Il fotografo che cattura una Capri diversa

- di Mino Rossi

Un'isola diversa, in bianco e nero, nella ricerca di Ico Gasparri, archeologo e fotografo, appassionato ricercatore dell'architettura mediterranea, pubblicata in un volume suggestivo.

Scrive l'autore:
"Ho cercato le tracce degli abitanti nel silenzio delle strade secondarie, fuori dagli itinerari collettivi".
È sfuggito alla tradizione oleografica pur non trascurandone il valore.

Capric'è e non c'è.
Non c'è la solita Capri.
Non c'è quella delle cartoline e dei clic impietosi dei turisti giapponesi.
Non c'è la Capri oleografica e risaputa. I film e i depliant turistici l'hanno esaurita. Il mare si vede pochissimo e di sfuggita. Di capresi non se ne vede l'ombra. Le immagini rincorrono capitelli, pergolati, fiori e piante, muri e frontoni, una finestra, un ingresso, scorci e suggestioni di calce bianca, colonne, archi. Insomma l'anima segreta di Capri, tra foglie e pietre.
Un segugio fotografico è andato a caccia di questa singolare emozione in bianco e nero dell'isola. Si è appostato in giardini, agli angoli delle viuzze, davanti alle case, sotto rami fioriti. E ha premuto il clic ubbidendo a una fantasia scientifica, netta e chiara.
Questo ha fatto Ico Gasparri, archeologo e fotografo di Cava dÈ Tirreni, 48 anni, grande fronte stempiata, sorriso accattivante, occhi scrutatori, appassionato e ricercatore dell'architettura mediterranea. Dice: "Privilegio l'astrazione e la ricerca della materia usando esclusivamente il teleobiettivo. A Capri ho setacciato la carne dell'isola".
Il bel libro che raccoglie le immagini selezionate di Ico Gasparri (edizioni Admira) si apre con le foglie puntute di una pianta tropicale, puntute e nere nel perfetto contrasto con la facciata bianca di un edificio sullo sfondo. Spiega Roberto Mutti nella prefazione del libro: "Il rapporto fra il bianco abbacinante delle superfici colpite dal sole e le parti dove si adagia l'ombra crea un'atmosfera sospesa, mentre il soffermarsi sui particolari senza volerli mai inscrivere in una visione otticamente più ampia tende a un esito vagamente astratto".
Cornicioni ondulati, lo sfondo di un cielo sempre denso, una bifora solitaria, la chioma di un pino che sovrasta una cupola, archi traforati, l'esplosione di una buganvillea, un grande capitello corteggiato dalle foglie di un nespolo, il tronco di una palma che punta il cielo, i rami di un carrubo davanti a una ringhiera ondulata, un rosa rampicante e una suggestiva schiera di cipressi digradanti nel "taglio fotografico" oltre un muro bianco. Ogni immagine rimanda all'altra.
Scrive Mutti: "È un percorso tortuoso e insieme affascinante che avanza alternando i momenti di contrasto a quelli di analogia fino a stabilire un equilibrio visivo che conferisce all'insieme un inaspettato ritmo narrativo".
Le foto possono raccontare, mute e suggestive, e il "taglio" è la punteggiatura di un discorso visivo che ha le sue pause e i suoi abbrivii. Il "primo piano" di un fico d'India impone una sosta, così i tre cactus che sembrano le tozze ma risolute sentinelle di un mondo lillipuziano e la stele di Lenin ai Giardini d'Augusto.
Scrive Mutti: "Capri è stata ripresa nel passato non solo da fotografi locali, ma soprattutto dai più grandi autori dell'Ottocento: oltre a Giorgio Sommer e Robert Rive, andrebbero ricordati i fratelli Alinari, Giacomo Brogi, Wilhelm von Gloeden, James Gralham. La gran parte delle immagini realizzate, tuttavia, sembrano convergere verso un'unica visione che privilegia per un verso la particolarità del paesaggio sia marino che architettonico, e per l'altro le caratteristiche degli abitanti e della loro vita. In buona sostanza, già dagli inizi prevaleva la categoria del pittoresco che si ritrova ancora oggi nelle vedute di tanti autori locali".
Il "capitolo" sulle foglie si apre con la visione allegra di un'agave in via Orlandi. L'intreccio di un'euforbia nel giardino dell'Hotel La Palma ha la suggestione di un dipinto astratto, un intenso paesaggio di linee bianche e nere, riscattato dalla doppia immagine suggestiva che è una gioiosa distesa di piante gentili protette dalle foglie benevoli di una palma che sembrano ondeggiare, quasi a voler muovere l'aria. Fusti e radici aeree, rami con foglie e fiori, la chioma stupenda di un bosso trattengono lo sguardo tanto intensi sono i particolari.
Dice Ico Gasparri: "Ho vietato a me stesso i panorami. Quando ho deciso di fotografare tutta quanta la cupola della Piazzetta è stato perché in quel giorno indossava un abito di paese, tenero e romantico, con luminarie e fili elettrici stesi per il santo patrono".
È l'immagine che apre il "capitolo" delle pietre capresi, una rincorsa di cupole, muri, comignoli, colonne misteriose perché fissate mai tutte intere e, incantesimo improvviso, la delicata finestra con le imposte chiuse di Villa Igea.
Tra tanti altri scorci, la sommità del curioso campanile della chiesa di Santa Sofia ad Anacapri con i due orologi, quello del 1920 della ditta Curci e Figlio, moderno, con le dodici ore, e l'antico orologio maiolicato con i numeri romani e l'ora dalla prima alla sesta.
Dice ancora Ico Gasparri: "Gli uomini e le donne di Capri non ci sono. Ho cercato le loro tracce nel silenzio delle strade secondarie, fuori dagli itinerari collettivi, imprigionando sul negativo riquadri elementari e apparentemente senza significato, ma per me pesanti come interi volumi di storia. Piante, foglie, modanature, pezzi di finestre e pezzi di balconi. Volevo che tutto fosse fuori dal tempo".
Roberto Mutti sottolinea: "Talvolta le foglie puntute di una pianta rimandano alle linee acute di architetture che si stagliano su un cielo incredibilmente terso, in altri casi gli archi creati dalla flessibilità dei rami sembrano richiamare le curve che interrompono la linearità di cornicioni e terrazze. L'asprezza delle spine, l'eleganza delle radici aeree, la carnosità di foglie ora pudicamente accartocciate ora sensualmente aperte si possono ritrovare nell'alternarsi di vuoti e pieni sulle facciate delle case, nell'emergere di pinnacoli a forma piramidale, nello spuntare di particolari in pietra che sembrano gemme appena gonfie di vita". E conclude: "Ico Gasparri, proprio perché uomo di grande cultura e sensibilità, ha evidentemente sentito il peso di tutta la tradizione oleografica di Capri e ha avuto il coraggio di sfuggire alle sue insidie, pur non trascurandone il valore".