Gli orologi di Anacapri in fila per tre

- di Mino Rossi

Il primo montato nel Seicento sul campanile della chiesa di Santa Sofia è il più antico dell'isola, ma oggi è un quadrante maiolicato muto e senza lancette.
Per generazioni, un membro della famiglia Massimino ebbe l'incarico di "pubblico regolatore".
La battaglia del parroco De Tommaso.
I due nuovi quadranti di marmo e una famosa protesta di Faruk.

L'orologio della Piazzetta di Capri è famoso nel mondo. È in tutte le cartoline, i poster, i souvenirs. Immancabilmente fotografato dai turisti. Batte le ore della mondanità che sciama tra i tavolini dei caffè. Svetta sul bel campanile staccato dalla chiesa di Santo Stefano, defilata sulle scale della Piazzetta, e rintocca. Un quadrante si mostra al salotto dell'isola, l'altro sul panorama del mare.

E Anacapri ce l'ha un campanile e un orologio?

Meno fortunati e famosi, ce li ha. E i quadranti sono tre. Un vecchio quadrante maiolicato, senza più vita, e due quadranti di marmo che segnano le ore e mandano i loro rintocchi. Un orologio a tre facce. Ecco un caso unico. In quanto a questo, Anacapri batte Capri per tre quadranti contro due.
Dunque, l'orologio di Anacapri. Un campanile tozzo, scurito dal tempo, si erge dietro la facciata di stucco bianca e gialla della chiesa di Santa Sofia. Si può vederlo dalla terrazza del Circolo Diaz. Dalla piazza resta un po' nascosto. La chiesa di Santa Sofia, celata dalla facciata successiva, è del 1510. Un secolo dopo, un gruppo di giovani volenterosi anacapresi eresse il campanile. Mani operose e appassionate tirarono su una torre di quindici metri da un terrapieno a fianco della chiesa antica. E un orologio col quadrante di maiolica fu posto in cima alla torre.

Sul quadrante, anziché dodici ore, erano segnati sei numeri romani.

In alto, al posto del 12, c'era VI. In senso orario seguivano I e II, in basso III (al posto del 6), quindi IV e V. Perché così andava il tempo nel Seicento, dal sorgere del sole al tramonto. Quando la lancetta piccola era su VI corrispondeva alle sei del mattino. Su I era la prima ora del giorno (le sette), su II la seconda ora del giorno (le otto). Quando la lancetta tornava su VI era la sesta ora, corrispondente al mezzogiorno. Il nuovo giro si concludeva su VI che era la mezzanotte. Le ore piene erano annunciate dal ripetersi di un secco "din". L'orologio suonava anche i quarti d'ora, e il quarto veniva chiamato "magliuoccolo". Un termine citato negli scritti del barone Carelli, ma di cui non si conosce l'origine.
Dell'orologio maiolicato resta oggi un quadrante muto. Le spese per la manutenzione delle ruote e delle funi che lo muovevano sono trascritte in documenti preziosi.

Nel 1905 ci fu una vera guerra per l'orologio di Anacapri.

Aveva resistito quasi trecento anni e al Comune, che voleva sostituirlo con un orologio più moderno, e con le dodici ore segnate sul quadrante, si oppose con fervore il parroco Tommaso De Tommaso. Il sacerdote concesse alla fine l'installazione del nuovo orologio a patto che, sul campanile, conservasse una sua sistemazione l'antico quadrante maiolicato.
La ditta Curci di Napoli montò nel 1920 due quadranti di marmo, uno visibile a est, dalla piazza, e una a sud, visibile dal Pagliaro, e spostò il quadrante maiolicato su un lato del campanile non più visibile dalla piazza Diaz. Oggi, dal terrazzo del Circolo, è possibile vedere ancora il quadrante maiolicato, "salvato" dal parroco, accanto a uno dei quadranti di marmo. Senza lancette, e col meccanismo perduto, il vecchio orologio è un muto testimone del tempo.
Ad "accudire" l'orologio seicentesco si erano dedicati, per generazioni, i membri della famiglia Massimino. Erano fabbri e falegnami di Anacapri col secondo lavoro di badare all'orologio, che era una incombenza delicata per tenerne in funzione il meccanismo, ed avevano l'incarico di "pubblico regolatore". Quando l'orologio si fermava, i Massimino lo portavano a tempo prendendo l'ora da una meridiana. Gli anacapresi regolavano le loro giornate ai rintocchi dell'orologio della piazza che si diffondevano in tutto il paese. Persino la regolamentazione della caccia (1724) faceva riferimento all'orologio perché i cacciatori delle Boffe e di Caprile potevano muoversi soltanto dopo i rintocchi del Paternoster, alle sei del mattino. Questo perché avessero tutt'insieme una parità d'occasione nella caccia, e nessuno poteva fare il furbo sparando prima. Dopo l'ora prestabilita andavano ad appostarsi al Castello Barbarossa, a Materita, al Faro per il passaggio delle quaglie. Esse scendevano a sud, verso il caldo dell'Africa, in aprile e maggio, e risalivano a nord in agosto e settembre. Pesanti e con le ali piccole, le quaglie "prendevano fiato" sull'isola di Capri. I cacciatori gli sparavano oppure le catturavano nelle reti da pesca tese fra due pali di castagno: vi si impigliavano volando. I pescatori, invece, le prendevano col "coppo" quando sostavano sugli scogli. E altri le catturavano di notte nei campi dove finivano abbagliate dai lumi a gas.
I nuovi orologi di marmo sono sincronizzati per il suono della campana della chiesa.

Nei tempi andati, le campanare di Anacapri spingevano con le mani la campana.

Una volta, nel giorno di Sant'Antonio, spinsero troppo energicamente e il batacchio finì in piazza dove c'era una gran folla di fedeli, ma non fece danni. La campana di Sant'Antonio fu un regalo, nel 1949, degli anacapresi emigrati in Argentina. I rintocchi dell'orologio hanno sempre tenuto compagnia agli anacapresi, un suono amico che ne scandiva il ritmo dei giorni. Non piacevano però ai turisti che dicevano di esserne disturbati durante la notte. Faruk, che alloggiava al Paradiso con la seconda moglie negli anni Cinquanta, protestò e cambiò residenza. Per essere più lontano dall'orologio si trasferì al "Caesar Augustus" dove i rintocchi giungevano attutiti. Venne così deciso che nei mesi estivi l'orologio non suonasse più le ore. Gli anacapresi ne furono contrariati e una donna cieca pretese che il suono delle ore venisse ripristinato. "Sono sola e cieca, - disse, - e l'orologio mi tiene compagnia coi suoi rintocchi.". Fu accontentata.
L'orologio maiolicato di Anacapri è meno brillante di quello di Capri. Il blu, il nero e il bianco lo fanno più cupo rispetto all'orologio della Piazzetta che è più "caldo" per il giallo dominante. Ma l'orologio maiolicato di Anacapri ha un primato: è "nato" prima dell'orologio di Capri.

Trovato il meccanismo in legno
Una scoperta recente ha riproposto la suggestione del vecchio orologio di Anacapri. Si riteneva perduto il delicato e complesso meccanismo di legno, con funi, ruote, pesi e contrappesi. È stato trovato. Antonio Mazzarella, un biondino piccolo e magro, 51 anni, impiegato del Comune di Anacapri, detto Ndulino, l'ha scovato in un deposito municipale. La sua emozione è stata grande. Una affascinante memoria del passato era davanti ai suoi occhi. Mazzarella ha provveduto ad assemblare con cura il meccanismo, lo ha ripulito dei residui di polvere e detriti lasciati dal tempo e, come se avesse trovato un tesoro, e tale era per la memoria di Anacapri, lo ha sistemato meglio in un deposito più sicuro e al riparo da danni eventuali. Ne ha dato comunicazione al sindaco Cerrotta che ora cova l'idea di esporre il meccanismo alla Casa Rossa che presto sarà un museo. Anacapresi e turisti potranno vedere come andava regolato il tempo nel Seicento ammirando l'antico prodigio di ingegneria, l'antenato degli orologi a molla, il vecchio trisavolo degli orologi al quarzo.