Il paese della tramontana

La storia sulla costa d'Amalfi è merce a buon mercato, e Tramonti non fa eccezione. I suoi trascorsi infatti sono legat i alle vicende gloriose e infauste della Repubblica marinara, anche se le origini risalgono al 500 dopo Cristo quando alcune popolazioni giunsero in vista della catena dei Monti Lattari. Erano profughi, miracolosamente scampati ad una serie di attacchi saraceni alle loro città. La quiete del luogo, il suo isolamento, le naturali caratteristiche difensive, e ancora più la ricchezza di boschi e di acque suggerirono l'insediamento tra questi monti.
Il primo nucleo fu assai modesto, ma nel corso dei secoli crebbe a tal punto che dai monti si estese fino al mare, vale a dire a Minori e a Cetara. Si verifica in sostanza lo stesso fenomeno che vede gli antichi abitanti di Scala lasciare i loro castagneti, alti sui monti, per scendere a valle, verso il mare, e fondare Amalfi.
Tramonti, Triventum, diventa un importante centro difensivo contro ogni possibile attacco proveniente dalla pianura nocerino-sarnese. Oggi, dell'antico castello non rimangono che pochi resti, fatta salva la Torre di Chiunzi, ultimo vestigio dell'imponente mastio. Una massiccia costruzione che peraltro non valse a salvare né Tramonti, né Amalfi dall'attacco dei pisani, nell'agosto del 1163. I toscani vinsero ogni resistenza e dilagarono giù per i monti sino ad Amalfi, saccheggiando e distruggendo.
A Tramonti spetta la paternità di quel vento di tramontana, che prende appunto il nome del luogo. Furono infatti i marinai amalfitani a definire con questo nome il vento che, forte e freddo, soffiava dal valico di Chiunzi verso la costa, proprio nella direzione di Tramonti, mettendo a dura prova anche nel porto la sicurezza delle barche. E così continua a chiamarsi per i marinai di tutto il mondo, qualunque vento soffi dal nord.
Centro tipicamente agricolo e pastorale, Tramonti ha legato il suo nome anche all'artigianato delle ceste, dei panieri e delle "spaselle" (un basso cesto a forma di guantiera in uso ancora oggi nelle pescherie) realizzati con la scorza degli alberi di castagno, di cui è ricca la montagna, tagliato e intrecciato a larghe strisce.
Da sempre terra di eccezionali vigneti, esposti a sud all'azione iodica del mare e protetti alle spalle dalla catena dei Lattari, Tramonti vanta per i suoi vini il riconoscimento e la tutela della Doc Costa d'Amalfi.
Un solo produttore, Peppe Apicella, appena cinque ettari di antiche viti di Piedirosso e Aglianico a piede franco, con una resa sui 90 quintali per ettaro, molto al di sotto dei 110 previsti dal Disciplinare del '95. L'azienda produce bianco, rosso e rosato per complessive 40mila bottiglie l'anno con una prevalenza di rosso, la tipologia non solo di più lontana tradizione, ma la più richiesta dal mercato. Ed è stato proprio il crescente successo di questo vino a spingere Peppe Apicella a dar vita, a partire dal Duemila, a un Rosso Riserva Vigna Scassata: tremila bottiglie a base di Aglianico sessanta per cento e Piedirosso, con tre anni di invecchiamento di cui due in botte.
Vigna Scassata è un po' l'orgoglio della famiglia Apicella in cui anche i figli Prisco (ventidue anni, studi di enologia a Torino) e Fiorina (19 anni, studi di economia aziendale) vivono con amore e trasporto le sorti dell'azienda.
E' questo il vino che trionfa sulla tavola di Zeffirelli e che è stato gradito da Shoereder, il quale ha forse capito che non si può vivere di birra.