Indice
- Numero 7 - Marzo 2004
- L'Editoriale - Ombrelli e mimose
- Una bandiera per Capri
- L'ISOLA alza le vele
- Finalmente a Sabaudia
- Perché il governo Berlusconi ha tagliato i fondi all'Ancim?
- Il mare di casa
- Il marinaio con la chitarra che spiegò a Marilyn Monroe il significato di "maruzzella"
- Una donna sola al comando, è la capitana di Procida
- Il sentiero degli aghi di pino
- Il mare a Bologna
- Quei due gentiluomini a passeggio per le stradine di Anacapri
- Un posto magico dove entri zingaro ed esci Cary Grant
- L'antologia delle isole
- Sotto una tenda all'isola di Wight
- Viaggio a Filicudi
- La farfalla di roccia che inganna i tonni
- Arti superiori
- L'incontro a Succhivo con un nobile leone
- Il pittore dei palazzi e della luce di Capri
- Il reporter dell'Isola
Il pittore dei palazzi e della luce di Capri
- di Luisa Federico
L'uso del collage di Attilio Lembo nacque da un viaggio in Calabria. Abbandonò la pittura a olio e gli acquerelli per una tecnica innovativa.
Le presenze umane assenti sulla tela sono suggerite da una porta aperta, da una finestra, da una sedia spostata.
Il Faro di Anacapri nell'ultima mostra.
Attilio Lembo, singolare pittore di Capri, accoglie i visitatori della sua mostra di acquerelli e collage con particolare affabilità e una simpatia davvero unica. Gli va incontro con un'aria sognante e bonaria, pronto a raccontare, a sciorinare curiosità e ricordi con un fascino della parola che, mai avara, diventa racconto e memoria, testimone essa stessa con la ricchezza delle notazioni dell'amore e del sentimento di autentica passione che l'artista nutre per l'isola.
L'ultima volta, nell'atrio di Palazzo Cerio, ove abitualmente Lembo tiene la sua mostra, sul cavalletto a guisa di logo campeggiava un dipinto degli anni Novanta raffigurante la torre del Faro di Anacapri che, nella purezza della sua linea, si configura come un'essenza metafisica ed allusiva della nostalgia dell'infinito. Il pitore, probabilmente, ha scelto la mole asciutta e severa della lanterna, in caldo color ocra, quale cifra del personale percorso pittorico e della maturazione interiore che ha realizzato nella sua vicenda umana ed artistica.
Ascoltando Attilio, pittore autodidatta come ama definirsi, nonostante i suoi studi accademici, si apprende che l'introduzione della tecnica del collage, di cui ha cominciato a servirsi sul finire degli anni Cinquanta, è nata da una ricerca di nuove forme espressive durante un viaggio in Calabria. Ignaro di quanto altri artisti andavano realizzando, l'uso del collage sorge in lui da un particolare sentimento che gli fa avvertire, di fronte alla vertigine superba del paesaggio, l'inadeguatezza degli strumenti abituali. Né la pittura ad olio che abbandona definitivamente, né l'acquerello riuscivano a dare sulla tela l'intensità del verde degli ulivi secolari o la grandiosa bellezza della Sila.
Comincia così a sentire l'esigenza di una tecnica innovativa che attraverso un filtro particolare gli consenta di elaborare in una raffigurazione originale ciò che lo sguardo ha trattenuto. Mediante l'uso di carte ritagliate e colorate inizia a tessere un ordito, una trama che restando sul fondo del quadro, quasi impercettibile e lontano, costituisce il senso di una continuità della visione.
Trasferisce quasi subito l'uso del collage alle opere che ritraggono i luoghi e le suggestioni dell'isola di Capri. Agli acquerelli, in cui forte e pregnante è la presenza del paesaggio caprese e dei riverberi della luce sulle rocce, si affiancano opere in cui una costante ricerca figurativa lo porta a rappresentare palazzi ed angoli di strada su cui si affacciano di sghembo alti e robusti edifici. In tali ed efficaci rappresentazioni, date attraverso un taglio asciutto e linearità di composizione, si coglie l'occhio dell'artista che nell'allungarsi attraverso lo snodo dei vicoli ricerca il punto di contatto con l'elemento naturale della luce.
Sulle tele di Attilio Lembo difficilmente compaiono figure e presenze umane che pure si intuiscono al di là delle tante finestre che conferiscono misure e simmetria ai corpi pittorici. Forse la chiave di tali assenze si trova nelle ultime opere in cui alle rappresentazioni di esterni si accompagna o si sostituisce sempre più la raffigurazione di interni. Ambienti piccoli, stanze anguste, il cui punto di fuga è dato da una porta o da una finestra che rischiarano il tutto, parlano di colui che vi abita. Un insieme di oggetti d'uso, veri correlativi di un vissuto concreto, segna e avverte con la loro presenza un sentimento di irrequietezza e di precarietà in cui "l'andare verso" è quasi una necessità. Ed ecco una valigia, una sedia spostata, una piccola macchinetta da caffè, cassetti aperti e ricolmi. In queste piccole tele si avverte il peso del filo della memoria, dell'infanzia stessa del pittore che quasi illustra l'occasione che ha mosso la sua ispirazione.
Attilio comincia cos' a parlare di se stesso, della madre Peppinella, di quando ella si caricava sulla testa la cesta dei pesci e andava di casa in casa, lasciando lui di fronte ad un armadio o a una finestra troppo alta da raggiungere. Ma, oltre l'eco della memoria personale, Attilio Lembo racconta con una dovizia di particolari il frutto delle sue ricerche di archivio, dei suoi studi condotti con una puntigliosa precisione. Parla di vite ormai lontane, dei tanti pescatori e, in modo particolare, di Barella di Marina Piccola.
E così l'occhio di Attilio, il suo camminare tra i vicoli, il salire lungo le scale dei palazzi, con lo sguardo che si posa sulla storia e dà volto ad edifici e costruzioni, riporta sulla scena del presente figure di un tempo lontano che parlano di Capri, della sua bellezza e della sua vitalità.

