Indice
- Numero 33 - Agosto 2007
- L'Editoriale - Bikini di Agosto
- Le cinque vele del Cilento
- A cena con la luna
- Il mecenate della scuola di Capri
- Le volte a botte di Anacapri
- Il buen retiro ischitano di Luchino Visconti
- Quelli del Victory
- A Rimatara, in cargo ai bordi del mondo
- Un uomo di Pantelleria
- Il volto di Ischia
- L'ultima canzone di Edith Piaf per Marcel Cerdan
- Il cuore felice di Lud
- La libertà corre sul filo
- Il marinaio che viene dalla montagna
- L'estate della "Rossellina"
- Fuga a Procida
- Il reporter dell'Isola
Il cuore felice di Lud
- di Carlo Nicotera
Storia romantica di un barcone al largo di Mursia, di tre amici, Luchino, Giuseppe e Tataccio, e di duecento ami.
La meraviglia di mastro Chicco.
Lo scirocco secco del Maghreb che asciuga la pelle velocemente.
Il grande dentice rosato con le pinne azzurrognole cucinato con uva e patate nel forno a legno
Luchino è stato là un'ora a fare quel lavoro paziente e antico di innescare le vope negli ami della coffa. Stiamo andando sul dente dei 50 metri al largo di Mursia.
Caliamo duecento ami, poi mentre io mi faccio due - tre ore di apnea, loro: Luchino, Giuseppe e Tataccio si faranno portare dalla corrente pescando pescini e pescetti buoni per la frittura o per la zuppa. Poi mi verranno a prendere con il barcone - che si chiama Lud. Doveva essere Ludwig, in onore di Ludovico Van e delle sue armonie, ma la lettera «w» di bronzo non si trovava mai, così alla fine è rimasto Lud. Ludico o ludevole, ludi al sole e nelle notti di pesca al totano con la lampara che spande luce con quel fruscio aromatico di acetilene. Lud che ispira nelle anime sensibili pensieri e affinità umani, come la volta che Nina mi mandò un messaggino "Voglio raccontarti di Lud e del suo amore per la vita", perchè era andata là in banchina a trovarlo nelle notte forse più speciale se non tremenda della sua vita: non solo vento e luna calante, ma una furiosa tempesta nell'anima al passaggio tra un tempo e un altro della sua strada. E lui la guardava quasi parlandoci, con quella sua prua altera ma morbida e i fianchi ticchettati dalla risacca frammentata di scirocco:"Addio ragazza-Klimt, ci saranno ancora carezze per te. Ma come sarà grande la nostalgia..."
Non ti stupire - mio vecchio compare di chiacchiere sulle balze di Raito - Lud "parla". Pensa: anche Mastro Chicco, forse l'ultimo mastro d'ascia del Canale, lo ammira e lo ama profondamente.
Chicco - lo chiamano anche Costruttore - venne una volta a bordo di Lud per vedere come ripararmi una falchetta di poppa. Non resisté alla tentazione: cominciò a guardarsi intorno, a esplorare con le mani che sono due cartoni le pieghe del legno, il sobbalzo di qualche chiodo... e poi iniziò ad annusare i vecchi comenti e a tastare sotto i polpastrelli la resistenza del coppale... E alla fine lui, che ha costruito con le sue mani più di trecento barche, e che fa quei capolavori volanti sull'acqua che sono le lance pantesche, e che riesce a cavarti un'ordinata con un sol colpo di taglio, dandole la piega di un'ala di gabbiano, decise che doveva vedere com'era fatto dentro... Le cuccette e la cella frigorifera anche (tutta in legno, con uno sportello ermetico di quelli che trovavi per la Coca Cola alle fermate dei Greyhound, negli anni '50, sulla Statale 66 - verso Dallas o San Francisco ha poca importanza) e la stiva di prua e poi sotto, la sentina con i due serbatoi e, alla fine, la morbidezza assoluta di Lud così contrastante con il suo piglio di navigatore, tanto che non sai mai se pensarlo come "barca" (femmina, curve, anse accoglienti e umori emulsionati) o "gozzo" (maschio imperterrito nell'onda, cocciuto esploratore, rassicurante avventuriero dai sensi eruttivi...). "È bellissima - concluse il suo giro Mastro Chicco - fatta da un maestro come me... bellissima".
Sono in acqua, penso ai miei tre compagni che tra un po' verranno a prendermi prima di andare a tirare su la lunga scia di ami. Sono quegli strani giorni tra fine maggio e inizio giugno che arriva lo scirocco secco dal maghreb.
Così, quando esci dal mare croccante che ti stringe il cuore mentre nuoti, la pelle si asciuga velocemente e le narici si dilatano per un tepore aromatico che sa di deserto, di rose lontane e dell'odore algoso del mare...
Mi piace stare così, nudo, a farmi attraversare dall'essenza della vita. E assaporo il piacere estremo di sentirmi parte, parte dentro e certa di tutto questo... di questa mia isola...
Te ne voglio parlare perché i colori della mia anima non hanno meno sfumature di questa terra, e lo spaccato della roccia sotto il monte di Scauri, dal nero del basalto al giallo oro del tufo, al rosso pigmentato della bauxite, al verde delle rocce piroclastiche e del mare trasparente, non sono altro che lo specchio del mio possibile, della nostra multiformità, della nostra comune mutabilità... E sono un monito ad ascoltarci, a sentirci, a ripensarci, a modificare anche di un po' la nostra vita per non avere troppi rimpianti al conto finale...
E ci ripenso, al timone di Lud, mentre controcorrente risaliamo il nylon della coffa: Luchino mezzo fuori bordo che tira su... arriva l'amo e, vuoto o ancora con un po' di esca, lo passa a Tataccio che lo disinnesca e lo reinfila nel sughero, mentre Giuseppe riavvolge piano il cavo madre.
Siamo dilettanti, ma recitiamo la parte dell'orologio... "Piano - fa Luchino - vieni a dritta... stop... stop... stop... accosta una punta sinistra... minchia se pesa...". Un sobbalzo "È 'lu pisce! È 'lu pisce! È 'lu pisce..." pensa ognuno di noi. E c'è davvero un bel dentice prago, quello rosato grande, con le pinne branchiali che riflettono arcobaleni azzurrognoli già dalla rifrazione del mare a tre quattro metri dal pelo del l'acqua... e si dibatte forte e batte la coda sul fondo del pozzetto e noi ridiamo felici e sorridiamo al gioco che non ci ha traditi... Li guardo, i miei compagni, mentre Lud ci riporta morbido a casa. Sono veri - amico mio - Sono scolpiti solo e soltanto da cose necessarie: mangiare, dormire, lavorare, amare, essere amati, avere un tetto meno provvisorio, un pullover di più, un'occasione di più per un sorriso di più.
Hanno questa intrinseca bellezza di "essenza". Li guardo e penso a quanta fatica ognuno di noi deve fare per costruirsi dentro quel filo d'acciaio che ti consente di sentirti, e di essere, forte e diverso dal tutto, dal confuso, dallo sciatto. Mi è capitato anche, per questo scopo, di fare cose assurde, tipo tornare di notte a casa tardissimo, sfatto da non so che cosa di troppo (lavoro, vino o Camparigin), e di decidere di non cedere alla tentazione di andare subito a dormire. Un "esercizio", "ci vuole un esercizio...".
E in certe condizioni, anche decidere e riuscire a prepararsi la macchinetta del caffè per l'indomani, nudo, con le finestre aperte e il freddo che ti taglia e al buio, e non far cadere nulla per terra e dosare al punto giusto la moka... O usare una macchinetta del caffè che inizia a bollire per stirare una camicia, pensando a chi sopravvive così in carcere... beh anche quelli sono "esercizi".
Tataccio parla di come farà il dentice con la sua ricetta di uva e patate nel forno a legna. Giuseppe si fuma una sigaretta sul bicchiere di vino che ognuno di noi ha in mano, e già un po' si appisola pensando al lungo sonno che si farà nel pomeriggio. Perchè stanotte c'è da ballare su in contrada Khamma, e - sarà perchè vivono guardando il nord - i khammioti picchiano duro col vino e le khammiote ballano acerbe fino a tardissimo e solo all'alba si sciolgono in un liscio più suadente. E quindi ci sarà da combattere... Luchino pensa a questa eterna separatezza tra il qui e la Romagna dove per amore ha vissuto con una donna, fatto un figlio e lavorato imbarcato su un rimorchiatore... "All'Adriatico mi ero quasi abituato, ma a stare chiuso in casa la sera alle sette, assediato dalla nebbia e dal silenzio no..."
Io li respiro come amici, equipaggio, squadra, ingranaggio, armonia. Non so per quanto e non mi importa. Ma mi danno sollievo. Sono come l'ultimo movimento della sonata numero 4 per pianoforte di Ludo-Van (vedi un po' tu) che prima ti travolge con l'allegrezza, poi ti rammenta tutti i nodi più nascosti e le onde possenti che ti soffocano, e poi ti propone la danza e salti omerici verso l'orizzonte aperto e poi ancora ti accompagna piano, sottobraccio, a riconoscere e accettare un dolore, una malinconia uguale e forte e non dissimile, nell'intensità di vivere, da una gioia e un'esaltazione.... Tub....tub....tub...tub... tub... ronfa il vecchio diesel Perkin's di Lud. Tub... tub... tub... tub... tub... ronfa questo vecchio cuore, felice come un bambino...

