Indice
- Numero 6 - Dicembre 2003
- L'Editoriale - Il mare d'inverno
- Tempo Di Natale: avanzano le bande putipù
- Il Christmas di una caprese a New York
- Il Natale 1943 a Capri
- Un cenone particolare e la canzone inedita di Renato Carosone
- I re magi sono due
- L'uomo che ha fatto il presepio per Bush
- Sul mare luccicano i gioielli di Carla
- Cinque versi anonimi per una tranquilla Vigilia
- La cometa di Amalfi
- Quando Napoli accende l'Italia
- Il pescatore con la chitarra
- Quella contessa androgina era un tiranno di uomini
- Il medico napoletano che scappò dall'ospedale per vincere l'Oscar
- C'era una volta Ulisse, oggi ce ne sono 49.800
- L'uomo che raccontava la vita del Giglio
- La magia della Corricella quando il tramonto bacia Procida
- È la Vigilia, il pranzo è servito
- Se ho ho, Se non ho non ho
- Quel fiore aggrappato all'isola
- Il reporter dell'Isola
Il pescatore con la chitarra
- di Roberto Gianani
Lo chansonnier che ha girato il mondo è un caprese di scoglio e di fasciame.
Una gran vita di note e di sudore, le canzoni, i vip, il ballo, ma soprattutto il mare, il suono dell'onda, la schiuma delle risacche, il vento.
Marina Grande sa di aria salata, due gabbiani si inseguono felici, un gatto nero grasso e indolente si stiracchia nella luce di un filo di sole che buca un nuvolone grigio di pioggia. La gente del porto cammina lenta e attenta agli umori del vento capace in un istante di cambiare colore ad un cielo buio e dispettoso. Una vela bianca volta le spalle alla banchina e prende il largo.
Via Truglio è una stradina di scalini, rampicanti, maioliche colorate, soffi di maestrale e tele di pittori che raccontano di archi e balconcini allegri avvolti da un'aria morbida che si dondola nell'ozio dell'inverno. Al numero 12 c'è casa Lembo, quella di Guido 'na voce, 'na chitarra e anema e core. Il terrazzo è un lenzuolo che si stende sul porto come un tappeto che parla di pescatori e cene per pochi intimi con una brocca di bianco e una pezzogna olio e limone. Le parole del mare rimbalzano sul terrazzo bianco e s'infilano in un soggiorno pieno di divani, carillon, foto di Marianna e Gianluigi figli felici e di Guido, microfono e chitarra, insieme ai vip di tutto il mondo. Il caffè di Anna, la moglie, profuma di affetto e di una compagnia vera che parte da lontano, da molto lontano come quell'amore che dura da sempre.
Sensuale, affascinante, amatissimo, leggendario, appassionato, irresistibile, Guido Lembo ha riccioli di sole e occhi di cielo dentro uno sguardo da eterno scapricciatiello. Le sue canzoni ti succhiano un pezzo di cuore e un righello di vita, ti alzano di sessanta centimetri fino al legno di un tavolo che è passerella per un salto più alto, sogni a mezz'altezza come trampolini per la luna.
Guido è questo, è la musica che viene da Marina Grande. E' un samba di ricordi e di suoni lontani quando, al "Guarracino", lavorava con i fratelli Gianni e Bruno e le straniere ordinavano birra e boccali di gioventù. Ma questa è un'altra storia, fa parte del passato.
Lo chansonnier che fa ballare sui tavoli anche il serissimo Antonio D'Amato e la rossa Sarah Ferguson, principessa di notti bollenti e appassiti playboy, ha l'aria placida di chi assapora la quiete di una domenica di dicembre in attesa del gran bailamme di capodanno: champagne, tacchi a spillo, scollature lussuriose e canzoni. Canzoni d'amore, canzoni per dimenticare, canzoni per acchiappare o solo canzoni di taverna.
Camicia blu arrotolata sui gomiti, il gilet a fiori che Renzo Arbore nemmeno si sogna e quel profumo Sandal Wood che l'accompagna da una vita. Il profumo che usava anche papà Luigi, detto Pallone, cantante e pescatore. Un uomo di rughe e di segreti di pezzogne e correnti, il maestro che usciva per mare tutte le notti con la sua barca "Zazà".
Sandal Wood, un eau de cologne che non tradisce e lui non tradirà mai perché Guido Lembo è un uomo che stringe la mano e mantiene l'impegno, che ti guarda negli occhi e non ti dà sorprese.
L'imbrunire si riempie di colori inquietanti e del ricordo di Tyson, un cane bianco con le macchie color nocciola. Un cucciolo che scodinzolava e, ogni tanto, si "inseriva" nella conversazione, lo sguardo curioso come la matita di un artista che fiuta il mare e, sul cartoncino, inventa barche per viaggi lontani.
Guido sorseggia una Coca e parte come al ritmo della batteria di Gegè Di Giacomo: "tu sì guaglione che t'è mis' n'capa'".
"Ho capito, vuoi un'intervista all'Anema e core. Nessun problema, vai con la musica."
- L'età, dimmi l'età della prima canzone.
"Avevo quindici anni, una chitarra da quattro soldi e la voglia di incuriosire le ragazze, avevo la testa nella musica e mille sogni di sottane. Confesso che ho iniziato per conquistare il cuore delle donne. Cominciai così per sembrare più grande e catturare l'attenzione. I miei coetanei andavano a scuola, io uscivo per mare per trovare l'ispirazione per nuove canzoni. Parlavano di Capri, della Grotta Azzurra, delle scogliere di Marina Grande, di pescatori innamorati e di donne alla finestra ad aspettare. Ricordo che suonavo alla "Taverna degli Amici" in Via Camerelle e poi al "Cellaio" in un vicoletto di Via delle Botteghe. Ho girato il mondo: Amburgo, Londra, Miami, New York. Avevo sedici anni ed il primo amore fu Christine, una svedese. La chitarra era la mia compagna di vita, lo strumento di mille notti di canzoni e di avventure come l'amore per Debbie, un'indiana della tribù dei Cherokee. Ma è acqua passata. Ho cantato Yesterday insieme a Christian Barnard, ho dedicato 'O sole mio a Luciano Pavarotti, ho suonato per Susanna Agnelli, per Umberto Veronesi e Paolo Fresco. Oggi sono un artista pescatore che regala canzoni e non può tradire il mare e quella barca di legno antico, vecchia di vent'anni, che ogni notte mi porta a navigare."
Pausa di sorrisi, la mano tra i capelli, lo sguardo aperto come le finestre della sua casa spalancate sui riflessi del tramonto. L'uomo che, con quella voce che viene da dentro, ha incantato Naomi Campbell e Sabrina Ferilli è un ragazzo di cinquant'anni, famoso e scugnizzo, innamorato della moglie e della famiglia, divertente e contagioso, isolano e marinaio che non vive solo di celebrità e canzoni.
Non è il divo compiaciuto di un successo indiscusso di televisione e carta stampata. E' nu guaglione 'e miezz' a via che resterà guascone. Chiacchiere e cafè al Bar Alberto, racconti di porti sconosciuti, rime baciate, suoni di chitarre, note di pianoforti in riva al mare ma anche canzoni tristi e una voce come una preghiera: Era de maggio.
Guido è la Taverna e il contrario della Taverna. Certamente è molto di più di una formula per vip, è l'ultima adrenalina di un'isola sciupata dal trucco di un visagista di poca cultura. La passione della sua vita sono il mare, il suono dell'onda, la schiuma delle risacche, le tempeste improvvise, il vento dell'inverno, la pesca, l'attesa. E' un musicista, ma innanzitutto un marinaio.
Niente Roma, niente Milano? "Niente città, il mio cuore è su quest'isola. Sono rimasto un caprese di scoglio e di fasciame. Fasciame di barche di legno che partono all'alba e inseguono il sole come il mio gozzo fatto di legno azzurro e bianco, legno di accetta e sudore. Si chiama Chiodofisso."
Facile il collegamento ad una gonna, allo zig-zag di un tacco a spillo, al silicone di due labbra innamorate nel caos di canzoni senza freno.
"Ma no, il gentil sesso non c'entra. Io adoro le donne, le ammiro e le rispetto. Viva le donne, viva le belle donne ma il mio chiodo fisso è il mare. Io sono un pescatore con la chitarra."
Nessuna retorica, tutto vero. So che dopo la taverna "Anema e Core", alle cinque, alle sei del mattino Guido lascia il chiasso e le canzoni e salpa incontro al mare.
"Il mare è la mia libertà, è il mio sogno di marinaio, è la mia solitudine, il mio desiderio di pace e di amicizia. Al largo, sul gozzo con me gli occhi che brillano di Riccardino D'Esposito, l'allegria di Giovanniello, erre moscia e fisico d'acciuga, le lenze di profondità, il bolentino che risuona silenzioso, il profilo dell'isola lontana, l'emozione del pesce che abbocca."
Frecce di felicità. Guido Lembo è un caprese zingaro e vichingo che piace alle donne ma non si lascia prendere dalle tentazioni di facili conquiste. Non è un gratta e vinci, è esattamente il contrario. E' l'uomo della Capri vera, il difensore strenuo di un manicomio a cielo aperto che vuole la vita, l'amore, l'allegria. Tris dell'anima, non tre assi per una lussuria di champagne e lenzuola.
Non è un giullare, è lo chansonnier dell'isola dell'amore che, appena può, con la sua barca solca l'onda e, con qualunque tempo, mette la prua di petto contro il maestrale.
Un giorno scriverà una canzone. Parlerà di papà Luigi, di zio Tunillo, dei suoi fratelli, di Anna, dei figli e di un pescatore con la chitarra che abbandona le luci della ribalta e ritorna al mare, solo al suo mare.
Un mare da navigare, a venti miglia dalla costa, tra gli scogli di Punta Carena e le pietre del castello Aragonese. Lì sulla Secca delle Vedove con il sole che gli entra dentro l'anima, il sale che gli spacca la pelle e una lenza che tira a bordo pezzogne e ricordi, canzoni e nostalgie, vecchi gilet e un microfono che gli farà cantare ancora per sempre Anema e Core. Una canzone lunga e senza tempo finquando un giorno, fra cento anni, il vento si alzerà e sopra il disegno di una chitarra scriverà: "non vi preoccupate, è sonno arretrato".

