Indice
- Numero 23 - Maggio 2006
- L'Editoriale - Parata di stelle
- È sorta a Valencia la luna nera
- Verdiana mon amour
- La latteria di Vuotto e l'asino Michelangelo
- Navigando, navigando
- La roccia dei pirati davanti Porto Venere
- Il tempo delle castardelle a Montecristo corteggiate dai delfini
- Le isole minori alla riscossa
- Granatello, il futuro dietro le spalle
- L'isola dei passeri
- Il paese sul mare fondato da un muratore
- Il mare di Silvia
- Nostalgia di Paxos
- L'avamposto sull'Oceano
- Quei bastimenti carichi di calciatori
- Un barbiere di qualità
- Il reporter dell'isola
Il paese sul mare fondato da un muratore
- di Vittorio Paliotti
È Marina di Ascea, sulla costa cilentana, sorto dalle mani laboriose di Eligio Maiuri, l'operaio che, durante quarant'anni, costruì le case, la chiesa, la posta. La prima costruzione nel 1922 quand'era un luogo selvaggio e solitario. Muri che sembrano fiancate di barche e che riflettono le linee e gli angoli della vicina scogliera. Il boom del 1931. Al primo neonato del paese marino venne dato il nome di Eligio, il "fondatore". La luce elettrica arrivò nel 1934. La stasi della guerra e la ripresa. Oggi, nel ricordo di Eligio Maiuri, Marina di Ascea è un ameno luogo di vacanze, indipendente dal paese-madre arroccato in collina.
Il mare che è sconfinato e che s'infrange contro una scogliera argentata: d'accordo. Gli uliveti che si inseguono a perdita d'occhio: ancora d'accordo. E d'accordo anche sulla singolarità di una vecchia torre saracena che, al tramonto, si staglia maestosa nel rosso del cielo e sembra additare Velia e Palinuro. Ma ha questo, Marina d'Ascea, che la rende diversa da ogni altra località del Tirreno meridionale: è stata costruita, durante quarant'anni, casa dopo casa, edificio dopo edificio (non escluse la chiesa e la posta) da una sola persone.
Eligio Maiuri era un muratore pressoché analfabeta, ma conosceva alla perfezione, insegnatagli dal padre, l'arte di mettere pietra su pietra. Fece quello che nella mitologia facevano i re. Fondò e costruì un intero paese, Marina di Ascea, appunto. Sicché la sua memoria, oggi, qui è venerata come quella di Romolo a Roma.
Marina di Ascea, con i suoi cinque chilometri di spiaggia, con le sue insenature e le sue cale che si aprono nel frastagliato promontorio dominato da un'antica torre di avvistamento, è attualmente un romanticissimo luogo per vacanze, ma fino a tutti gli Anni Venti rimase un segreto per pochi iniziati.
Frazione litoranea di Ascea, piccolo comune a 292 metri di altitudine e distante otto chilometri, Marina viveva in narcisistica solitudine la sua bellezza. La sua stessa esistenza pareva giustificata soltanto da una fermata per i treni provenienti da Salerno (lontana 82 chilometri) e dai quali scendevano rari archeologi diretti alle rovine di Velia, una delle città più famose del mondo antico per la scuola filosofica che vi fiorì: quella "eleatica", elaborata da Senofonte, Parmenide e Zenone.
Il tratto di mare che bagna Marina di Ascea, quello stesso che aveva incantato Enea, è ricchissimo di alici, ma nemmeno i pescatori abitavano sulla costa, preferivano starsene in collina. A conti fatti, a Marina di Ascea esistevano solo quattro case. Dicasi quattro: quelle degli Alario, dei Palumbo, dei De Dominicis e dei Passero.
Sarebbe rimasta sempre così, selvaggia e solitaria, Marina di Ascea, se nel 1922 il ventitreenne Eligio Maiuri non avesse avvertito la vocazione del pioniere. Eligio, nativo di Ascea, era allora, benché sposato e padre di due figli, povero e senza fissa occupazione. L'unica sua ricchezza, potenziale però, era costituita dal mestiere di muratore insegnatogli dal padre. Nel 1922, dunque, Eligio Maiuri venne a sapere che un commerciate di Ascea, Antonio Cuda, cercava un terreno ove far sorgere una casetta. "Fossi in lei, andrei ad abitare giù alla Marina. E' un posto incantevole. Pensi: una casa sulle onde. Se lei ci sta, mi prendo io l'incarico di costruirla" gli disse Eligio.
Incuriosito dalla baldanza di quel giovanotto, il commerciante accettò; anticipò perfino dei soldi. Per un anno Eligio Maiuri scese a Marina all'alba: impastava cemento e calce, metteva in fila mattoni e travi. Marzo 1923: sorge la prima casa di Marina di Ascea. Consta di due piani ed è graziosissima; la sua architettura evoca le linee e gli angoli della vicina scogliera. La voce si sparge. Ecco farsi avanti Pasquale della Porta, altro commerciante: "Eligio, vuoi costruire anche per me una casa?". Eligio, che non ha diplomi ma che ha il bernoccolo, innalza muri che sembrano fiancate di barche.
Nel 1929 a Marina di Ascea vi sono già una quindicina di case e tutte costruite da Eligio Maiuri. Intanto, qualcuno segnala l'eccezionalità della vicenda al Genio civile di Salerno: per progettare una casa bisogna essere almeno geometra, si fa osservare. C'è il rischio dunque che le autorità mandino tutto all'aria. Ecco allora Eligio alla ricerca di un professionista che riveda i suoi progetti e li avalli. L'incontro col geometra Gaetano De Luca è provvidenziale, ma bisogna guardare lontano. Eligio sogna che un giorno suo figlio Nello diventi geometra. Il sogno si avvererà.
E' il 1931 quando Eligio costruisce un edificio destinato a ospitare una fabbrica di pipe; e poi case, case ancora. Marina di Ascea si popola lentamente, si festeggia addirittura la prima nascita e al bambino viene imposto il nome di Eligio, il "fondatore". Da Salerno, nel 1934, le autorità si interessano alla strana iniziativa. Fondare città è di moda, le autorità concedono la luce elettrica e ordinano la costruzione di un ufficio postale. Si ha quasi l'idea che un villaggio stia affiorando dalle onde.
La guerra determina una stasi, ma subito dopo Eligio è di nuovo all'opera. Anche imprenditori vari cominciano a scendere, da Ascea, alla Marina. Gaetano Buonuomo, Sabia Aquilino e Antonio Ambrosio aprono bar, Raffaele Frangione costituisce una cooperativa di pescatori, Gino Fardello impianta una fabbrica. Via via, intanto, nascono altri bambini. Per loro si approntano quattro scuole elementari. A costruirle è Eligio. Poi l'ex muratore Fermino D'Agostino, allievo di Eligio, costruisce un albergo.
A metà Anni Cinquanta, Marina di Ascea è già un vero paese, in competizione con Ascea, paese madre, e conta più di mille abitanti. E quando, di lì a qualche anno, Eligio va nel paradiso dei pionieri, Marina di Ascea galoppa verso ben più consistenti mete. Cantieri dappertutto, quasi si esagera, ma le strutture marine sono quanto mai invitanti.
Non più semplice corollario di Ascea, non più umile tappa ferroviaria di chi visita Velia, Marina di Ascea ha un suo specifico che la distingue e la fa amare. E che ha i colori del verde, dell'azzurro e del rosso.

