Indice
- Numero 17 - Giugno 2005
- L'Editoriale - Con gli occhi dentro il sole
- La televisione e l'ultima isola
- Una giornata ai Tropici poco fuori Berlino
- C'erano una volta a Capri
- La lettera di Maiuri all'imperatore Tiberio
- La sorpresa di Simenon di fronte all'Elba
- Le pietre di Stromboli
- La "barca spaziale" del professore delle lenze a Marina della Lobra
- Quando la ceramica diventa canzone
- Il matrimonio tra la Signora Ambra e il signor Corallo
- Ho visto la fine del mondo
- Ecco l'Italia che ho scoperto in Giappone
- L'isola di Pironti
- Celeste, che s'è portati via i colori di Capri
- Nella camera di Josephine Baker a Istanbul
- Il Leonardo segreto di Capodimonte
- L'Angelo di Messina
- La terra trama
- Il reporter dell'Isola
Il Leonardo segreto di Capodimonte
- di Paolo Calcagno
Al museo di Capodimonte, a Napoli, è esposto un Leonardo segreto?
L'interrogativo è pesante e riguarda il dipinto "Ritratto di Luca Pacioli" attribuito a Jacopo de Barbari, artista vicentino del Rinascimento. Su vari siti-Internet gestiti da atenei e da autorevoli riviste, sono comparsi interventi e dibattiti di esperti, i quali sostengono che il dipinto, invece, sia stato ideato e, almeno in parte, realizzato da Leonardo da Vinci.
L'opera ritrae la figura del monaco-matematico Luca Pacioli, amico e collaboratore di Leonardo nel periodo che va dal 1495 al '99, quando entrambi erano a Milano, alla corte di Ludovico il Moro. Pacioli è raffigurato in cattedra, assistito da un giovane allievo, durante una lezione di geometria utilizzando dei poliedri. Uno dei poliedri è di cristallo ed è sospeso, alla destra di Pacioli, mentre sul tavolo compaiono una lavagna, la sua spugnetta, un gessetto, una squadra, un calamaio con astuccio, un compasso, il cartiglio del quadro con una mosca sopra, un libro chiuso su cui è poggiato un dodecaedro e un altro libro, aperto.
Nel cartiglio è indicata la scritta "IACO. BAR. VIGENNIS. P. 1495", interpretata fino a oggi come la firma dell'autore riferita a Jacopo de Barbari, Vicentino, Pinxit 1495. Ma, secondo numerosi critici, si tratta di un errore della traduzione di "vigennis" che in latino significa "ventenne", non "vicentino".
Il più irriducibile fra i sostenitori della paternità leonardesca del dipinto, l'avvocato napoletano Giovanni Barca, che da anni conduce un'appassionata quanto approfondita ricerca storico-critica sui segni rivelatori del dipinto, afferma che "all'epoca, Jacopo de Barbari era almeno quarantenne e lavorava in Germania. Pertanto, l'interpretazione della crittografica scrittura del cartiglio è errata".
Questa tesi, condivisa da altri critici, mette prepotentemente in discussione l'attribuzione dell'opera che sarebbe senza un autore certo. Sul sito www.ritrattopacioli.it sono riuniti interessanti contributi e riscontri figurativi che riportano i contenuti del ritratto a noti disegni di Leonardo da Vinci. Stralci corposi di questa ricerca sono diffusi sui siti-Internet Sectio Aurea (associato alla facoltà di Matematica dell'Università Bocconi di Milano), Auditorium.Info (rivista di Beni Culturali), Sussidiario.it (network di divulgazione di Storia dell'Arte).
In particolare, è stato osservato come vi sia una corrispondenza, non solo dei tratti somatici, ma dell'impostazione figurativa ed espressiva tra il volto di Pacioli del dipinto e il disegno di "Testa Virile" di Leonardo, conservato nelle Gallerie dell'Accademia di Venezia. Altri elementi che riporterebbero a Leonardo, o alla sua scuola, sarebbero anche il poliedro sospeso "rombicubottaedro" (riferibile a disegni di Leonardo destinati al testo "De Divina Proporzione" di Luca Pacioli) e gli originali caratteri grafici del dipinto, già utilizzati da Leonardo in altre opere. Su questo dettaglio, inoltre, secondo il trattato "Champ Fleury" di Geofroy Tory, del 1529, pesa l'accusa di plagio a carico di Pacioli per aver pubblicato a suo nome i caratteri alfabetici creati da Leonardo.
"E' possibile che la scritta del cartiglio si riferisca all'allievo di Leonardo, Jacopo Caprotti detto "Salaì" - è la clamorosa ipotesi dell'avvocato Barca. - Costui, all'epoca, aveva infatti venti anni e potrebbe essere lui il giovane assistente nel quadro. In questo caso la "P." di "pinxit" andrebbe letta come "pinctus" (dipinto) e avrebbe un senso enigmatico, così come la mosca sul cartiglio, che allude a una smentita burlesca da parte del vero autore, cioè Leonardo stesso".

