È maggio, il tempo delle vele

- di Mimmo Carratelli

Le regate internazionali di Capri nel segno dei più bei nomi del circuito velistico mondiale. Aneddoti e fantasie da Paul Cayard a Francesco De Angelis. La barba da profeta di Pelaschier.
Gli insegnamenti di Pippo Dalla Vecchia.
Marco Peroni, un ricordo commosso.
Emozione per la barca sponsorizzata dal nostro giornale in gara quest'anno, padrino Guido Lembo.

Sin da quando all'ovest non c'era niente di nuovo e Peppino di Capri suonava al "Number Two", e Harald di Norvegia non era ancora giunto nel golfo col suo "Fram", mi interessavo al grecale e alle regate di Capri, reporter provvisorio di un avvenimento magico che non si vede.
Le barche partono da Marina Grande, bolinano, qualcuno cazza, un altro orza, uno fiuta il vento e vira, le barche si allontanano dall'isola, scompaiono alla vista, chi scegliendo il sottovento e chi il refolo di ponente. Al box-office si capta il gracchiare di posizioni approssimative. Dopo due, tre ore le barche tornano, ma per sapere chi avesse vinto ho dovuto sempre farmelo dire da Nicola Sironi che, dai tempi dell'Arca di Noè, fa le classifiche trigonometriche e compensate in cui spesso, ed evangelicamente, la barca ultima arrivata diventa la prima e vince. Certo, si può andare per mare, in gommone, dietro alle barche e vedere da vicino i duelli che ingaggiano, gli spinnaker colorati che si gonfiano, gli stralli che vibrano, la randa che schiocca per gli schiaffi del vento nelle stecche, i boma che si spostano, e sentire persino lo stridìo dei verricelli, ma è una fatica bestiale, e molto spesso bagnata, che non lascia molte energie per scrivere il "pezzo" allo sbarco. Per scriverlo almeno come si deve, piuttosto che come si vede.
Ogni anno sono andato a lezione da Pippo Dalla Vecchia per cavarmela e da Carlo Rolandi a ripetizione, e mi sono aggrappato alla bella barba bianca di Gianni Pellizza per il valore aggiunto di un particolare tecnico. Ho sbirciato i "pezzi" di Beppe Barnao, Paolo Venanzangeli e Luca Bontempelli, i maestri dello scrivere a vela, per cavarne ispirazioni superiori.
Ho visto Giorgio Falck regatare a Capri su "Safilo", ma anche l'abbronzatissimo socialista Pietro Lezzi uscire nel golfo sul suo dinghy "Gaiola", tutto di mogano. Ho avuto le mie esperienze. Ho assistito al tramonto del bompresso e alla gloria del tangone. Mi sono inorgoglito stringendo la mano a Paul Cayard l'anno che regatò a Capri su "Brava Q8" di Pasquale Landolfi ricordandogli che ci eravamo conosciuti a San Diego all'epoca del "Moro". Lui se ne ricordava poco e niente, peccato. In America avevo visto il sindaco di San Diego Maureen O'Connor, gran bella donna, fare gli occhi dolci a Raul Gardini.
A Capri ho passato un intero pomeriggio a intervistare i silenzi di Francesco De Angelis, che mi ricorda tanto l'attore Tony Perkins. Era appena sbarcato vittorioso da "Alligator" nel '95, mentre gli occhi delle ragazze erano tutti per Torben Grael. Con Vasco Vascotto sono arrivato alla confidenza di scambiarci i numeri dei cellulari. Sono stato in ginocchio davanti a Mauro Pelaschier che, tutto in piedi e con le braccia allargate, somiglia proprio a un Cristo dei mari. Ho distinto immediatamente chi dei due Chieffi fosse Tommaso e chi Enrico, il primo è un ricciolone e il secondo porta i capelli corti.
Ci sono state barche che mi hanno rallegrato, come "Smorza 'e lights" di Puccio Donati e il primo "Mascalzone latino" di Vincenzo Onorato. Altre mi hanno fatto dormire bene come "Kamomilla Blu" di Alessandro Scarselli. Altre ancora mi hanno fatto sognare come "Il mago di Oz" con Tiziano Nava al timone, "Mandrake" con Pelaschier, "Mumm a mia" di Paolo Gaia. Ci sono state barche che mi hanno fatto impensierire come "Pessima" di Emilio Bizzarro, "Fantasque" di Marino Corona, "Malecore", "Macumba Nao", Tuquoque", "Filodatorcere" , "Nientescuse", "Abracadabra". Una volta, "Cianciaruso" ebbe tutte donne a bordo.
Il ricordo più bello delle regate resta legato a Marco Peroni, il ragazzo entusiasta della birra che più di tutti volle la vela a Capri e la sponsorizzò con generosità e simpatia. Ora che non c'è più, un pensiero commosso va a lui, anfitrione elegante, sportivo genuino, amico sincero.
Anche quest'anno la solita bella folla di marinai e di ragazze, di barche e di yacht. Un'emozione in più per noi: c'è in gara "L'Isola", la barca sponsorizzata dal nostro giornale, voluta da Antonio Cianniello, armata da Peppe Morani, con Marina Zamorani, Francesco Nazzaro, Alberto Batacchi, Sergio Brunese, Maurizio Minacci e Aldo Tosolini a bordo, un equipaggio di audaci, di adepti di Eolo, di discepoli di Nettuno.
Li abbiamo visti partire, sicuri ed entusiasti. Andiamo a spulciare le classifiche compensate per sapere com'è andata l'avventura. E, poi, tutti all'"Anema e core" di Guido Lembo, padrino della barca, padrone dei nostri balli.