Indice
- Numero 4 - Luglio 2003
- L'Editoriale - Il richiamo della costiera
- Sorrento, le emozioni che non si possono narrare
- Per due pagnotte di pane Axel Munthe andò via da Capri
- L'archeologo e la ballerina
- La Stromboli selvaggia di Ingrid e Rossellini
- E la Magnani tradita scatenò la guerra dei vulcani
- C'è un piano bar sullo sperone di Anacapri tra cielo e mare
- Quel pupazzo a molla che indicava i banchi di corallo ai pescatori torresi
- Il sogno di case e pergole di Edwin Cerio a Capri
- Quella Lettera 22 che risuonò in una piccola casa a Marina Grande
- Ad Anacapri lo scoop della intervista a Faruk
- L'ombra di Brando sull'atollo di Tetiaroa
- Da Paul Gauguin a Mel Gibson nell'ultimo paradiso
- Da Tramonti al nord la spedizione dei tremila volontari della pizza
- Il paese della tramontana
- Montecarlo chiama Napoli
- Così ho visto i Faraglioni
- Tra gli ulivi di Vatolla l'amore segreto di Vico per Giulia
- Fra Nantucket e Martha's un vero derby atlantico
- Il sensazionale furto di mare che fece scoprire la bussola
- I toscani lo chiamano Aldo Afoso
- In Italia esiste un solo reato
- Quel verso inedito di Bindi a Punta Carena
- Il rosso e nero a capri
- Il reporter dell'Isola
I toscani lo chiamano Aldo Afoso
- di Alessandro Bergonzoni
Quando d'estate c'è un sol leone è perché tutti gli altri leoni sono fuggiti dal caldo. Gli animali, infatti, e non solo quelli umani, si adattano alle stagioni e si lasciano andare: la volpe perde l'uva ma non il pelo, le lucertole con le lenti a contatto prendono fuoco, le zebre perdono le righe bianche, il tonno si apre, l'anguilla si guarda allo specchio e vede Comacchio, le mosche partono e vanno vicino alle vacche, e le vacche finalmente possono andare in "vaccanza".
Questo è forse il più bel periodo dell'anno, l'unico in cui il sol ci avvolge nel suo plaid di raggi non biciclistici. L'aria fresca fascia sciarpisticamente ciò che l'inverno ha cassafortato troppo gelosamente, i belli restano belli, i brutti diventano ancora più brutti e come soleva ripetere Otto Fleming "Attenti al coccige non basta il mastice". Come sempre, un grande dilemma con la emme moscia e la "u" di gattu sarà sarà il leit-motiv dell'estate: intero, bikini o monokini. La mia teoria è da sempre una sola: per quanto riguarda l'intero posso proprio dire di non prediligerlo se non altro perché l'intero è da sempre una parte del lordo e a me la cosa non sa di pulito soprattutto se escludiamo i due pezzi che fanno parte dell'intero, ma senza tara, e guardiamoci nelle palle degli occhi: chi oggi non ha almeno una tara? Il bikini poi lo reputo sorpassato perché ormai sorpassato e quindi senza futuro perché ormai senza futuro.
Passando invece al monokini posso dire che lo reputo ancora troppo coprente. La domanda ancestrale infatti è una perché nascondere? Forse abbiamo qualcosa di cui vergognarci? Perché celare? Lasciamo che a celare sia solo il cielo con la lingerie di cirri e cumulonembi. Per chi non lo avesse ancora capito insomma io opto per il nulla, il fantasmagorico "nudo nato", corpo e anima senza orpelli, così come mater fecit; diamo un taglio cesareo a tutto ciò che è di Cesare, lasciamoci le scapole alle spalle, pensiamo alle donne sposate, abbandoniamo i nostri corpi sull'arena, ma scansiamoci al passaggio dei tori; lasciamoci cullare dalle onde che arrivano in barca spinte da una mano che sculaccia il mare monello. Tuffiamoci a capa tosta nel grande mare di guai, costruiamo castelli di scabbia, peschiamo in flagrante, addormentiamoci sugli ombrelloni a sdraio. L'estate è anche questo. L'estate oltre a essere una delle quattro stagioni di vivaldi (al quale vanno i nostri migliori auguri di pronta guarigione) è anche un tipo di pizza ma è soprattutto l'unico periodo dell'anno in cui il cervello si affumica e l'anima diventa speck perché va tenuto presente che dentro ognuno di noi sonnecchia un maiale (e in alcuni pare non riposi nemmeno tanto).

