Indice
- Numero 14 - Marzo 2005
- L'Editoriale - Sotto il segno dei pesci
- Le isole dei bambini
- Le 12 sindromi capresi
- Le serate del barone Krupp nella trattoria di Costantina
- Quell'angelo biondo della Colombaia che divenne demonio
- Da Mergellina a Mykonos su un sloop di 9 metri
- Piccola Roccia che va per mare
- Diario di bordo veleggiando tra Ischia, Ponza e Ventotene
- La leggenda di Alessandro
- Quando l'isola diventa una spugna
- Ho visto un Re
- Il gossip inventato della Regina Giovanna nuda nel mare di Sorrento
- L'architetto che porta al mare della Versilia
- Fuga nella prigione di Napoleone fra cielo e mare
- Il viaggio dell'italiano che scoprì un affluente del Rio delle Amazzoni
- C'è un'isola in fondo al viale che aspetta il ritorno di Eleonora
- La donna di Panarea coi capelli corvini
- Il pittore che vuole fuggire da Capri
- Ilde Naro
- Quando a Capri si andava in vaporetto
- Castellammare al tempo della dolce vita
- Il reporter dell'Isola
Il gossip inventato della Regina Giovanna nuda nel mare di Sorrento
- di Vittorio Paliotti
Una leggenda nata dalle popolazioni a conoscenza dell'erotismo della sovrana che regnava soprattutto a letto.
Non le bastavano i nobili e andava a caccia di palafrenieri nelle scuderie reali.
Volendo, si può anche assistere a uno strip-tease in riva al mare. Immaginario, naturalmente. "Vedete quella piccola insenatura tutta circondata da ruderi? Be', lì andava a farsi i bagni, tutta nuda, la regina Giovanna". Dicono proprio così alcune gentile ma improvvisate guide volontarie ai turisti che, recandosi in motonave o in aliscafo da Napoli a Capri, mostrano un ammirato interesse per la costa sorrentina e, in particolare, per lo splendido paesaggio offerto dal Capo di Santa Fortunata. Effettivamente quel luogo, incantevole e affascinante, viene indicato dalla voce popolare come "il bagno della regina Giovanna".
Tutto un programma, è il caso di dire, in quanto Giovanna II d'Angiò Durazzo, ungherese di nascita, vissuta dal 1371 al 1435, gode fama di essere stata la più erotizzante e la più scandalosa sovrana che mai abbia occupato il trono di Napoli.
Sì, è vero, costruì chiese e monasteri, protesse artisti e poeti, ma regnava soprattutto a letto e, non paga delle attenzioni dei suoi amanti in carica, andava, a sera, a fare il giro delle scuderie per chiedere affettuosità a palafrenieri e a cavallai. A Sorrento, poi...
A Sorrento, poi, andava a fare i bagni di mare nella zona del Capo Fortunata e si lasciava spogliare da barcaioli e pescatori.
Peccato, però, che si tratti solo di una leggenda; almeno per quanto riguarda Sorrento. Quei ruderi, infatti, che emergono dalla costa sorrentina, non hanno nulla a che vedere con una eventuale regina Giovanna. Del vagabondare di questa sovrana si conservano attendibili tracce a Portici e a Nocera, ma non a Sorrento.
Posti su uno dei tratti più incantevoli della penisola sorrentina, i ruderi denominati "bagno della regina Giovanna", scoperti nel 1624 da Giovanni Vinaccia, sono in realtà tutto quello che ci resta della dipendenza rivierasca di una magnifica villa che il ricco puteolano Pollio Felice, vissuto all'epoca di Domiziano (cioè nel primo secolo dopo Cristo), possedette lì accanto. Un condotto sotterraneo, parzialmente riaffiorato, collegava questa dipendenza con la sovrastante villa; una delle tante ville, vastissime e sontuose, che i ricchi cittadini romani si erano fatte costruire nella zona per le vacanze.
Sorrento, bisogna ricordare, venuta in possesso di Roma, fu dichiarata municipio nel 219 avanti Cristo. Non molti decenni dopo, diventò una delle villeggiature più gradite ai patrizi romani. Vi sorsero, dunque, tutte le strutture tipiche dell'urbe: il circo, il teatro, il foro, le terme e i templi. L'importanza di Sorrento, dichiarata colonia da Augusto, aumentò a dismisura nel periodo in cui Tiberio governò l'impero dalla vicina Capri. Ecco, dunque, che l'intera costa sorrentina, da Vico Equense sino a Massa Lubrense, a poco a poco si infittì di splendide residenze estive.
Naturalmente, le ville dei ricchi romani furono edificate sui punti più panoramici della costa, e dunque in posizioni notevolmente elevate. Queste stesse ville, però, disponevano di "approdi", cioè di scali marittimi con annesse dipendenze e magari con vasche per l'allevamento dei pesci. Da studi condotti da Roberto Pane risulta che queste antiche ville, a mano a mano che col trascorrere dei secoli andavano in rovina, venivano sostituite da conventi e,più tardi ancora, da lussuosi alberghi. Lo strano è che, mentre le ville sono completamente scomparse, in quanto abbattute e rimpiazzate da altri edifici, sono invece pervenuti fino a noi almeno i ruderi dei loro scali marittimi. Ed è a seguito di indagini archeologiche che il cosiddetto "bagno della regina Giovanna" è stato identificato con la "dipendenza" della villa di Pollio Felice.
Il bello è che mentre sappiamo dove si trovava la "dipendenza", si ignora dove fosse ubicata la vera e propria villa. Eppure nessuna residenza dell'antichità è stata mai descritta con tanta ricchezza di particolari come quella che l'arciricco Pollio Felice possedeva a Sorrento: merito di Papino Stazio, poeta contemporaneo del proprietario, che appunto ce ne parla minutamente nel secondo libro delle "Selve".
L'interminabile sequela dei versi dedicati da Stazio alla villa di Pollio è stata sottoposta, specialmente nell'Ottocento, ad attente verifiche risultate, però, contrastanti fra loro. Comunque sembra proprio che l'interpretazione più corretta sia quella che, nel 1940, sortì dalla collaborazione di due studiosi, certi Mingazzini e Pfister, decisi a fare l'identikit della più bella fra le antiche ville di Sorrento: "La palazzina deve avere avuto due piani; ogni piano aveva due file di stanze separate da un corridoio: una fila guardava verso terra, una verso il mare. La fila verso il mare era costituita da cinque stanze di cui tre sporgenti sulle altre. Queste ultime erano munite di tre finestre ciascuna, e le due laterali erano disposte obliquamente in modo che si potevano godere otto punti di vista differenti".
Nulla più esiste di questa villa. Sopravvivono invece i ruderi della sua "dipendenza": il cosiddetto "bagno della regina Giovanna". Una denominazione basata soltanto sul desiderio delle popolazioni locali di sentirsi, in qualche modo, partecipi dell'erotismo di una regina. Ma nessuna regina Giovanna fece mai il bagno di mare a Sorrento. Né nuda, né in mutandoni.

