Indice
- Numero 2 - Maggio 2003
- L'Editoriale - Profumo di donne
- La Casa Rossa diventa Pinacoteca
- La Poetessa della Grotta Verde fa l'avvocato a New York
- La favola di Monika e Toni
- Quella casa rossa è un autoritratto
- Il salotto di Attilio Scoppa a Caprile
- Con la barca del marinaio Stefano alla Grotta dello Champagne
- La donna che ha un talismano per ogni evenienza
- La mia isola è Taormina
- Gli orologi di Anacapri in fila per tre
- Quell'intervista impossibile a Mona Bismarck
- Pinne, fucili e occhiali alla Canzone del Mare
- Sul monte Solaro c'è un sax che suona
- Toto' è un'isola
- Perché Ponza diventò l'isola di Montecristo
- Ischia al tempo del Rancio Fellone
- Ravello, una rosa per Susan Sarandon
- Quel giorno dell'idrovolante di Ciano a Marina Piccola
- Lettera dal Faro
- Dio è napoletano
- Ad Anacapri ho sentito la poesia
- La tromba Daria
- Il compleanno del pescatore biondo
- Il reporter dell'Isola
Con la barca del marinaio Stefano alla Grotta dello Champagne
- di Petra Reski
Capri nel diario di una giornalista austriaca tra ricordi di stradine, panorami e personaggi. L'infortunio di zia Gisela. Da Lenin a Krupp.
I colori del mare.
Tutti sulle onde e nel vento del golfo.
Capri non lascia nessuno indifferente. Nè Rilke, nè Oscar Wilde, e nemmeno mia zia Gisela!
Rilke venne qui e scrisse poesie, Oscar Wilde suscitò scandalo e fu costretto, per questo, a lasciare il ristorante dell'Hotel Quisisana con il suo amante. Mia zia Gisela si schiacciò le dita all'entrata della Grotta Azzurra. Ignorando le ripetute ammonizioni del barcaiolo, aveva appoggiato le mani sul bordo della barca.
Da quel momento, mia zia considerò Capri e la Grotta Azzurra come qualcosa di piuttosto sopravvalutato. Mia madre disse invece: "Ah, Capri! Voi non la potete neanche immaginare!"
Lo diceva con enfasi, come se lei avesse assistito, durante la sua escursione di un sol giorno, a qualcosa di sublime, come se lei, da allora, fosse una privilegiata, una illuminata, una testimone di qualcosa molto speciale che non riusciva a spiegare e che, forse, non voleva neanche spiegare a nessuno. Ah, Capri...
E, adesso, in piedi sulla terrazza dell' Hotel Caesar Augustus ad Anacapri, guardo l'orizzonte con Ischia e Procida a sinistra, con Napoli ed il Vesuvio al centro e la costa di Sorrento a destra: un panorama così vasto che due occhi non riescono a cogliere con un solo sguardo.
Guardo il mare che è blu-china, blu-celeste, blu-neonato, blu-viola, blu-lavanda, blu-pavone, blu-acciaio, blufumoso, e...blu-blu. Guardo le piccole barche che attraversano il mare e lasciano dietro le loro scie bianche. Guardo il cielo che improvvisamente sembra incendiarsi come se qualcuno lo abbia acceso di colpo con un fiammifero: un'incandescenza dorata in cui evaporano le nuvole.
Guardo di nuovo il mare che adesso si tinge lentamente di rosa. Guardo verso il sole che ora affonda sotto la cornice di questo quadro panoramico, come un gigantesco lampione rosso, e la mia piccola anima stretta si allarga un po' e fa un po' male.
Adesso, vorrei piangere un poco.
Ah Capri! La bellezza di Capri ti cade addosso come una malattia contro la quale non c'è rimedio. Neanche i turisti giornalieri con i loro sandali di plastica, con le loro t-shirt con su scritto "Ho Chi Min City", che sciamano, come un fiume lento di lava, dalla stazione della funicolare alla Piazzetta, fino ai giardini di Augusto, riescono a rompere l'incantesimo. Neanche gli americani del Quisisana, vestiti da esploratori con scarponi di montagna e che discutono a voce alta se Sorrento somigli a Nantuketh, o se sia il caso di usare una certa medicina contro il mal di mare. Neanche la vista obbligatoria delle foto dei "VIP" riesce a curare la "febbre di Capri".
Ma è proprio indispensabile sapere che Aristotele Onassis regalò a Mona Bismarck, che lo ospitava, una forbice d'oro per tagliare le rose fatta fare apposta dal gioielliere Chantecler? Ma è proprio indispensabile sapere che la principessa Margareth scoprì qui il suo famoso nodo del foulard da farsi sulla nuca? O che Monika, la figlia di Thomas Mann, visse qui con un pescatore per trentacinque anni, fino alla morte di lui? Basta portare una lettera alla Posta di Capri per ritornare immediatamente nel sogno: perché qui anche la Posta è un miraggio tra mare e cielo. Mentre facciamo la coda per i francobolli, non riusciamo a girare le spalle al panorama, dal mare turchese su cui il vento disegna strisce bianche, dalle rocce di calcare bianco e dalle terrazze con le vigne, non ci riusciamo neanche quanto dura un battito delle nostre ciglia.
Non c'è un altro posto al mondo che abbia una densità così grande di viste straordinarie: ogni strada in salita finisce obbligatoriamente in un Belvedere, come se fosse sempre necessario un compenso alla fine di ogni fatica.
E questo lo pensano anche i Sassoni che guardano dai Giardini di Augusto sulle serpentine della Via Krupp e sulla Piccola Marina in una montatura di verde smeraldo: "Queste viste ad Ischia non ci stanno", dicono nel loro dialetto. Alle loro spalle, il monumento di marmo bianco di Lenin con su scritto "a Lenin da Capri": un tentativo di neutralizzazione ideologica della Via Krupp? Vicino a Lenin è seduta una russa biondo platino che non spreca il suo sguardo sul panorama, né, ancor meno, su Lenin: è più interessata a guardarsi nel suo specchietto e ad aggiustarsi la frangia.
Belvedere di Tragara, Belvedere di Punta Carena, Belvedere della Migliara: un'infinità blu notte, un brillio di argento, una furia turchese. Ma i capelli non cadono ancora bene e la russa continua a cotonarsi la frangia.
Ci si può avvicinare a Capri anche dal basso, sdraiati sul materassino di un gozzo, guardando verso il cielo, verso le rocce con i pini. Un marinaio si chiama Stefano ed ama una donna che è raffreddata. La chiama ogni due minuti al telefono: "Amore mio, rimani a letto se stai così male". Il mare è blu-nero, e il Vesuvio appare nella foschia del mattino come se uno sceneggiatore lo avesse di colpo spinto sul proscenio. "Amore mio, non muoverti". Stefano ci dice di tutte le grotte: la Grotta del Peccato, dove s'incontrano gli amanti; la Grotta delle Tre Sorelle. "Amore mio, hai misurato la febbre?".
La Grotta Verde, come uno smeraldo liquido; e la Grotta dello Champagne. "Amore, torno presto e ti porto io da mangiare". La Grotta del Velo. La Grotta Bianca. Le rocce scorrono sopra le nostre teste, il mare brilla come se qualcuno vi abbia buttato delle paillettes.
Finalmente arriviamo alla Grotta Azzurra, che è affollata di barche all'ingresso. In una piccola barca a remi ci chiedono di sdraiarci sul fondo. Io penso a mia zia Gisela. stringo le braccia al corpo e chiudo gli occhi. Quando li riapro vedo il lampo della luce blu e sento un marinaio cantare "O sole mio".
E allora mi vergogno per la mia incredulità e per ogni secondo della mia vita in cui non ho creduto ai miracoli.
Ah, Capri! Sull'isola, che ha già tante viste panoramiche da sogno, l'Hotel Caesar Augustus ha la terrazza che ha la vista più bella sul Golfo di Napoli. La piscina sembra un miraggio di mare nel cielo.
Questo albergo, famoso negli anni Cinquanta, è poi decaduto fino a quando è stato recentemente ripreso dagli antichi proprietari e da loro rinnovato con amore.

