Indice
- Numero 25 - Luglio 2006
- L'Editoriale - Quelle notti ischitane
- Omaggio ai pallonisti di Capri
- Il Free-Climbing un'invenzione caprese
- Quel poeta maledetto dalla Bretagna a Capri
- C'era una volta il Paradiso
- L'uomo che a colpi di remo fa il giro di tutte le isole
- Il ceramista gentiluomo
- Sotto le stelle di Anacapri
- Formia al tempo dei vip
- Il terrore dei cefali
- Il lungomare delle ragazze blu
- Il mare d'ametista fra Scilla e Cariddi
- Un premio di poesia a Maria Gisella Catuogno
- Venga a prendere un libro da noi
- La barca di Hemingway a Cuba
- Le anime belle di Gordon Square
- Il reporter dell'isola
Il mare d'ametista fra Scilla e Cariddi
- di di Maria Froncillo Nicosia
Suggestioni omeriche.
Sembra di vedere ancora la barca di Ulisse in lotta con i marosi.
L'insidia delle sirene.
L'impetuoso scirocco che porta con se la sabbia d'Africa.
L'alleanza coi venti e le tempeste dei due mostri a guardia delle coste dirimpettaie di Calabria e Sicilia.
Abissi misteriosi, bradisismi e un ponte che resta sospeso nei progetti.
Nella mia generazione i poemi omerici erano, a scuola, il pane quotidiano. Sapevamo quasi tutto del mondo degli dei e di quello degli eroi greci o troiani che fossero, arrivando perfino a parteggiare per qualcuno di loro.
Personalmente credo di aver pianto per l'ultimo incontro di Ettore e Andromaca sulle porte Scee, ma anche per Achille, il ragazzo ostinato e violento che versava lacrime sul corpo dell'amico perduto.
Ma il personaggio più affascinante, l'eroe dell'azione, l'uomo assetato di sapere e di sogni, disposto ad affrontare ogni pericolo pur di procedere verso la conoscenza del mondo e quella più ardua di sé, della sua verità di uomo, era Ulisse, l'eroe di Itaca.
Abbiamo noi, ragazzi di un altro tempo e di un'altra scuola che ha profondamente segnato la nostra cultura, viaggiato con lui, Ulisse, il mito dei nostri sogni di avventura.
Ho imparato a conoscere questo vento impetuoso, il re dei venti, lo Scirocco, che porta con sé la polvere sottile dell'Africa e la memoria di antichi naufragi e di bufere che ancora oggi trascinano al fondo con le loro onde uomini in cerca di vita, imbarcati su fragili legni che tanto ricordano quelli degli eroi di Omero, le navi con le vele spiegate, strappate via da Eolo, grande dominatore di questi luoghi, qui, tra Scilla e Cariddi, i due mitici mostri posti a guardia delle due coste, pronti a respingere invasori stranieri e attacchi nemici. Ma chi erano le due strane creature che ancora oggi, a Messina, dalla fontana del Montorsoli, guardano con occhi grifagni il mare ora affollato dalle navi-traghetto e da quelle di diporto, piene di turisti che approdano sull'isola?
Scilla e Cariddi, con grandi occhi aperti sopra un mare popolato da delfini e pesci dalla lunga spada, ancora oggi sembrano regnare su questi luoghi, ove celebrano la loro alleanza coi venti e le tempeste che sconvolgono alberi e fiori e portano conchiglie ed alghe sulle spiagge e pollini primaverili agli asmatici. Ancora oggi, il sole, al tramonto, come tanti secoli fa, sparge sulle acque tra Scilla e Cariddi manciate d'oro e d'ametista e, prima di sera, riempie di luci viola un cielo pieno di incantesimi e di presagi.
Scilla, arroccata sul castello di quel meraviglioso paese che porta il suo nome, sulla costa calabra, si porta dentro la sua grecità che ancora oggi determina comportamenti di una popolazione che rispetta l'antico mito dell'ospitalità e della fedeltà all'amicizia.
Cariddi dal suo appostamento sull'estremo lembo della Sicilia difende dalle invasioni un luogo pieno di affascinanti memorie che ancora oggi connotano il carattere dei suoi abitanti.
Dal mitico scenario dello Stretto si guarda il mare greco e nascono tutte le suggestioni di un luogo che ha in sé ancestrali memorie di bellezza. Nello scorrere di un tempo senza datazioni, si materializzano le orme di tante generazioni, si concretizzano nell'eterno flusso delle acque che si incrociano i sogni erranti di tante creature dissolte la cui energia ritorna come un'onda eternamente in movimento, per divenire segno tangibile di vitalità.
Dalla memoria del passaggio di tanti navigatori solitari, riemergono i canti seduttivi delle sirene, immagini galleggianti ai fianchi delle navi dai remi in rotta con i marosi sollevati da Scilla e Cariddi, eterne creature del mare che tentano di allontanare dai loro preziosi fondali i fragili mortali in cerca di oro e di felicità. Scilla e Cariddi non si somigliano né si incontrano, ora, come nel mito.
E non sarebbe certamente il ponte, di cui tanto si parla, ad omologare le sponde, avvicinando due culture così diverse con un binario posto al di sopra di un mare pieno di imprevedibili bradisismi e misteriosi abissi pieni di precarietà, nel tentativo di unire quello che non è unibile, la realtà di una profonda diversità umana e culturale.
Tutto si ricrea nell'eterno divenire del mare, oggi come negli anni più lontani del nostro passato, quando l'immenso bacino che, come una voragine, separò, nel volgere di incalcolabili tempi geologici, le due sponde gemelle, si riempì d'azzurro.

