Il giorno più bello e tempestoso del comandante Vanderdecker

- di Mino Rossi

Una serata ad Amsterdam, un prezioso incontro al Museo di van Gogh e l'appuntamento alla Ould Kerk con l'Olandese volante.
L'ossessione del Capo di Buona Speranza.
La spiaggia dei babbuini e il faro sul promontorio.
Lo scontro fra due oceani, il naufragio e la resurrezione della nave nera.
Un atroce dubbio e la condanna esaltante: continuare a navigare senza sosta per tutti i mari del mondo.
Il ritorno a casa e via.

Giunto ad Amsterdam, passai la prima serata al "Groote Club", un bistrot che si vantava d'essere stato aperto nel 1679. Le ragazze erano carine, ma nessuna seppe indicarmi la strada che cercavo. Dietro il bancone del bar c'era un magnifico nudo di donna. Da una coppa strapiena mi toccò bere uno dei liquori più famosi d'Olanda, il focking, con la precisa istruzione di doverlo mandare giù con la testa rovesciata e le mani dietro la schiena afferrando la coppa fra le labbra. Si usa fare così con la prima coppa. Dopo, è possibile bere comodamente. Bevvi solo due coppe, la mistura era troppo forte.
Uscii dal bistrot per respirare aria fresca. Il focking mi bruciava dentro. Feci un giro dei canali e rientrai al "Victoria", l'albergo all'angolo dove finisce la Damrak, l'ampia strada che dal Dam, la piazza-cuore di Amsterdam, porta alla Centraal Station.

Allora viaggiavo con la "Lettera 22". In camera, guardai la macchina per scrivere. Il "servizio" che avrei dovuto portare a termine presentava molte difficoltà, ma valeva la pena tornare ad Amsterdam dove c'è una bella vita notturna. La mattina dopo andai a guardare i 230 dipinti di Vincent van Gogh al Museo sulla Potter Straat, dall'altro lato della città. Ero davanti al "Campo di grano con corvi" quando, come succede solo nei romanzi, un vecchio signore mi si avvicinò e disse: "L'aspetto stasera alla Ould Kerk". Dell'uomo e dell'indirizzo che cercavo avevo parlato a uno dei custodi del museo. La Ould Kerk è una svettante chiesa gotica, col campanile sormontato da una enorme guglia in legno. Non era lontana dal "Victoria" e la raggiunsi a piedi. L'appuntamento era all'interno della chiesa, vicino alla navata di destra. L'uomo del museo era già là.

Sperando in una fortunata combinazione, chiesi: "Il capitano Hendrik Vanderdecker?".
"Ya" fu la risposta secca. "Che cosa vuole?"
"Parlare con lei, nient'altro" risposi. Gli dissi che ero un giornalista e mi interessava la sua storia.
"Lei è un uomo curioso" disse.
"Nei limiti della mia professione."
"Naturalmente" fu il suo commento. "E' qui che possiamo parlare?" gli chiesi.
"Qui c'è molta pace e io ho bisogno di riposarmi di tanto in tanto."
"Quanti anni ha, capitano Vanderdecker?" "Trecentoquarantotto" rispose con grande naturalezza. "E navigo ininterrottamente dal 1680."
"E' un bel po'" dissi con imbarazzo. "Sono ad Amsterdam per respirare aria di casa, ma stanotte stessa riparto. Non posso mai fermarmi a lungo."
"La sua nave è in porto?"
"E' là, ed è la mia casa. Non ne ho altre."
"Ha un nome?"
"Nessun nome, ma tutti sanno che è la nave nera dell'Olandese volante." "Comandante Vanderdecker, come andò al Capo di Buona Speranza?" "Avevamo un carico leggero e ci sorprese la tempesta. Il faro di Cape Point scomparve subito alla vista." "E' un posto maledetto" dissi scioccamente. "Dove due oceani si scontrano non può essere diversamente."
"Un portoghese di cui non ricordo il nome e Vasco da Gama riuscirono a doppiarlo andando verso le Indie" aggiunsi sfoggiando un po' di cultura marinara.

"Furono semplicemente fortunati" replicò seccamente il comandante Vanderdecker. "Io ho incontrato una tempesta terribile e avevo un equipaggio mediocre che mi chiedeva di tornare indietro. Il promontorio era a poche miglia. Dovevo superarlo." "Perché?" chiesi stupidamente. Il comandante Hendrik Vanderdecker mi guardò dolorosamente sbalordito. Non saprei dirvi se mostrasse più anni di quanti ne aveva dichiarati, ma, a quel punto, mi parve molto vecchio.
"Dovevo andare. Il mio cuore, le mie viscere, le mie braccia, il mio cervello mi dicevano che dovevo andare. La mia nave mi diceva la stessa cosa. Una nave sa essere coraggiosa se il suo comandante ha fegato. Lo segue, si lascia guidare. Io la sentivo docile e per niente spaventata ruotando il timone." "L'equipaggio?" chiesi.
"Codardi, atterriti dalle onde che crescevano man mano di altezza. Erano delle magnifiche onde gigantesche e l'acqua si rovesciava a cascate sulla nave, e la nave sussultava, si piegava, strideva, ma obbediva alle mie manovre, arrendevole e disperata."
"Una giornata memorabile" azzardai. "Una giornata straordinaria. Un uomo solo contro due oceani. Una nave coraggiosa per il suo comandante. La tempesta aumentava sempre più. Non ci fu più un confine fra mare e cielo. Tutto era acqua, violenta, sferzante, urlante. Erano gli urli dei due oceani. Il promontorio africano era là, si avvicinava e si allontanava, e io dovevo doppiarlo. Dovevo passare dall'Atlantico all'Indiano. Laggiù, alla fine del mondo."

"Diciamo la verità, lei non aveva scelta. Non poteva più tornare indietro" insinuai.
"La mia scelta l'avevo fatta, prima della tempesta. Avrei doppiato il Capo di Buona Speranza sia se mi avesse lasciato passare senza problemi, mostrandomi la sua grande spiaggia di ciottoli bianchi, il faro e i babbuini sulle rocce, sia se avesse fatto i capricci. Questa seconda ipotesi era la più probabile e mi elettrizzava."
"Perse tutto l'equipaggio, comandante Vanderdecker. Il suo egoismo li uccise tutti."
"Gente che non aveva un cuore marino" ribatté infastidito Hendrik Vanderdecker. "Non mi accorsi mai di loro. Urlavo più del vento e muovevo la ruota del timone. Una lotta fantastica in quel punto dove l'Atlantico e l'Indiano si incontrano e si scontrano, si mischiano, battagliano e non si lasciano mai. La nave cominciò a cedere. Sentivo i suoi lamenti strazianti, le prime fratture, i tonfi dolorosi. Non aveva più l'orgoglio di innalzarsi sulle onde gigantesche e ricadere nell'incavo delle onde per un attimo di sosta. Il cassero volò via, le vele lacerate sbattevano sugli alberi, poi si persero in mare. L'albero maestro si piegò, ma lo fece maestosamente prima di spezzarsi. L'albero di trinchetto andò in frantumi, senza gloria.

E il timone, ormai, girava a vuoto. La nave abbandonò le mie mani e scelse di morire liberamente." A questo punto, mi sembrò che il comandante Hendrik Vanderdecker ringiovanisse, tornando alla giovane età della sua lotta contro i due oceani. I suoi occhi lampeggiavano e gesticolava con molta forza.
"Rimasi solo nella tempesta. Vidi la prua spezzarsi di netto contro l'onda più grande. Mi sentii innalzato sulla cresta dell'onda senza più nave. Sentii la pressione della vela di mezzana staccatasi da poppa che mi investì alle spalle e poi mi abbandonò. Le sartie mi sembrarono scheletri volanti nel turbinio della tempesta. Ero su un moncone di nave. Avevo in mano il timone, inutile, staccato dall'asse. A quel punto fui travolto, rigirato, inghiottito dal mare che era bianco e grigio, convulso, rabbioso di spuma, inarrestabile, potente."
"Quando le fu comunicata la condanna per avere osato tanto e ucciso tutti i suoi marinai?"
"Nel momento in cui la tempesta si placò."
"Che cosa successe, comandante Vanderdecker?"
"Vidi la mia nave intatta che mi aspettava vicino al Capo di Buona Speranza e sentii la condanna dentro di me. Avrei navigato per sempre, in tutte le tempeste del mondo, fino all'ultimo giorno del mondo. Ma ciò che mi tormentò fu un dubbio che continua a perseguitarmi."

"Un dubbio, comandante Vanderdecker?" "In quel giorno di tempesta, avevo o no superato il Capo di Buona Speranza? Ero entrato nell'Oceano Indiano abbandonando l'Atlantico? Ero riuscito nell'impresa?"
"E' tutto quello che pensa di quel giorno?"
"Ora navigo ininterrottamente e doppio tutti i capi del mondo, e passo più volte davanti al Capo di Buona Speranza, col bel tempo e le tempeste. Ma non è più come la prima volta. Il dubbio di non averlo oltrepassato quella prima volta, io solo contro tutto il mare del sud, contro i due oceani, questa è la mia vera punizione."
"Lo sa, comandante Vanderdecker, che una nave inglese l'ha avvistata, più di un secolo dopo il suo disastro? Dicono di avere visto una nave fantasma, con tutte le vele spiegate, avvicinarsi pericolosamente alla loro nave e poi scomparire in una improvvisa tempesta."
"E' possibile. Percorro tutti i mari del mondo e posso avere incrociato una nave inglese."
"Lei non è molto preciso, comandante Vanderdecker."
"Non potrei dirle nulla di preciso." "Appena mezzo secolo fa, l'hanno avvistata da una spiaggia sudafricana. Dissero che avevano visto la sua nave con tutte le vele spiegate procedere rapidamente senza vento." "È la leggenda dell'Olandese volante e non posso farci nulla."
"Questo è tutto, comandante Vanderdecker?"
"E' tutto."
"Lo sa che Richard Wagner ha composto un'opera su di lei?"
"E' una musica magnifica che mi accompagna spesso."
"E' il tema della maledizione e della redenzione."
"Sciocchezze. Io non sono stato punito da Dio per averlo maledetto in quel giorno di tempesta davanti al Capo di Buona Speranza. Io non ho maledetto nessuno. Io ho solo urlato ai due oceani. E, poi, che cosa sarebbe questa faccenda che sarei condannato a errare senza tregua su tutti i mari fino al giorno in cui non incontrerò una donna che mi sia fedele per l'eternità? Il signor Richard Wagner ha molta fantasia e mi conosce poco."

"Ma è un'opera straordinaria" replicai. "Ha mai conosciuto una donna fedele per l'eternità? E' un'idea romantica. Il mare è un'altra cosa" disse il comandante Vanderdecker, ma senza disperarsene. "Eppure..." "Eppure, che cosa?" gli chiesi.
"Io una donna fedele ce l'ho. E' la mia nave nera. E' la nave dell'Olandese volante."
"Bene, comandante Vanderdecker.
E' tutto quello che può dirmi?" "Si è fatto tardi e devo riprendere il mare. Devo navigare senza sosta sino all'ultimo giorno del mondo. Lei dice che è una condanna? Io e il mare. Ho sempre sognato che questa fosse la mia vita. Adesso, è la mia vita in eterno. E' un grande regalo che ho avuto e la mia nave nera è felice."
"Si parla sempre di lei, comandante Vanderdecker. Ci sono cinque brani musicali, uno degli Iron Maiden, che cantano il suo coraggio testardo. Lei è nei fumetti di Carl Barks, nei dipinti di Albert Ryder e in molte pellicole cinematografiche. Il biologo americano Stephen Hillenburg l'ha messa sul fondo del Pacifico fra le creature marine del suo film di animazione, il calciatore Marco van Basten è stato soprannominato l'Olandese volante e lo scrittore inglese Brian Jacques ha appena scritto due romanzi su di lei."
"Molto onorato. Adesso devo proprio andare. E lei?"
"Sono stato a Nantucket il mese scorso."
"Ah, dal famoso capitano Achab." Non gli dissi degli equivoci di Nantucket e della faccenda con Herman Melville e aggiunsi: "Ora vado dal capitano Nemo."
"Vive ancora in fondo al mare sul Nautilus?" chiese distrattamente il comandante Hendrik Vanderdecker andandosene via senza un saluto. Allontanandosi, lo vidi curvo e invecchiato. Ora aveva proprio gli anni che aveva detto di avere.