È l'Ucraina il nuovo terrore dei mari

- di Mimmo Carratelli

I sette "dragoni" del magnate Segey Pugatohov dominano nelle regate internazionali.
Pippo Dalla Vecchia si ripromette di portarli a gareggiare a Napoli e intanto crea il Comitato dei circoli velici, presieduto da Gianfranco Busatti, per programmare nel golfo una serie di competizioni mondiali. L'adesione dell'Italia, dei Canottieri, del Posillipo, del Savoia e del Nautico di Torre del Greco. L'iniziativa si accompagna al progetto dell'Accademia della vela a Pozzuoli.

L'Ucraina sta spopolando nella vela, l'Ucraina che ha tremila laghi e affaccia sul Mar Nero. Un magnate del posto (e chi, se no?) ha allestito una flotta di sette "dragoni", barche in vetroresina che perpetuano la gloria dei "dragoni" antichi tutti in legno, che scorazza e vince dappertutto, protagonista nelle maggiori regate internazionali.
E' il Bunker Team dell'ucraino molto abbiente Segey Pugatohov, il nuovo terrore dei mari. La barca regina si chiama ovviamente "Bunker Queen", al timone Igor Sidorov. Tra tutti i monotipi a chiglia, il "dragone" è considerato il più sofisticato e affascinante. Lungo undici metri, tre uomini a bordo, una vela, un fiocco.
Hanno regatato nella classe "dragoni" il re di Spagna Juan Carlos e suo cugino Costantino di Grecia che vinse alle Olimpiadi della vela del 1960 nel golfo di Napoli.
"Li faremo venire a Napoli l'anno prossimo" dice Pippo Dalla Vecchia parlando dei "mammasantissimi" velici dell'Ucraina e progettando una memorabile regata di "dragoni" nel golfo. Intanto, già quest'anno, per i "dragoni" rigorosamente in legno, ha messo in palio la Coppa d'oro Eduardo Pepe.
"Abbiamo un mare spopolato - dice il presidente del Circolo Savoia - e bisogna popolarlo di vele. E' stato così nel passato, ma la tradizione si va affievolendo". Napoli vanta oggi due competizioni di grande rilievo: la Tre Golfi, organizzata dal Circolo Italia, e il Trofeo Campobasso del Circolo Savoia che sono le regate di maggiore prestigio. Ci vuole di più. Ed ecco come sarà possibile.

Se Eduardo inventò il sindaco del rione Sanità, Pippo Dalla Vecchia, presidente del Circolo Savoia in cui ha dispiegato tutte le sue fatiche di Sisifo per portarlo sempre più su, si è inventato sindaco del rione Santa Lucia con delega al Borgo Marinari dove non solo ha illeggiadrito le scale che portano al Circolo, e fa pulire la piazzola antistante, nell'assenza di spazzini comunali, ma spesso fa dragare il porticciolo, ricettacolo di rifiuti e ostacoli alla navigazione, trovandovi una volta anche la carcassa di un'auto.
Poiché Sisifo-Dalla Vecchia continua a spingere il masso della sua passione sull'erta montagna degli ostacoli, della pigrizia e dell'incapacità tutta napoletana di fare gruppo e mettersi insieme per costruire qualcosa, ecco che ha portato a termine l'ultima sua fatica.
Superati gli ottant'anni, questo gigante dei sogni, temprato negli anni giovanili sui faticosi scalmi del canottaggio e nel duro lavoro alla randa e ai verricelli delle barche a vela, si è messo in testa di riportare Napoli, e lo stadio del vento come ne definisce il golfo, agli onori delle grandi regate internazionali rilanciandone la gloriosa tradizione che non si riduce all'evento massimo del 1960 quando la città ospitò le Olimpiadi della vela.
E, così, prima da un notaio, per siglare un poderoso statuto, e, poi, in un convivio al Savoia, per cementare amicizie concrete, ha riunito i presidenti dei Circoli nautici napoletani per "inchiodarli" alla creazione di un Comitato dei Circoli velici del golfo di Napoli, l'organismo essenziale per catturare le più prestigiose competizioni del mare.

Esisteva dal 1997 un'Associazione Circoli velici che, nel turn-over biennale della guida, in cui si alternavano i presidenti dei club nautici, e di fronte alla nuova realtà della vela internazionale ha esaurito le sue energie. L'alternanza biennale della presidenza ne frenava la programmazione di largo respiro, necessaria oggi per "entrare" nell'affollatissimo e agguerrito calendario degli eventi velici europei.
"Il mondo della vela è cambiato - dice Dalla Vecchia. - Una volta, in Italia, dominavano Genova, Napoli e Trieste. La Federazione internazionale ci offriva l'organizzazione dei grandi eventi. Poi sono nate nuove strutture, nuovi porti turistici, nuove ambizioni e la concorrenza si è fatta agguerrita. Oggi Genova conserva un ruolo politico nella vela, Trieste si difende da leonessa, a Napoli ci è crollato il mondo addosso. Non siamo più nessuno. Nel Tirreno dettano legge l'Argentario, la Sardegna, Scarlino un piccolo comune della provincia di Grosseto che ha realizzato un porto per 950 posti-barca. Sono i nuovi centri che calamitano gli eventi velici più importanti. Il calendario delle competizioni si è fatto fitto.
Per entrarci, per assicurarti una regata importante devi prenotarla due, tre anni prima. Ecco perché c'è bisogno di questo nuovo organismo, il Comitato dei Circoli velici del golfo di Napoli, con un presidente super- partes e la durata di quattro anni del suo mandato. E' una sfida difficile, ma Napoli, città di mare che però ignora il suo mare, non può rimanere ai margini dei grandi eventi velici che significano anche flusso turistico internazionale, di armatori, marinai e persone al seguito, al minimo cinquecento ospiti per volta che, magari, per la prima volta scoprono Napoli e vorranno tornarci".

C'erano una volta un assessorato del mare e, addirittura, un assessorato del Mediterraneo che però hanno fatto un buco nell'acqua (di mare). Ora c'è questa iniziativa concreta che si accompagna al progetto, in via di esecuzione, dell'Accademia della Vela a Pozzuoli. Il presidente del Comitato è l'ing. Gianfranco Busatti, toscano giunto a Napoli per dirigere la Mecfond, con casa a Firenze e a Torre del Greco dove è stato per anni presidente del Circolo nautico e poi dirigente con più ruoli nella Federvela, uomo di vaste conoscenze nel mondo velico e di sicura personalità.
Il Comitato ha avuto l'adesione di Roberto Mottola, presidente del Circolo Italia e memorabile campione del mondo con "Picchio" Milone sul lago Ontario nel 1975, di Curzio Buonaiuto della Canottieri, di Bruno Caiazzo del Posillipo e di Aldo Seminaro del Nautico di Torre del Greco, coinvolto naturalmente il Circolo Savoia.

Il molto irrequieto e appassionato Pippo Dalla Vecchia non si ferma mai. Il raduno delle vele d'epoca è uno degli ultimi "gioielli" del poderoso uomo di mare che attrasse a Napoli, nel 1996, una tappa della Cutty Sark Tall Ships' Race in Mediterranean con la partecipazione dei 31 più suggestivi velieri del mondo, gli italiani "Amerigo Vespucci" e "Palinuro", la gigantesca nave polacca "Darnlodziezy" lunga 111 metri, la bulgara "Kaliakra", la spagnola "Rafael Verdera", l'indonesiana "Arung Samudera", la più piccola imbarcazione della compagnia, "Simon Bolivar" orgoglio della marineria venezuelana, la portoghese "Creoula". Per quattro giorni, dal 31 agosto al 4 luglio, i velieri dettero spettacolo nel golfo. Gloria passata da rinverdire. Pippo Dalla Vecchia sogna un golfo sempre pieno di vele e Napoli di nuovo capitale della vela internazionale. Da qui il "parto" molto sofferto ma alla fine riuscito del Comitato dei Circoli velici del golfo di Napoli.

E, intanto, mentre giungono le vele d'epoca, mi mostra una mirabile immagine della "Lulworth" del 1920 di un armatore romano che è la più grande barca del mondo a un albero e che veleggerà nel golfo. Ventiduesimo presidente del Circolo Savoia, Dalla Vecchia è al timone del club bianco blu da vent'anni esatti. Sotto la sua energica, martellante e appassionata guida, il Circolo è giunto a un grado di splendore che ne fa il salotto della città fra sport e cultura. Dalla Vecchia ha trasformato il Savoia in un museo palpitante di cose di mare e di storia napoletana e ne ha voluto fare "una dimora", una casa di amici che si sono moltiplicati negli anni. Ottocento soci e un patrimonio d'arte e di documenti.