell'azzurro. Un soffio di maestrale porta il racconto del mare che è lì, vicino sempre e tutto intorno.
Una presenza irrinunciabile e incombente, come un'eterna canzone, come una cantilena infinita.
Non solo sul lungomare, ma ovunque. Anche in quel profumo forte che entra nelle narici e scorre nel sangue dei napoletani come una musica altalenante, tra la gioia e il pianto.
Napoli è azzurra, unica e irraggiungibile.
Sempre a un passo fra la rottura e la salvezza. Sempre lontana da quella armonia mai raggiunta tra un passato glorioso e un presente di declino.
Un immenso pezzo di cielo che abbraccia la Napoli ferita al cuore e quella ancora sensuale e appassionata, ricca di balconi fioriti e di bellezza. Sotto questo azzurro, le stagioni ormai passate che riaffiorano dentro tracce di malinconia e quelle che verranno con la speranza mai stracciata che il sole non scompaia, e che il maestrale porti profumi di nuove parole, nuovi walzer, nuove riflessioni.
L'appuntamento con Carlo Pontecorvo è qui, nel quartiere Chiaia, cuore della città antica.
La palazzina è bianca e signorile.
A pochi passi, i vicoli serpeggiano verso via Vetriera e poi su, fino al Corso Vittorio Emanuele. Gente, storie, edicole votive, immagini di santi e madonne. Gli stracci di un barbone, passi di ambulanti, profumo di caffè e malia. Una geometria di cordicelle attraversa i vicoli a mezzaria, da balcone a balcone. Fili stretti tra casa e casa, fili di panni stesi, danze di bucati che ondeggiano come vele dentro un filo di vento.
Cime sottili sulle quali scorrono complicità e inciuci, amicizie e disperazioni, spazi di miele e dolore, "piccole occupazioni e grandissime disoccupazioni".
L'ascensore sale al quinto piano.
È un vecchio Stigler di mogano e vetri retinati, ottoni lucenti e cigolii. Sul pianerottolo una porta di legno e cristallo sabbiato. Il campanello è una piccola bocca di leone. Dentro, il pavimento è antico, parquet nobile, tappeti, stampe di navi, riviste, libri. L'uomo dell'intervista porta buon vento. È un signore d'acque trasparenti e messaggi affidati alle bottiglie dell'ottimismo e dei valori positivi. È il Presidente della Ferrarelle, mediterraneo e gentiluomo in un mondo spesso spavaldo e eccessivo.
Un'eleganza naturale. Medico, marito, padre, imprenditore di successo e Cavaliere del Lavoro.
Una bandiera napoletana gloriosa e mai spiegazzata.
Una di quelle che non si piega ai venti della città e si gonfia di risultati, mai di proclami. Un condottiero senza ricami. Incisivo, determinato, sincero, determinante. Capace di coniugare liberismo e giustizia, rispetto del sociale e cura dell'ambiente.
La stretta di mano è autentica e rassicurante, lo sguardo dritto e pieno di mare. Occhi attenti che molto guardano dentro di sè e molto attorno.
Ti accorgi subito che la persona è solida. Talento costruttivo, passione, rigore. Leggerezza e velocità, senza mai abusare di effetti speciali. "Virtù rarissima in via di estinzione". La sua assoluta autenticità è il tratto distintivo del gentiluomo lontano miglia e miglia dai personaggi costruiti per "rispondere ai fari abbaglianti della notorietà". Carlo Pontecorvo vola via elegante, lontano dai salotti e dall'apparire.
Alle tempie i capelli hanno qualche filo di luna. La faccia è ancora un po' scugnizza, il cuore frulla pensieri. Si concede pochissime vanità.
L'abito su misura, le camicie sempre azzurre con le iniziali ricamate a mano, il foulard bianco nel taschino. Pochi vezzi per un capitano di aziende e di idee che fa della passione la ricetta vincente.
"Senza amore non si va da nessuna parte". Un sentimento mai sdolcinato. Il pudore antico della riservatezza. L'abitudine di stare attaccato alle radici e al privato in maniera gelosa e schiva. Senza l'ansia di mostrarsi.
Non cerca applausi il capitano Pontecorvo, gli basta tenere le mani ben strette al timone e disegnare le rotte con gli occhi attenti agli umori del vento.
L'uomo ha gesti di stile e parole che hanno il colore giusto. Ti accorgi che per Carlo Pontecorvo navigare la vita è la più difficile ed emozionante delle avventure.
Le parole arrivano trasparenti come da una sorgente, bollicine lucenti come dalle Fonti di Riardo. Un linguaggio diretto e pulito. Come uno scroscio, come uno scintillio e occhi che non mollano, zampillano, catturano e offrono spunti di riflessione.
L'uomo, la famiglia, il lavoro, i sogni. È una storia che arriva da lontano e racconta di sentimenti, medicina e imprenditoria, antiche tradizioni borghesi e napoletanità. Profumi d'acqua, essenza di terra e radici.
Le radici che respiri in questo ufficio. Tra queste pareti la vita e il lavoro scorrono intense ma senza i morsi della fretta. Giornate belle e difficili, impegnative e stimolanti.
Qui tutto è memoria, impegno, progetti. Questo è il cuore pulsante dell'imprenditore Pontecorvo, ma anche dell'uomo. Mucchi di cose mai dimenticate, briciole di ricordi mai perduti. Il passato, l'odore della casa dei genitori. "Il profumo è il più grande alleato dei ricordi. Amo portarmi dietro la memoria di ciò che merita di non sparire. Conservo della mia giovinezza un aroma che mi fa compagnia".
Nella storia di Carlo Pontecorvo, passato, presente e futuro odorano di bucato ed è un buon profumo. È il racconto di un ragazzino con lo sguardo azzurro, tanta voglia di mare e poca voglia di studiare. Alla Fiorelli la professoressa De Fazio, i banchi, il gesso, la lavagna. Al Liceo Scientifico Mercalli si scanza il greco ma incontra Giuseppina Senatore. Troppo rigida e austera per uno che a Leopardi preferiva Bob Dylan e alla malinconia di Silvia, il sorriso di Ava Gardner.
Erano i tempi dei jubox, dei flippers e della Vespa 125. Cambio al manubrio, quattro marce e via. Quel ragazzino che si sentiva capace di "saltare fin sulla luna" è diventato prima medico, poi imprenditore di successo, consigliere della Telethon e Cavaliere del Lavoro.
Da questo ufficio, che è una cabina di comando, Carlo Pontecorvo timona aziende e sogni, progetti e fantasie. Partono da qui le idee di un viaggio che inizia dal mare e arriva a Riardo, terra benedetta da sorgenti di acque pure e boschi silenziosi, terra antica e generosa. Un viaggio che privilegia il "silenzio al rumore, la riservatezza alla frenesia dell'apparire".
È il racconto di un uomo che si svela con molto pudore e al quale piace sottolineare di essere una persona fortunata.
In questa stanza si respira una bella armonia, un equilibrio tra passato e presente, il rispetto della memoria per costruire il futuro. Sulle pareti molte foto in bianco e nero, il Vesuvio di Lello Esposito, una donna dipinta di rosso da Ernesto Tatafiore e poi immagini di barche. Il piccolo dinghy, la prima barca avuta in regalo dalla madre. Il guscio sul quale Carlo Pontecorvo rimaneva a mare fino al tramonto, quando l'ultimo raggio di sole guizzava sulla prua.
La morte della mamma, il dolore più grande. La sofferenza di vederla soffrire. La mancanza di una tenerezza indispensabile, la sua complicità, la protezione per quell'esame di maturità in una scuola privata di Marigliano. "È una stella che si è spenta, una luce che mi manca, un'assenza che mi accompagna".
Il dolore fa parte della vita, qualche volta è un sentimento che non ti abbandona e può aiutarti ad essere migliore. Negli occhi azzurri brilla una lacrima, con pudore. Un'emozione a stento nascosta da una piccola pausa che interrompe le parole.
Maniche di camicia rimboccate, Carlo Pontecorvo si beve un bicchiere di acqua Ferrarelle e accarezza un corno rosso.
"Sono scaramantico, credo nella buona stella". Un po' permaloso, di ottima memoria, intelligente e innanzitutto napoletano. Un napoletano di sessanta anni con il cuore ancora un po' scugnizzo e pieno di ricordi.
L'enorme scrivania di vecchio mogano che era del padre. Sulla ribaltina fogli sparsi, una stilografica, molti libri e un grande busto di San Gennaro che riflette la preghiera, la napoletanità e le credenze popolari.
Cose di famiglia. Oggetti, immagini e frammenti del passato "dove la memoria arriva, si nasconde, ritorna".
Cassetti che tengono insieme nostalgie e sentimenti. Una scrivania che è custode di affetti senza tempo. Intorno a questo scrittoio, Carlo Pontecorvo raccoglie tutte le rotte della sua vita, a partire da quel piccolo dinghy che era la libertà. Il mare, il confine per diventare uomini.
Da allora il ragazzo Pontecorvo cambia e disegna rotte concrete, impegnative. Manovre di attracco difficili e approdi sempre più significativi. La laurea in medicina con il massimo dei voti, la specializzazione in chirurgia generale. La professione esercitata con passione, una missione. Un medico giovane capace di accostarsi alla scienza e al dolore. Le mani che affondano non solo nel corpo ma nell'anima dei pazienti. La sala operatoria, la mascherina, la cuffia, il passo fermo sugli zoccoli ortopedici, una carriera sicura. Poi il vento cambia. Le onde del destino vanno in direzione diversa dai malati e dagli ospedali. Pontecorvo abbandona il camice e diventa un manager, un imprenditore. Ma l'amore e lo spirito di sacrificio sono gli stessi. La famiglia ha bisogno di un uomo con le mani ferme e il cuore di scintille. Cambiano ritmi ed equilibri. Il medico, deve diventare imprenditore. Pontecorvo vince dubbi e insicurezze. Mette nel lavoro coraggio, leadership, disciplina. Coinvolge e rassicura. Gestisce, migliora, tiene a bada i conti senza mai dimenticare il gusto per la curiosità e il sentimento di vivere la vita a mani piene. Senza scuse, senza lagne. Diventa un uomo d'azione, senza tormenti, senza paure. Insomma il messaggio che si dà è "alza il culo e giocatela con tutte le tue forze".
Diventa un manager appassionato e vincente, un imprenditore di talento che preferisce il sorriso al lamento sulle condizioni del vivere quotidiano, sui "malesseri ombelicali della città".
La spettacolarità dei napoletani non gli appartiene.
Autentico e fuori dal coro, si muove con rigore e progettualità, sentimento e emozioni profonde. È uno che non si accontenta, cerca il meglio nel lavoro e nella vita.
Nel '99 arriva l'intuizione. Compra due petroliere moderne a doppio scafo. È la svolta che lo porterà a diventare un armatore di successo, una scommessa vinta. Costruisce una una flotta di otto petroliere, tutte battenti bandiera italiana. Pontecorvo è una vela maestra, non teme sciroccate pericolose. Determinazione, intuito, rigore sono benzina. La flotta naviga veloce. "Le regole aumentano la libertà". È nata così la L.G.R. holding. Storia di un marinaio che diventa armatore, e leva gli ormeggi per affrontare il mare. Navi che attraversano il mondo, mari e mari, città e città, porti e porti, una ribalta di oceani e continenti. Molti approdi e mille navigazioni.
Negli occhi una distesa blu, rotte attente, lo sguardo alla bussola, direzioni studiate sulle carte della professionalità e del rigore. Sul ponte di comando Pontecorvo è il capitano.
L'equipaggio è un'orchestra, la dirige con maestria. Una bella musica, un'armonia. La L.G.R. holding è il sentimento del mare che accompagna Pontecorvo da sempre, è il ricordo delle letture giovanili. Mody Dick di Melville, Lord Jim di Conrad e l'Odissea. Il viaggio di Ulisse, la metafora della vita.
Uno così, "che non torna mai sconfitto dalle proprie idee", è destinato a non fermarsi mai. C'è un orgoglio che arriva da lontano ed è figlio di un'educazione antica, fatta di onestà e valori e di una eleganza autentica e sincera.
C'è la determinazione dell'uomo del Capricorno. Gli stranieri vengono in Italia a fare shopping di aziende, Pontecorvo mette la prua su Parigi, si compra la Ferrarelle dalla Danone e la rilancia nel mondo. Per Pontecorvo la vittoria è un'abitudine. In un presepe di imprenditori senz'anima, oltre alle bollicine, porta valori, cultura, ecologia, solidarietà e attenzione al sociale. Parole mai scontate, mai bagnate nel rosolio. Ferrarelle entra nelle case del mondo accompagnata da messaggi di ottimismo.
Parla di bicchieri mezzi pieni, della foresta che cresce, non dell'albero che cade e, innanzitutto, di chi corre incontro alla vita con entusiasmo. Un diario di pagine impregnate di lavoro ma anche di umanità e sentimenti. Pagine coperte dal velo leggero della riservatezza ma sempre squarciate dal sole dell'impegno, della responsabilità e dell'emozione. È il fiume effervescente della Ferrarelle, è lo scintillio dei 5500 nuovi ulivi piantati a Riardo, appoggiata tra le colline, lì nel casertano. Tra contadini, fonti e oasi di pace, con l'orchestra delle sorgenti e il silenzio di una natura che va rispettata, onorata, protetta e benedetta.
A Riardo, Ferrarelle produrrà anche olio di frantoio e sarà luccicante di sole. Come la storia di Carlo Pontecorvo che ha nostalgia per la Capri di una volta e il desiderio di impegnarsi per il recupero dei valori fondamentali di una società che deve ritrovare la supremazia dell'interesse pubblico su quello privato e "garantire agli uomini gli strumenti per la difesa dei propri diritti".
È il racconto di chi non ama gli inganni, lo strapotere, l'arroganza, l'affarismo politico. Una bella storia che forse continuerà nei sogni di Carlo Pontecorvo; di nuovo chirurgo, volontario in Africa o pescatore solitario in una piccola isola con "i gabbiani che beccano l'aria del mattino" e il silenzio interrotto dal soffio del maestrale. Solo sogni? Non so. Lascio la palazzina del Quartiere Chiaia, con dentro gli occhi il luccichio di questa bella storia napoletana. Fuori il sole batte sui sanpietrini. Napoli è caotica e stupenda, affamata e gioiosa, tollerante e meravigliosa.
Nel cuore ho un presentimento. La prossima intervista a Carlo Pontecorvo la farò nell'isola dei suoi sogni. Perché per lui la felicità è un'emozione semplice come quella del mare. La poltrona sotto un pergolato all'imbrunire. Luci e chiarori rosa, La musica di Vinicius de Moraes, il sole che corre a nascondersi dietro l'orizzonte. Gli occhi pieni di gelsomini, profumo di lavanda e il rumore amico e lontano di quel piccolo dinghy con a poppa un Ducati cucciolo da 5 cavalli, il regalo della mamma.
Ma forse per Carlo Pontecorvo la felicità è in quella parola amore che è rimbalzata più volte durante l'intervista. Un sentimento che gli cogli nello sguardo e dentro quegli occhi color cielo.

