Indice
- Numero 52 - Giugno 2010
- L'Editoriale - Il mese dei poeti
- Mare nostrum
- L'uomo che creò il pennacchio del Vesuvio
- La regina delle Eolie
- Quella torre di Positano cenacolo di spiriti eletti
- Napoli nata da un'isola
- Marcello Veneziani, un viaggiatore al Sud
- Il lungo viaggio di mio nonno da un oceano all'altro
- Le passioni segrete di Corrado Ferlaino
- C'è una gallina in mezzo al mare
- Il fantastico reportage di Simenon dalla Tunisia
- Quando Dino andava alla guerra
- L'uomo di Setubal
- Il porto invisibile
- Il mistero delle Sirene
- La Costiera incantata
- La donna della Scala Fenicia
- Il reporter dell'Isola
Il lungo viaggio di mio nonno da un oceano all'altro
- di Franco Iaccarino
Aniello Iaccarino, marinaio di Piano di Sorrento, macchinista di seconda classe a bordo dell'incrociatore "Dogali" che attraversò l'Atlantico, toccò Haiti, Cuba, la Giamaica e risalì per 2200 miglia il Rio delle Amazzoni. Compì poi il periplo dell'America meridionale, navigò nel Pacifico lungo le coste del Cile, del Perù, dell'Ecuador e dal porto di Panama raggiunse infine Montevideo per la consegna della nave al governo uruguayano.
Era nato in un casale situato in una zona collinare dove si giungeva attraversando una vasta area coltivata ad aranci e limoni. San Liborio, il luogo dove era nato, era la sede delle famiglie che da molti anni lavoravano la seta, attività non idonea al carattere di Aniello Iaccarino in quanto sedentaria e priva di emozioni. Un evento epocale sarebbe stato determinante per l'avvenire di Aniello e di molti altri italiani: l'apertura del canale di Suez che, inaugurato il 17 novembre 1869, avrebbe consentito di raggiungere facilmente i paesi situati lungo il mar Rosso ed agevolato lo sviluppo delle politiche colonialiste europee.
Dopo l'apprendimento di base alle elementari, Aniello scelse di continuare a studiare nella scuola di Piano di Sorrento che era, come oggi, l'alternativa scolastica per la formazione delle genti di mare e che lo avrebbe spinto verso luoghi lontani. L'Istituto esisteva fin da tempi antichi ma, con il Regio decreto del 22 novembre 1866, il Ministero agricoltura e commercio l'aveva elevato a Regio Istituto di Marina Mercantile comprendente due sezioni: capitani e costruttori navali. Con altro Regio decreto, emanato il 26 settembre 1877, era passato alle dipendenze del Ministero della pubblica istruzione con il nome di Regio Istituto Nautico e in questo, dopo il previsto ciclo di studi, Aniello Iaccarino conseguì il certificato di licenza per diventare capitano di lungo corso che fu rilasciato a Roma il 3 dicembre 1884. Aniello si arruolò nella Regia Marina e il suo primo imbarco fu su una cannoniera della classe Guardiano costruita nei cantieri dell'Arsenale di La Spezia nel 1874. Era una piccola nave in ferro, progettata dall'ingegnere militare del Genio navale Benedetto Brin, lunga 30,5 metri, larga 8,3 metri, con un dislocamento di 259 tonnellate e armata con un cannone da 220 millimetri, velocità massima di appena otto nodi. Con un equipaggio di 48 persone, era impiegata prevalentemente in missioni nelle acque metropolitane per la difesa dei porti o come piattaforma per esperimenti d'artiglieria navale.
In una foto, Aniello Iaccarino in divisa bianca seduto nei pressi del timone è attorniato da alcuni dipendenti.
Secondo la consuetudine dell'epoca, si tendeva a mostrare la provenienza del personale di bordo il cui atteggiamento faceva capire quale fosse l'incarico a bordo. Aniello Iaccarino, in veste di capo, ha in mano il frustino. Alle sue spalle, il marinaio con il mandolino denuncia la sua origine napoletana. Alla sinistra di questi si nota un graduato con il libro di bordo, a testimonianza della sua istruzione. Quindi, ecco un marinaio senza la casacca: è il cuoco. Poi un giovane mozzo e, ai suoi piedi, tre marinai scalzi addetti alle manovre. Al di sopra di questi ultimi tre, un graduato baffuto dallo sguardo severo. Il ponte costituito da tavole di legno e il timone con il prolungamento della barra per le manovre sono esempi di attrezzature antiche. Le mire colonialiste italiane dell'epoca guardavano all'Africa e alla penetrazione in quella Orientale che, iniziata nel novembre 1869, ebbe ufficialità quando il 10 marzo 1882 il governo italiano acquistò dalla società Rubattino di Genova la baia di Assab (porto di servizio per le navi della società) che il 5 luglio dello stesso anno divenne ufficialmente un possedimento italiano.
Nello stesso periodo la Regia Marina aveva acquistato l'incrociatore "Angelo Emo" in costruzione nei cantieri britannici "Armstrong-Mitchell". Entrato in servizio il 28 aprile 1887, ne venne cambiato il nome in "Dogali" in memoria del sacrificio del battaglione di fanteria del tenente colonnello De Cristoforis avvenuto sulle alture dell'Abissinia il 27 gennaio 1887. Aniello Iaccarino, destinato su questa nave, iniziò a prestarvi servizio in qualità di macchinista di seconda classe partecipando alle Campagne d'Africa a seguito delle quali si fregiò della medaglia istituita con Regio decreto il 3 novembre 1894. In quell'epoca aveva 29 anni e si trovava a Zanzibar (città dell'attuale Tanzania a sud di Mombasa nel Kenia), tanto lontano dalla sua città natale. Inviò a suo zio Raffaele una foto che lo ritraeva in divisa.
Il governo italiano aveva scelto di rafforzare la potenza della Regia Marina utilizzando il "Dogali" completamente in acciaio e potentemente armato per una nave dell'epoca. Per questo motivo, era stato richiamato in Italia per prepararsi a compiere un lungo viaggio. Le caratteristiche della nave erano quelle di avere uno sperone prodiero, una poppa ad "incrociatore" ovvero tondeggiante, quattro caldaie a carbone e due eliche con potenza di oltre 7mila hp che permettevano di raggiungere la velocità di quasi venti nodi.
Il "Dogali", con un equipaggio di 244 uomini, lunghezza di 76 metri, larghezza di 13, immersione di 5 e corazzatura del ponte, aveva un aspetto molto imponente grazie anche all'armamento costituito da sei pezzi calibro 152/40, nove da 57, due da 37, due mitragliere e quattro tubi lanciasiluri.
È opportuno ricordare che le navi non militari dell'epoca erano quasi tutte a vela tanto che l'orgoglio della marineria tedesca era il Preussen, un maestoso cinque alberi, che portava una velatura quadra comprendente ben trenta vele su tutti gli alberi. Questi ultimi, in acciaio come lo scafo, avevano un diametro alla base di 91 centimetri, con un albero di maestra alto 68 metri dal ponte e che, con la velatura aperta, copriva 5500 metri quadrati. Manovrare tale immensa velatura, sia pure con l'ausilio dei verricelli a vapore azionati da due grandi caldaie situate a centro nave, era impresa non facile. Serrare o distendere le vele, specie con vento forte o di notte, richiedeva una buona dose di coraggio ed esperienza perché i gabbieri (gli uomini addetti alla manovra delle vele alla sommità dell'albero) dovevano salire ad altezze notevoli anche con mare mosso.
Nel 1903 il grande veliero tedesco aveva stabilito il record della traversata da Amburgo a Iquique, in Cile, in 57 giorni e copriva regolarmente le rotte dell'America meridionale passanti per il Capo Horn.
La nave "Dogali" era destinata a recarsi in quella parte di oceano per gareggiare pariteticamente con unità simili a questo veliero e potersi vantare di reggerne bene il confronto. Per questo motivo rientrò in Italia per prepararsi a un lungo viaggio. Aniello Iaccarino avrebbe prestato servizio fino al 28 ottobre 1907, giorno in cui la nave fu venduta al governo dell'Uruguay.
Dopo il suo rientro in Italia, il 22 aprile del 1899, Aniello sposò Maria Parlati e andò ad abitare a Bacoli, piccolo centro urbano del Monte di Procida, situato di fronte a Pozzuoli dove era ormeggiato il "Dogali" e dove nacque il suo primogenito Michele.
La nave partì il 21 maggio 1904 e, dopo aver toccato Gibilterra, Tangeri in Marocco e Puerto de la Luz a Las Palmas de Gran Canaria, attraversò l'Atlantico, si diresse a Bridgetown nell'isola Barbados. Poi raggiunse Port Castries di Santa Lucia per proseguire su Haiti, Cuba, Giamaica e quindi, dopo altre tappe, a sud verso il Brasile dove avrebbe compiuto una impresa memorabile: risalire il Rio delle Amazzoni per oltre 2200 miglia fino a Iquitos, città peruviana dell'Amazzonia, e poi ancora fino a Santa Fè situata sul fiume Marañon da dove non sarebbe stato possibile proseguire a causa dei fondali insufficienti: era il 29 gennaio 1905.
Sarebbe troppo lungo raccontare tutto l'itinerario che vide la nave italiana ritornare in Atlantico e risalire verso nord fino ai porti degli Stati Uniti, quindi con rotta sud puntare ad effettuare il periplo dell'America meridionale e risalire, nell'Oceano Pacifico, le coste del Cile, del Peru, dell'Ecuador e dell'America centrale. Il 17 luglio 1907, dal porto di Panama City con rotta sud, iniziò il viaggio di ritorno terminato il 28 ottobre 1907 nel porto di Montevideo in Uruguay. Negli oltre tre anni di navigazione, dopo aver raccolto testimonianze dei luoghi visti, la prospettiva del rientro in Italia si faceva sentire tanto che nonno Aniello (questo è il mio grado di parentela) prendeva appunti su quello che aveva a portata di mano, cartoline incluse.
Su alcune di queste ho trovato scritto di suo pugno con la precisa grafia che gli era congeniale: "Dogali, ore 13.29, 9 ottobre 1907: pronti a muovere, primo comando: macchina di dritta indietro mezza; macchina di sinistra avanti 45 giri". "Lasciando Valparaiso alle ore 13.40 del giorno 9 ottobre 1907: diretti a Montevideo, via Magellano". "All'alba dell'11 ottobre 1907 sul traverso delle isole Formiche (Islas Hormigas de fuera): piove, venti da sud-ovest, mare agitato". "Al tramonto dell'11 ottobre 1907 sul traverso di Valdivia e Porto Corral: piove dirottamente, mare agitato, venti sempre da sud-ovest".
Dopo la consegna della nave al governo uruguaiano, l'equipaggio rientrò in Italia con il piroscafo "Venezuela" che collegava l'America meridionale a Genova. Erano trascorsi tre anni e sei mesi, ma nonno Aniello aveva ancora molte energie che gli avrebbero consentito di compiere altre imprese.

