Ecco l'Italia che ho scoperto in Giappone

- di Daniele Trosino

Nel porto di Nagoya, l'Italian Village appena inaugurato, con i prodotti proposti dal Cis di Nola.
Dovunque il richiamo delle sale dei "pachinko", flipper verticali luminosi e colorati.<br>
<br>
Kyoto è la Firenze del Sol levante e, nel porto di Nagoya, l'Italian Village appena inaugurato, con i prodotti proposti dal Cis di Nola, ha i canali e le gondole di Venezia.
Appunti di un viaggio entusiasmante.
Tokio, la città di tante città: l'elettronica di Akhiabara, lo shopping di lusso a Ginza, la vita notturna di Roppongi, i più grandi magazzini del mondo a Shinjuku.
Regole, costumi e usanze che stupiscono noi europei.
La formalità regna sovrana.

Ventitre anni fa, quando mi presentai un tantino emozionato e con fare compito alla fatidica prova dell'esamino di terza media esponendo e discettando del Giappone, mai avrei pensato che il futuro mi avrebbe riservato un incontro ravvicinato con il Paese del sol levante. Honshu, Kyushu, Shikokou ed Hokkaido. Quasi una filastrocca era per me allora. Mi serviva per rappresentare quasi visivamente l'arcipelago giapponese con il corollario di isole più piccole. Isole. Terre con un fascino particolare. A qualunque latitudine. Di qualsiasi dimensione.
Il mare. Sgombriamo il campo da ogni dubbio. Pur avendo migliaia di chilometri di coste, ai giapponesi il mare non piace come a noi occidentali. Non è protagonista in Giappone. Come pure non è amata la dorata abbronzatura che tanto affascina noi europei. Protagonista assoluto, invece, è il pesce nella cucina giapponese. Non c'era forse la necessità di andare in Giappone per scoprirlo, visto che stanno spuntando in ogni dove sushi bar. Resta comunque il fascino di averne assiduamente frequentati (ahimè) di originali e caratteristici in sette giorni di soggiorno in Giappone.
Di isole belle, almeno dal punto di vista paesaggistico, devo riconoscerlo, non mi è a mancato di scoprirne nella mia seppur approssimativa vita di "viaggiatore" in Oriente. Amo viaggiare, anche se il poco tempo non è amico. Un fatto è certo: isole così diverse e in grado di svelare una cultura così particolare sarà difficile forse incontrarne.
Il Giappone però non mi ha colto di sorpresa. Lontanissime le reminiscenze degli studi fanciulleschi, ho preparato in qualche modo il mio viaggio. Avevo studiato e mi ero informato da chi aveva avuto la fortuna di poterne apprendere i segreti con mesi di permanenza in quelle terre lontane.
La guida di una graziosa giapponesina - devo riconoscerlo - è stata preziosa, quasi indispensabile per cogliere il vero senso di questo Paese. Sette giorni, seppur intensi, rischiano di essere pochini per immergerti nella cultura orientale.
Modernizzato, ma assai poco occidentalizzato, forse è questa l'essenza del Giappone. Distante anni luce da noi. Se è vero che non occorre un lungo soggiorno per rendersi conto di come la cultura nipponica sia profondamente diversa da ogni altra e di quanto i giapponesi ne vadano sottilmente fieri. Ci si imbatte presto nella difficoltà, formidabile per uno straniero, di destreggiarsi nel groviglio di convenzioni e codici non scritti. Rimani comunque colpito da un Paese di cui spesso noi occidentali prendiamo in giro le formalità talvolta eccessive come la cerimonia dello scambio dei biglietti da visita, che è l'indispensabile preliminare per dosare la profondità dell'inchino.
Nella vecchia Europa sarebbe considerato eccessivo, quasi una presa in giro, il comportamento di quell'autista d'autobus o controllore di treno che ringrazia singolarmente ogni passeggero che scende o sale. In Giappone, invece, la condivisione delle regole, unita alla massima serietà e convinzione nell'applicarle, rende perfettamente normali e accettati comportamenti improbabili o bizzarri ai nostri occhi.
Una terra di sole, dove il sole si "leva", ma i cui abitanti non mi sono apparsi per niente solari, almeno nella nostra abituale accezione. Mai spazio al sorriso, e sempre un velo di malinconia nei loro occhi. Un paese in cui i rapporti fra le persone possono svilupparsi senza incidenti soltanto se restano sul filo di un cerimoniale molto preciso. Afferrare su quali alchimie si fonda tale rituale richiede l'abbandono della logica classica per affidarsi ad altro. A qualcosa per noi occidentali oscuro, inafferrabile. Tanto da costringere il sottoscritto ad impantanarsi in situazioni in quella terra davvero incresciose, seppure in patria incredibilmente di routine.
E questo spiega la differenza con i nostri canoni. Il principale cardine sociale del Giappone è il conformismo più spinto alle regole, sia nella scrittura che nelle consuetudini. In Occidente, il traguardo verso cui tende ogni progetto è il risultato e le regole ne costituiscono solo la cornice, mentre per i giapponesi è il rispetto della forma a modellare la realizzazione. Fare qualcosa nel modo giusto porterà alla fine a farla anche nel modo migliore.
Ovviamente, Tokio è stata una delle tappe del mio viaggio. Nemmeno la più bella, sicuramente però da non perdere. Tokio è una città di tante città, ognuna diversa e dotata di una distinta personalità. Akhiabara, ovvero la città dell'elettronica, tempio della tecnologia hi-fi e dei computer. Ginza o lo shopping di lusso. Roppongi o la vita notturna. Shinjuku ovvero i più grandi magazzini del mondo.
In ogni angolo del Paese puntuale, come i celebri treni veloci giapponesi, l'appuntamento con i pachinko, pirotecnici biliardini che si trovano ovunque. Le sale sono un tripudio di colori al neon e lampadine colorate. Immersi in questo inferno colorato ci sono i giocatori che osservano rapiti la traiettoria delle biglie di metallo dorato, incuranti di tutto quanto li circonda, sudditi inconsapevoli di questi flipper tutti verticali, identici e disposti in lunghe file parallele. Sarei davvero presuntoso se volessi esaurire la complessità del Giappone, fatta di mille stranezze e contraddizioni, con un semplice racconto di viaggio. E' un Paese che per molti aspetti precorre i tempi e detta tendenze. Un laboratorio aperto sul futuro. Forse non esattamente il nostro futuro, ma che conserva solidissime radici con il suo passato. E' l'aria che respiri nella bellissima Kyoto, definita la "Firenze del Giappone" per la ricchezza delle testimonianze storiche.
Ma perché sono stato in Giappone? Quasi dimenticavo di raccontarlo. Perché il 26 marzo, nel porto di Nagoya, è stato inaugurato l'Italian Village, centro commerciale e di divertimento costruito con canali e gondole originali, un progetto che replica Venezia.
Nell'area "shopping", Italian Village proporrà ai consumatori giapponesi prodotti esclusivamente italiani: dai cibi e dalle produzioni tipiche sino ai beni di consumo quali abbigliamento, accessori, scarpe, borse, cartoleria, giocattoli ed altri ancora.
La realizzazione di questo assortimento è stata effettuata scegliendo tra i prodotti proposti dal Cis di Nola, il Centro di distribuzione all'ingrosso più grande d'Europa che sorge a Nola, a ridosso di Napoli. Si è attivato così un interscambio commerciale Italia/Giappone per diversi milioni di euro. Inoltre, sono stati aperti numerosi punti vendita di marchi del settore moda, presenti sul mercato italiano che hanno radici al Cis, a testimonianza della validità dell'offerta commerciale del made in Italy.
In particolare, grazie alla sinergia tra il porto di Nagoya e le strutture logistiche dell'interporto di Nola, il flusso di merce è stato seguito in tutte le fasi dalla proposta, alla scelta, all'acquisto. fino alla spedizione e al trasporto.
Il format dell'operazione verrà riproposto anche su altri mercati e ad altri clienti potenziali in modo da poter generare nuove opportunità commerciali per le aziende socie del Cis. Il complesso giapponese ha anche un "canale" su cui navigheranno piccole imbarcazioni con la panoramica delle isole di Murano, Burano e di Piazza San Marco in riproduzione.
Sono previsti spettacoli, eventi, musica e fuochi pirotecnici tutti italiani. Il Villaggio è raggiungibile con treni veloci da Tokyo e si trova a cinque minuti a piedi dalla stazione. Copre una superficie di 31mila mq di cui 29mila coperti ed è dotato di mille posti auto (in Giappone l'automobile è poco
utilizzata). Sono previsti due milioni di visitatori all'anno.
Oltre all'area destinata all'artigianato, dove verranno presentate al pubblico le arti e i mestieri tradizionali che hanno reso famosa l'Italia nel mondo, alla Camera di commercio italiana in Giappone, alla zona ristorazione, dotata di un lungo acquario dove si può scegliere il pesce ed altre specialità marine, verrà creata una zona termale dove saranno a disposizione diversi tipi di acque e bagni termali. A chi mi chiede di raccontargli il mio viaggio in Giappone, rispondo: è un viaggio che ripeterei, sicuramente con mia moglie e con i miei figli. Anche perché le emozioni, le sensazioni che riesce a trasmettere un Paese dalla cultura così particolare e così diversa dalla nostra non si riescono a descrivere compiutamente. Bisogna viverle.

Ecco l'Italia che ho scoperto in Giappone