Indice
- Numero 14 - Marzo 2005
- L'Editoriale - Sotto il segno dei pesci
- Le isole dei bambini
- Le 12 sindromi capresi
- Le serate del barone Krupp nella trattoria di Costantina
- Quell'angelo biondo della Colombaia che divenne demonio
- Da Mergellina a Mykonos su un sloop di 9 metri
- Piccola Roccia che va per mare
- Diario di bordo veleggiando tra Ischia, Ponza e Ventotene
- La leggenda di Alessandro
- Quando l'isola diventa una spugna
- Ho visto un Re
- Il gossip inventato della Regina Giovanna nuda nel mare di Sorrento
- L'architetto che porta al mare della Versilia
- Fuga nella prigione di Napoleone fra cielo e mare
- Il viaggio dell'italiano che scoprì un affluente del Rio delle Amazzoni
- C'è un'isola in fondo al viale che aspetta il ritorno di Eleonora
- La donna di Panarea coi capelli corvini
- Il pittore che vuole fuggire da Capri
- Ilde Naro
- Quando a Capri si andava in vaporetto
- Castellammare al tempo della dolce vita
- Il reporter dell'Isola
Castellammare al tempo della dolce vita
- di Cinzia Brancato
Il fascino della cittadina nelle cartoline ingiallite del passato. Il tram per la Costiera, le carrozzelle sulla collina di Quisisana, le Terme e il Caffè dove si incontravano De Nicola e Croce. La stagione balneare coi dandy e le dame con l'ombrellino. La Reggia: oggi è da recuperare coi giardini diventati una discarica. I duecento anni di storia dei cantieri navali.
In giro per la città in un pomeriggio di inizio secolo: è estate, Castellammare di Stabia è un'affollata località turistica, gli hotel sono stipati di villeggianti, come le locande, le pensioni, le case private. Numerose carrozzelle effettuano corse sulla collina di Quisisana, sul monte Coppola, sul Faito, a Pozzano.
I turisti vengono scarrozzati fino a Vico Equense, Sorrento, Massalubrense. Per chi non può permettersi di viaggiare in carrozzella, ogni mezz'ora c'è un tram diretto in Costiera.
Per la stagione balneare del 1910 le Terme, molto frequentate e assai rinomate per l'assortimento di acque minerali unico al mondo, si sono ulteriormente abbellite con un padiglione in stile moresco, e si offrono ai loro clienti gradevolmente rinnovate. "I camerini sono stati rivestiti di porcellane Ginori ed arricchiti di vasche nuove e quant'altro il comfort, l'eleganza e l'igiene esigono in materia...", recita la prima brochure dello stabilimento.
Castellammare era così. Era così un secolo fa. Una città che oggi fai fatica anche ad immaginare, se non fosse che, a raccontarla, restano le cartoline e le fotografie d'antan. Se non fosse che, incapsulati in piccoli rettangoli di carta patinata, nascosti in album ingialliti, scopri vie, piazze, montagne, coste. Spazi generosi di aria e di luce dove l'umanità che vi abita vi appare partecipe di una stessa levità di ritmi e di emozioni, impegnata nella sua quotidiana recita e dove la grazia salottiera non viene intaccata dalla rigidità fotografica.
In queste stesse vie e piazze - via Mazzini, piazza Quartuccio, piazza Mercato, piazza Municipio, oggi mortificate dal caos -, sembra di vedere le carrozze in movimento, le dame con l'ombrellino, uomini che qua e là si affrettano.
In questo viaggio immaginario nel tempo perduto è così viva la suggestione che, scorrendo da una veduta all'altra, è come se i margini delle fotografie si dilatassero, tanto da inglobarti in sé e d'un tratto ti ritrovassi a camminare per quella Castellammare che credevi non essere mai esistita. E ti ritrovi, confuso tra le dame con l'ombrellino di merletto e i guanti color cremisi, a varcare i portoncini del Gran Caffè Napoli. E, confuso tra il nobile e il possidente, il professionista e il dandy, l'uomo di affari e l'artista, la soubrette e il letterato, ti ritrovi a cercare negli occhi del principe Moliterno, eccentrico animatore e instancabile organizzatore delle festose estati stabiesi, la passione per la sua ultima amante, la ballerina francese Clodette Renard, eterea fanciulla dai capelli rosso rame e dal sorriso ambiguo. Un sorriso che nessun uomo, nemmeno l'eccentrico principe, è riuscito mai a racchiudere in uno scatto.
E, ancora, ti ritrovi a tendere l'orecchio per ascoltare i discorsi dell'archeologo Giuseppe Cosenza e del marchese Pellicano, due sagome in riva al mare avvolti da una nube di fumo. Ti ritrovi a sorprendere Matilde Serao che mostra il profilo sgraziato a uno specchio, mentre il marito, Edoardo Scarfoglio, corruga le ciglia sfogliando il suo "Mattino". Ti ritrovi a sederti al fianco del barone Toscano Mandatoriccio intento a bere caffè e a mangiare brioche in compagnia della ricchissima e spregiudicata contessa Coppola.
Il Caffè, cuore della città agiata, dell'aristocrazia, del mondo artistico e culturale dove ognuno può sfoggiare abiti alla moda, può parlare della guerra vicina e al tempo stesso troppo lontana da qui per destare preoccupazione, per distogliere il pensiero da quel mare bellissimo in cui la gente beata si tuffa. Il Caffè è punto di incontro per Enrico De Nicola e Benedetto Croce. Il futuro presidente della Repubblica ha casa a Torre del Greco, ma non c'è estate che la sua artrosi non lo costringa a un soggiorno alle Terme di Castellammare.
Nel viaggio patinato scopri i cantieri navali e la classe operaia intenta a varare le più prestigiose navi italiane. Da qui, in duecento anni, hanno preso il largo l'"Amerigo Vespucci", la "Vittorio Veneto", la "Caio Duilio", la "Benedetto Brin", l'"Ardito".
Oggi quel mare è un vaso colmo di pomodori inscatolati nella vicina Sant'Antonio Abate, la Fincantieri si mantiene a galla grazie a commesse che offrono sempre meno garanzie occupazionali e gli operai, per sfuggire alla cassa integrazione, hanno ceduto al ricatto del pre-pensionamento prima ancora di aver compiuto cinquant'anni.
Nel viaggio patinato scopri la collina di Quisisana, senti l'aria che odora di erbe e di frutta matura. Vedi il palazzo reale con il suo meraviglioso parco, scenario già nel Trecento di una novella del Decamerone di Boccaccio e di una presunta, quanto mai fantasiosa passione non ricambiata di re Carlo d'Angiò per la figlia di messer Neri degli Uberti.
Da qualche anno, nella dimora che fu della regina Giovanna e di re Ferdinando IV di Borbone, che ospitò la rivoluzionaria lady Emma Hamilton, sono iniziati i lavori per trasformare i ruderi della Reggia in una scuola di restauro e bonificare i giardini diventati una discarica. Ma sono lavori che cominciano e poi si fermano e, quando la cronaca se ne occupa, è soltanto per la protesta di chi con quei lavori tira avanti ed è stanco di essere pagato a intermittenza.
Castellammare delle foto ingiallite. La cerchi nei lampioni a gas del Lungomare, nella cinquecentesca Cattedrale, nella facciata (perché solo quella oggi resta) del Teatro borbonico, ridotto a un condominio tenuto anche male, nei pochi resti delle ville romane venute alla luce sulla collina di Varano. Tirarle fuori le sessanta ville patrizie costerebbe troppo alla Sovrintendenza.
La cerchi, Castellammare, nella montagna che domina il porto e dalla quale si intravedono i barconi dei pescatori che risalgono adagio, sospinti e pesanti e, quasi immobili, fanno schiumare la corrente. Finché non volgi lo sguardo alla finestra, basta anche solo una sbirciata: per strada, per le affollate strade dei giorni nostri, non solo non ci sono più principi e dame con l'ombrellino, qui non si è saputo conservare nulla.
Le terme, gli scavi, i cantieri, il mare: di padre in figlio avrebbero dovuto tramandarsi l'orgoglio di essere padroni di tutto questo. Non hanno saputo tramandarsi nemmeno la speranza di un riscatto, forse ancora possibile, anzi sicuramente ancora possibile, eppure così lontana dai loro cuori.
Basta una sbirciata, una sola: di quella città che fu restano le collezioni private di cartoline e foto d'epoca e una scritta sbiadita: "Saluti da Castellammare di Stabia".

