Indice
- Numero 20 - Dicembre 2005
- L'Editoriale - Jesce Sole
- Trapani, mare blu e vele mondiali
- Il mare degli scrittori
- Capri al tempo di Mussolini
- Le 7 passeggiate capresi di Stefanie Sonnentag
- Lady Liquirizia
- Quando Colette prese casa ad Anacapri
- Santa Barbara, la guida più popolare di Sorrento
- Il sogno di Eleonora d'Arborea
- Gallipoli, la bella città
- Il commenda milanese che si innamorò di Ischia
- L'estate al Giglio
- C'era una volta la spiaggia del Cavo
- Il compleanno di Goletta Verde
- Presente futuro del verbo pensiero
- Da Milano a Napoli lo sfolgorio dei gioielli di Antonella Puttini
- Le novantuno candeline della nonna dell'Elba
- Il reporter dell'Isola
Il compleanno di Goletta Verde
- di Giovanni Valentini
Le riserve e l'ostilità degli inizi.
Sul laboratorio galleggiante di Legambiente, tecnici e attrezzature sofisticate.
Una sfida continua fatta di solidarietà e partecipazione contro la cementificazione dei litorali e l'inquinamento.
A vent'anni dal suo esordio, è felicemente ripresa quest'estate la navigazione della "Goletta verde" lungo le coste italiane per monitorare lo stato di salute del nostro mare. Dopo un lungo intervallo, la barca-laboratorio di Legambiente ha rifatto il periplo della Penisola, sempre in collaborazione con il settimanale L'Espresso, lanciando purtroppo un nuovo allarme: il livello dell'inquinamento torna a salire e la cementificazione del litorale aumenta, favorita dall'abusivismo edilizio e dalla pratica perversa dei condoni.
C'è evidentemente un rapporto tra i due fenomeni: le costruzioni selvagge, al di fuori di ogni regola e norma urbanistica, danneggiano non solo il paesaggio ma compromettono anche l'ambiente e la salute dei cittadini.
Quando iniziò a metà degli anni Ottanta l'avventura della "Goletta verde" per L'Espresso, sotto la mia direzione, Panorama - il nostro principale concorrente, guidato allora da Claudio Rinaldi - pubblicò un'inchiesta intitolata polemicamente "Non rompeteci le vacanze". A parte la forma di dubbio gusto, quella reazione d'insofferenza tradiva in realtà un deficit o un ritardo culturale: la questione ambientale non era diventata ancora un fattore centrale della nostra vita collettiva, un principio fondamentale per organizzare e orientare lo sviluppo.
Come rispondemmo già all'epoca e come personalmente continuo a pensare a maggior ragione oggi, con quell'iniziativa non soltanto non "rompemmo" le vacanze a nessuno ma, anzi, abbiamo contribuito ad "aggiustarle" nel tempo a molti italiani. All'inizio, come accade spesso alle operazioni inedite e sperimentali, "Goletta verde" suscitò molte riserve e ostilità. L'idea che un'associazione privata, con il contributo di un settimanale scomodo com'è sempre stato L'Espresso, allestisse un laboratorio galleggiante dotato di tecnici, provette e microscopi per prelevare e analizzare campioni di mare, insomma per dare i voti alle spiagge italiane, sembrò quasi una sfida o addirittura una provocazione. Ma poi, anno dopo anno, l'iniziativa conquistò una crescente credibilità: tanto che in vista dell'estate cominciarono ad arrivare al giornale da ogni parte d'Italia richieste e sollecitazioni di sindaci o assessori che, dopo l'installazione di un depuratore o la bonifica di un tratto di costa, reclamavano una visita della "Goletta" proprio per ottenere una certificazione - indipendente e attendibile - sulla "pulizia" delle loro acque.
Per merito soprattutto di Legambiente, presieduta allora con intelligenza ed equilibrio da Ermete Realacci e adesso con altrettanta capacità da Roberto Della Seta, quella campagna rappresentò anche una supplenza nei confronti dell'amministrazione pubblica, riempiendo almeno in parte un vuoto di potere e di responsabilità che purtroppo in molti casi perdura fino ai giorni nostri. Sull'onda delle grandi battaglie per i diritti civili che L'Espresso aveva sostenuto e appoggiato, dal divorzio all'aborto, la "Goletta verde" divenne così lo strumento e il simbolo di una partecipazione attiva degli ambientalisti, dei cittadini, dei mass media, alla difesa della natura e della salute. E' stato, insomma, un modello di iniziativa e di mobilitazione popolare per integrare, incalzare, sollecitare gli amministratori pubblici nell'azione di tutela ambientale.
In questi ultimi vent'anni, anche in Italia l'ecologia è diventata cultura diffusa, coscienza dei limiti, consapevolezza dei vincoli che occorre rispettare per garantire uno "sviluppo sostenibile": l'ambiente come patrimonio comune in funzione di un destino comune. Molto tuttavia resta ancora da fare, soprattutto in materia di inquinamento: da quello atmosferico a quello marino, fino a quello acustico.
Il progressivo surriscaldamento della Terra, provocato dalle emissioni nocive e quindi dall'effetto-serra che ne deriva, è una minaccia che incombe sull'intera popolazione mondiale e in particolare sulle generazioni future.
Ora che la globalizzazione e la crisi economica internazionale lanciano nuove sfide a tutta l'umanità, anche gli ambientalisti sono chiamati dunque ad aggiornare e intensificare il proprio impegno per salvare il pianeta dall'autodistruzione. Questa non è semplicemente una congiuntura sfavorevole, temporanea, passeggera. Siamo di fronte a una crisi energetica che implica in una prospettiva di medio termine l'uscita dall'economia del petrolio, la fine di una dipendenza anche geo-politica, la ricerca di fonti alternative a quelle fossili che sono ormai in via di esaurimento.
L'ambientalismo può essere perciò il "regolatore dello sviluppo", il volano di un capitalismo moderno che punti a favorire un progresso economico-sociale il più ampio ed equo possibile. Ma deve diventare anch'esso "sostenibile", cioè compatibile con l'esigenza di una maggiore giustizia, di una maggiore sicurezza e di una maggiore solidarietà. L'ambiente per l'uomo, l'intero genere umano, non contro l'uomo. L'ambiente al servizio dell'uomo, e naturalmente della donna, non l'uomo e la donna sottomessi all'assolutismo dell'ambiente.

