Indice
- Numero 23 - Maggio 2006
- L'Editoriale - Parata di stelle
- È sorta a Valencia la luna nera
- Verdiana mon amour
- La latteria di Vuotto e l'asino Michelangelo
- Navigando, navigando
- La roccia dei pirati davanti Porto Venere
- Il tempo delle castardelle a Montecristo corteggiate dai delfini
- Le isole minori alla riscossa
- Granatello, il futuro dietro le spalle
- L'isola dei passeri
- Il paese sul mare fondato da un muratore
- Il mare di Silvia
- Nostalgia di Paxos
- L'avamposto sull'Oceano
- Quei bastimenti carichi di calciatori
- Un barbiere di qualità
- Il reporter dell'isola
Il mare di Silvia
- di Paolo Calcagno
Dalla Svizzera alla Sicilia dove il "mare di cristallo" guarisce le abrasioni dell'esistenza, materializza i desideri antichi e aiuta a comprendersi e a riconoscersi.
Un volume di racconti, un viaggio lento e godibilissimo, un diario doloroso
e autoironico di Silvia Palombi, scrittrice romana. L'ultimo bagno a Cefalù e la magìa di Pantelleria.
"Il mare nel cielo" per l'autrice Silvia Palombi (Charta Racconta, pagine 93, euro 9) è il "doppio celeste": l'assalto di uno stato di beatitudine, la commozione di una rivelazione profonda, la scoperta di un ritorno possibile al buio rassicurante prima del trauma dello strappo dal liquido amniotico. Un altro omaggio alla devota New Age? Niente equivoci, per favore: Silvia Palombi è, piuttosto, una "rompiscatole" impegnata, di sinistra per giunta, e, certo, preferirebbe un attacco di orticaria a ritrovarsi accostata alle semplificazioni delle paccottiglie paraideologiche che cercano risposte esistenziali nei rapporti superficiali con la natura. Con "Il mare nel cielo" siamo piuttosto sul versante dell'analisi (meglio dell'autoanalisi), cioè del tentativo di mettere ordine alla complessità dell'esistenza. Proviamo a leggere qualche rigo di questo delizioso libretto.
"Sto lì, in solitudine perfetta, nell'angolo più remoto della piscina che sembra una fontana di Nogochi, nell'acqua fino alla vita, ho appena smesso di nuotare e guardo. Attraverso gli occhi e la pelle stivo avidamente tutto ciò che ho sempre desiderato al mondo... Sono desideri antichi, quelli materializzati al culmine di quella strana collina pantesca, guardo e loro si ammucchiano tutti insieme in disordine nella mia testa. L'acqua, il mare a perdita d'occhio, le palme che mi buttano indietro a Villa Borghese in braccio a mamma, la forma del dammuso che mi ricorda l'Africa... la bandiera turca (perché ce l'avrà messa? perché mi piace tanto?) che sventola appena, quasi trasforma quel paradiso in un forte abbandonato nel quale aspettare in pace la vita. Alcuni uccelli cantano nel silenzio perfetto e un'antica divinità sicula, un dolce cirneco dell'Etna con gli occhi lunghi e la riservatezza degli esseri antichi mi scodinzola delicatamente vicino. Tutto intorno le piante che sceglierei per me: olivi, carrubi, viti, fichi d'india e cactus dalle cento forme, ficus e piante aromatiche e caprifogli, lavanda, ibisco e rosmarino e rose color del burro tra i muri di lava. Alcune nuvole indolenti se ne vanno svogliatamente verso est, ne farebbero volentieri a meno, si vede lontano un miglio, ma gli tocca e ostentano una lentezza indisponente. Ogni tanto un soffio d'aria fresca mi riporta con lo sguardo dove c'è il doppio celeste del mare nel cielo, dal tetto di tufo del dammuso davanti a me una fata morgana appena nata fa danzare l'orizzonte".
Pantelleria, Cefalù, Stromboli, Noto: è la Sicilia che attrae e che accoglie Silvia Palombi, scrittrice che debutta con i suoi racconti, raccolti in forma di diario nel volumetto "Il mare nel cielo".
Silvia contempla la Sicilia con il suo "mare di cristallo" che guarisce le abrasioni dell'esistenza, che materializza i desideri antichi e che aiuta a comprendersi e a riconoscersi. Sensibile, colta, spiritosa e autoironica, quest'autrice romana, 54enne, dopo una vita da ufficio stampa, passata a scrivere e valorizzare eventi e libri degli altri, ci regala un godibilissimo "viaggio lento", autobiografico, ammaliante nella forma, intenso nei contenuti, stimolante nelle acute osservazioni. Ma sono soprattutto le contemplazioni, ora dolorose, ora euforiche, di Silvia, attratta dal mare della Sicilia, che la fanno staccare dal peso delle sovrastrutture costruite dall'esterno e che fanno provare a chi la legge il piacevole brivido di una carezza, leggera come il bene.
- Silvia, i racconti del suo libro sono il diario di un suo "viaggio lento"?
"Sì. All'inizio il viaggio è fisico e parte dalla Svizzera, in treno. Poi, diventa un viaggio interiore che attraversa la Sicilia e, in senso traslato, il Mediterraneo. A ogni stazione si ripetono gli archetipi di un Paese sgangherato, inadeguato, gente che si accalca con troppi bagagli, che sgomita, strilla, mangia. Per fortuna, poi, c'è il mare che aiuta a guarire dagli imbarazzi dell'esistenza, il mare che aiuta a guardarsi dentro e a riconoscersi. Diciamo che la protagonista è stufa dei rapporti umani e trova nel mare energie e significati profondi".
- E quando ha scoperto questo mare che dà scurezza?
"Accadde a Cefalù, dove ero andata per ripigliarmi dalle fatiche e dagli stress del lavoro e della routine quotidiana: il bagno dell'ultimo giorno fu una tragedia. Mi ritrovai in lacrime, infelice, per dovere abbandonare quella situazione di benessere totale. Uscire dall'acqua, per me, fu un trauma. Ero disperata come se avessi dovuto abbandonare l'utero materno. E' stato allora che ho avvertito il mare come la mia dimensione naturale. Per me, è fisiologico stare bene nell'acqua".
- E dove ha scorto quel doppio celeste del "mare nel cielo" fusi all'orizzonte?
"A Pantelleria: guardando dall'alto, in direzione dell'Africa, si vede un azzurro indistinto, non si riconosce più il cielo dal mare, non si capisce più dove finisce l'uno e dove incomincia l'altro: in quella magica fusione potrebbe nascondersi un universo intero".
- Il mare l'aiuta a riordinare la confusione delle emozioni della sua vita?
"Nel libro racconto di lacerazioni e di vuoti: sono cose che capitano a tutti: ciò che non è comune sta nel riuscire a dare a quelle cose i significati corretti. Altrimenti, si può cadere nella disperazione, o nella depressione. C'è Ugo, il mio "cane sognatore". Come tutti i figli di genitori separati sta un po' con me e un po' con il mio ex compagno. Ci sono i miei segreti familiari. C'è un'amica ammalata terminale, a Palestrina, che quando se n'è andata mi è mancata tantissimo".
- Nel suo libro fa riferimento anche a quell'infinito mare virtuale di Internet: è un mare in cui le piace navigare?
"Internet è un bel modo, delicato, non invasivo, di stabilire rapporti. Scrivendo, ho ricamato un po' su alcune vicende che mi sono capitate davvero. Sa, ogni tanto, m'incazzo sui temi sociali, sulla politica. Ci sono cose, come la discriminazione razziale, che non mando giù. E così, attraverso Internet, mi confronto con gli altri, discuto, litigo, poi mi riappacifico: tutto questo ha fatto nascere e crescere delle amicizie solidissime".
- Il suo delirio amoroso verso il mare si spinge fino a farglielo indicare come "il suo strano compagno".
"Sì, sento il mare come il mio amante. Vorrei che diventasse mio marito. Ma lui mi sfugge".

