Indice
- Numero 21 - Marzo 2006
- L'editoriale - Il grande incantatore
- Marzo, il mese delle donne
- L'ammiraglio delle stelle
- Gli anni indimenticabili alla 'Canzone del mare'
- Ogni anno Palinuro uccide Palinuro e poi se ne pente
- Le torri del vento nell'incanto di Bastakia
- Quando Nisida era un'isola
- L'incredibile traversata atlantica su un due alberi di nove metri
- Un'estate memorabile tra gli isolotti della Dalmazia
- Le crèpes suzette di Grace Kelly al Borgo Marinari
- L'angelo di Montecristo
- La casa che guarda al panorama di Maiorca
- La cavalletta Gaia che imparò a volare
- La rivolta dei pesci guidata da un verme gigantesco
- La mia infanzia al Faro dell'Asinara
- La chiesa degli amalfitani nell'isola di Salina
- Come ricostruiremo la spiaggia di Cavo
- Il reporter dell'isola
Come ricostruiremo la spiaggia di Cavo
Una lettera del senatore Bosi, sindaco di Rio Marina, e le sue precisazioni dopo l'articolo pubblicato nel nostro ultimo numero. La difesa del paesaggio fra sogni e realtà.
Noti professionisti impegnati a rimuovere la grave ferita ambientale a ricostruire un litorale piacevole e duraturo.
Caro Direttore, ho ricevuto il numero 20 del dicembre 2005 del periodico "L'Isola", che pubblica un articolo della signora Maria Gisella Catuogno dal titolo "C'era una volta la spiaggia del Cavo", che è frazione del Comune di Rio Marina. In questo articolo si narra la storia della suggestiva spiaggia di Cavo, e si riportano immagini risalenti a oltre trecento anni fa.
Purtroppo, i paesaggi delle nostre coste hanno subito nei secoli, ma per quanto ci è dato ricordare negli ultimi decenni, grandi trasformazioni che certamente non hanno migliorato il paesaggio, né tanto meno la fruibilità di siti naturali. Con tutto ciò dobbiamo fare i conti, e spesso provvedere ai rimedi, nei limiti delle possibilità e delle risorse di cui possiamo disporre.
In modo particolare, ciò vale per la spiaggia di Cavo, che, è bene ricordarlo, era nel frattempo completamente scomparsa per uno dei tanti fenomeni erosivi che interessano le nostre coste. Il ripascimento realizzato sette anni or sono è stato uno degli episodi più sconcertanti che si siano verificati, giacché il materiale impiegato era niente di meno che terra di miniera, che determinò un autentico disastro ambientale.
Dove dissento profondamente dalla signora Catuogno è nella descrizione catastrofica del progetto di nuovo ripascimento. Umanamente comprendo il turbamento di un animo poetico che sogna il ripristino di una realtà ormai consegnata all'album delle foto storiche, e neppure mai vissuta (certamente non dall'autrice dell'articolo), ma si converrà che chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica ha il compito di percorrere le vie del possibile e non del sogno, anche se utopisticamente questo deve pur sempre costituire un punto di traguardo, magari irraggiungibile.
E' con questo spirito che, dopo aver assunto l'incarico di sindaco di Rio Marina, mi sono accinto a lavorare, con la scelta dei professionisti più titolati (concertata con la Provincia di Livorno, che detiene la competenza istituzionale sulla difesa costiera), al fine di rimuovere la grave ferita ambientale e ricostruire un litorale esteticamente piacevole, e duraturo. Sicuramente non così bello com'era trecento anni fa, ma altrettanto certamente più fruibile di quello conosciuto negli anni della nostra giovinezza.
Mi dispiace che un animo sensibile come quello della signora Catuogno abbia bisogno di ricorrere al misero strumento della falsa rappresentazione della realtà nell'affermare che il rimedio è peggiore del male, ben sapendo che ciò non è vero, e soprattutto recando offesa non tanto al sindaco, ma ai tecnici di indiscusso valore che hanno con perizia e abnegazione soppesato tutti i termini del problema, con il suffragio di attenti e complessi studi meteo-marini, geologici ed idraulici.
Il progetto che ne è scaturito è stato attentamente valutato da tutti gli organi competenti, ricevendone avallo pieno e incondizionato. Anche il sacrificio economico necessario all'intervento è di tutto rispetto, per una piccola comunità, ammontando a circa due milioni di euro. Tra il sogno e la realtà, anche la licenza poetica deve avere un limite, che è quello del rispetto di chi coscienziosamente studia, lavora e amministra. Non è bello, anzi è grave, insultare sbrigativamente professionisti e amministratori, dando per scontato di avere in tasca la soluzione giusta, o la verità. C'è di mezzo la dignità professionale e il rigore amministrativo, valori che non possono essere calpestati senza conseguenze, e intorno a ciò valuteranno i nostri legali.
Nel frattempo ribadisco, a livello informativo, quanto più volte esplicitato, anche in pubbliche assemblee, ovvero che la spiaggia di Cavo sarà interamente ricostruita - non interamente in sabbia, perché durerebbe lo spazio di un'estate - ma con un lungomare più largo e con una superficie in ghiaia di piccola pezzatura, sovramontata da sabbia. Per farsi un'idea sarà come la Marina piccola di Capri, e mi scusi se è male. Tanto per doverosa informazione, e per il ripristino della verità, che ancorché meno entusiasmante dei sogni, rappresenta pur sempre un valore da difendere sempre e con energia.
Senatore Francesco Bosi - Sindaco di Rio Marina
Un dibattito pubblico e un progetto rivisitato
Caro Direttore e lettori tutti de "L'Isola", il mio articolo "C'era una volta la spiaggia di Cavo" è stato scritto nell' agosto 2005 nel pieno di un dibattito della comunità locale sul destino della propria spiaggia, dopo il rovinoso ripascimento di alcuni anni fa.
Infatti, il nuovo progetto esecutivo "Protezione della spiaggia di Cavo", datato giugno 2005, prevedeva il ricoprimento della stessa con pietrisco (frantumato di cava 10-30 mm) che di fatto avrebbe reso inagibile il litorale per molto tempo.
Tale prospettiva ha animato un confronto che ha coinvolto Legambiente, i Verdi, una parte della popolazione, i turisti storici del Cavo e due tecnici legati al paese da motivi affettivi, l'ingegnere Luigi Brusa e il geologo Graziano Berti che, in data 20 agosto.2005, hanno presentato al Sindaco del Comune di Rio Marina e al Presidente della Provincia di Livorno le loro Osservazioni sul progetto stesso.
Il dibattito ha portato ad una assemblea pubblica e all'uscita di vari articoli sull'argomento su "Elbareport", "Il Tirreno", "L'Isola" e il "Corriere Elbano".
Questo è stato l'humus da cui è nato il mio articolo, ispirato unicamente all'affetto per questo luogo. Se poi, oggi, l'Amministrazione comunale ha rivisto il progetto e ha integrato il pietrisco suddetto con materiale aggiuntivo, che farà diventare la spiaggia "come la Marina Piccola di Capri", non posso che rallegrarmene.
Molto meno mi rallegro invece di alcuni passaggi della lettera del senatore Bosi, sui quali voglio esprimere le seguenti riflessioni.
La spiaggia prima del ripascimento non era scomparsa, come testimonia la foto che allego. Le foto a corredo del mio articolo appartengono all'archivio de "L'Isola" e sono state scelte dalla redazione a propria discrezione: ovviamente non risalgono a trecento anni fa, quando ancora non esisteva la fotografia, ma, come correttamente indicato nella didascalia, all'inizio del '900.
Ritengo offensivo della mia onorabilità dirmi che ho fatto ricorso al "misero strumento della falsa rappresentazione della realtà". Quale realtà avrei falsificato? E a quale scopo?
Non ho mai insultato professionisti e amministratori, nè intendo farlo. Per questo ritengo intimidatoria l'espressione "intorno a ciò valuteranno i nostri legali".
Considero lesiva della mia personalità l'allusione continua, ironica e canzonatoria al mio "animo poetico", "sensibile", che "sogna il ripristino di una realtà ormai consegnata all'album delle foto storiche": il senatore Bosi non mi conosce, quindi ritengo del tutto gratuite e pretestuose queste espressioni.
Non sono una sognatrice. Non ho mai ritenuto di avere in tasca "la soluzione giusta o la verità", sebbene abbia improntato tutta la mia vita, privata e professionale, a cercarla.
Ringraziando "L'Isola" per l'ospitalità e la pazienza, saluto il Direttore e i lettori di questo bellissimo giornale.
Maria Gisella Catuogno

