Giallo mare

- di Alessandro Bergonzoni

La capitaneria di porco era come sempre invasa dai maiali. Le navi attraccavano seguendo le orme degli ormeggi; il frigo della capitaneria aveva l'aria condizionata rotta: le birre sudavano, i latticini allattavano artificialmente, la frutta era ormai alla frutta, e cioè vitamina zeta.
Quando arrivò l'allarme che al largo vicino allo stretto era stato trovato il corpo smilzo di una donna grassa, ma non la donna, Sciurpa ebbe un presentimento: sentiva la morte alitargli sul collo e immaginava anche cosa avesse mangiato la sera prima.
Mobi era un uomo solo (quindi non anche una donna), non si era mai voluto sposare perché diceva che le mogli prima o poi muoiono e lui di quelle cose non ne voleva sapere. Conviveva con un istrice in pensione, senza aculei e la sua vita era divisa tra l'ufficio la casa il bar il bagno la cucina il tinello il giardino il bar il lavoro la casa ilo tinello il bagno...
Il ritrovamento di quella donna enorme lo impensieriva più di un normale omicidio sempre che non si trattasse d'altro: stillicidio (se era stata uccisa con una penna ad inchiostro), suicidio (se era stata uccisa con un suino), abigeato (con un abi) o genocidio se era stata uccisa con altre cose.
Ho detto donna enorme perché all'istituto di medicina legale s'accorsero che pesava 112 libbre che tradotto in maschi sarebbero 90 libri; da notare che il peso era inteso compresi gli occhiali perché escluso quelli pesava la bellezza di 29 libbre in meno.
Mobi non si fece ingannare da quel modello particolarmente grande; certo pensò che sarebbero potuti essere stati gli occhiali a trascinarla in acqua, ma c'era un altro particolare che al lettore sarà sicuramente sfuggito dato che non l'ho ancora scritto: dall'autopsia risultava che la donna aveva segni di vita sui fianchi (e fin qui tutto regolare), graffi nella zona del gatto, un tatuaggio su di un lobo che raffigurava il centro di Londra immerso nella nebbia ma soprattutto del muschio sotto le ascelle. Da questo si fece risalire il decesso al giorno di Natale.
Alcuni spiritosi sostennero che poteva essere un fatto solo di scarsa igiene, ma Sciurpa li convinse alla sua tesi con una semplice manganellata sulle ginocchia: si raggiunse così unità di intenti nelle indagini. Comunque, quello che lasciava più stupiti è che nello stomaco della donna furono trovati resti di un pranzo frugale pezzi d'ananas un ombrello aperto e ciò che veramente avrebbe dato una svolta alle indagini cioè un remo.
La statuetta di uno dei due scopritori di Roma capitale portò Sciurpa a sviluppare un'idea laboriosa ma scientifica; si recò in Italia ma non a Roma bensì a Milano dove aveva dei parenti; vi stette una settimana e quando tornò ebbe il lampo di genio nel temporale dei suoi pensieri: fece rifare l'autopsia alla donna che questa volta però perse definitivamente la pazienza, perché lei disse che questo apri e chiudi era insopportabile, che in questo modo aveva una digestione lenta e faticosa, che non riusciva più a concentrarsi sul lavoro oltre al fatto che ormai non andava di corpo da sei settimane.
Fu proprio questa reazione inaspettata che fece capire a Sciurpa che forse la donna non era mai stata veramente uccisa, ma che era semplicemente svenuta al largo dello stretto.
Rimbrottò gli uomini della scientifica, si scusò con la cicciona e siccome quel giorno era molto caldo cambiò giorno.