Il porto di Ponza, un teatro sul mare

- di Rita Bosso

Il disegno settecentesco a ferro di cavallo dei progettisti Carpi e Winspeare. Un percorso originale dell'isola tra le scalette fotogeniche, il Caffè Tripoli, le Banchine, la pescheria dell'Iscaiuolo, il corso, il Museo e il Molo Musco. La batteria Leopolda e l'Ospedale de' rilegati. Quarant'anni fa, un altro paesaggio: la boutique "La Peonia", il locale del barbiere, il negozio di frutta di Minicuccio, la panetteria di Temistocle.

Ecco le scalette, pigramente sdraiate tra uno strato e l'altro di questo millefoglie degradè che è Ponza. Ormai consapevoli della loro fotogenia, dopo aver posato per migliaia di scatti, sanno che prima o poi anche tu ci cascherai, lo farai di nascosto, ma le fotograferai, come se le stessi scoprendo ora, come se fossi un turista a caccia delle inquadrature più scontate. Loro sanno anche che dovrai percorrerle tutte, almeno una volta al giorno, per tutti i giorni della tua permanenza sull'isola.
Tanto vale cominciare subito, e cominciare bene, dall'unica regolare, pedate ed alzate di dimensioni costanti, girata ad angolo retto, insomma la scala del palazzo del Comune, quello che i progettisti del Porto Borbonico, Carpi e Winspeare, rispettivamente ingegnere e maggiore del Genio, chiamarono Nuovo Casamento.

Se il porto di Ponza ha la struttura di un teatro, allora il ballatoio del palazzo, sovrastante la loggia ad archi occupata dai ristoranti, è il palco reale. Tranne che per la torre dell'orologio, aggiunta nell'Ottocento, l'edificio è immutato rispetto al progetto di fine 1700 di Carpi e Winspeare. Sostiene l'architetto Morlacchi nel suo studio sui colori dell'isola che originariamente tutto il complesso era bianco, tinteggiato con calce, che è materiale igienico e a buon mercato.
Scendo, due passi e, di fronte al Caffè Tripoli, prendo la scaletta che porta alle Banchine. I progettisti destinarono i locali delle Banchine a depositi di pescatori, a magazzini per lo stoccaggio merci: idea geniale, merci ed attrezzi passavano direttamente dalle barche ai depositi. Funzionalità, linearità, razionalità, in una parola: Illuminismo. Questi ex depositi sono costituiti da tre ambienti disposti in fila perpendicolare alla strada; ogni ambiente è a pianta quadrata, con lato di quattro metri e ottanta, volta a botte o a crociera, in tufo.

Dopo la pescheria dell'Iscaiuolo altre scalette, incassate tra due palazzi, e sono sul corso. Carpi e Winspeare avevano progettato un edificio a due piani, arretrato rispetto al fronte del livello Banchine, in modo da lasciare spazio alla promenade. Il piano inferiore, a livello della promenade, fu destinato ai commerci; questi ambienti sono separati dalla montagna per un tratto - da piazza Vitiello fino alla boutique "Brezza di Mare" - ed appoggiano direttamente alla montagna nel tratto successivo. La facciata del lungo edificio è scandita da archi, naturale prosecuzione degli archi della loggia della piazzetta. Soprastante il piano dei negozi, un altro piano, ad uso abitativo; le ulteriori sopraelevazioni sono state realizzate agli inizi del Novecento, dopo che case e negozi, fino ad allora di proprietà pubblica, furono vendute agli inquilini. Oggi, di scala in scala, si passa da corso Pisacane a via Corridoio, e poi a corso Umberto, su su fino agli Scotti; ma nel progetto settecentesco il borgo vero e proprio, fatto di case costruite con pietra e malta, era ubicato sulla collina della Madonna; per il resto si viveva in grotte scavate nella roccia.

Percorro corso Pisacane fino al portone di Pascarella; a destra, dopo due brevi rampe di scale, via Corridoio; faccio solo pochi metri ed ecco un'altra rampa, incassata nel palazzo del Giudicato, che conduce a corso Umberto; volendo, anziché uscire si potrebbe prendere un'altra scaletta, breve ma impegnativa, con alzate da trenta centimetri. Se volete sapere che cos'è un frattale, dovete percorrere Ponza e vedere queste scale, una infilata nell'altra, di dimensioni decrescenti; se siete sedentari potete accontentarvi di un cavolfiore o di una matrioska, sono ottimi esempi di frattali ma non altrettanto suggestivi.

Il tratto di corso Umberto antistante il ristorante "Enea" merita una sosta, per guardare il panorama e il retro del porto borbonico. Le opere di pregio hanno il retro, o il rovescio, bello come il davanti: vale per gli abiti di sartoria, vale per i mobili d'epoca, e vale per il porto. Il retro è completamente diverso dal fronte, ma altrettanto bello ed interessante. Geometrico, pulito, essenziale. L'aggancio tra roccia ed edificio è ben visibile. Via Corridoio ha un tratto rettilineo e regolare; le soprelevazioni - novecentesche si protendono verso la montagna creando dei passaggi coperti sulla stradina, dei ponticelli. Per la prima volta faccio caso ad un particolare che non può cogliere chi guarda il porto 'al diritto', dal mare: la larghezza dell'edificio non è costante già al secondo livello, cioè al corso Pisacane. Per qualche motivo che non conosco, la copertura in tufo si realizza solo su ambienti a pianta quadrata, con lato di quattro metri e ottanta: questo è il modulo con cui sono realizzati gli edifici pre-cemento armato, a Ponza come a Ischia, Procida, Ventotene; ovvero, ogni edificio si ottiene per affiancamento e sovrapposizione di queste unità elementari.

I progettisti realizzano il livello più basso, quello dei depositi, con tre di questi moduli; al secondo livello, quello del coso, potrebbero disporre tre moduli, sovrapposti a quelli delle Banchine, ma al posto del primo mettono la stradapromenade. Ne restano altri due, perciò possono costruire negozi da uno o da due moduli.
Via Corridoio è perfettamente rettilinea per un tratto, separata dalla montagna da un fossato, corri spondente al locale più interno dei depositi delle Banchine; poi il fossato si interrompe, la stradina si incurva, e l'edificio si allarga verso la montagna. Le case e i sottostanti negozi prima della curva - da piazza Vitiello a "Brezza di Mare", per chi guarda il porto dal mare - sono formate da un modulo, quelle dopo la curva - dalla libreria "Il Brigantino" in poi - sono da due moduli. Il perché di questa differenza non lo conosco. Il porto ha la forma di ferro di cavallo, obbligata dalla morfologia della montagna e dalle preesistenze fenicie e romane; ma l'impianto viario dato da Carpi e Winspeare è basato sull'ortogonalità. Perpendicolare alla piazza Carlo Pisacane sono la rampa che conduce al porto e la sua prosecuzione via Roma che, restringendosi leggermente per aumentare l'effetto prospettico, conduce all'abitato di via Madonna e al cimitero.

In uno degli archi del corso si apre il portone di Pascarella, che non è un portone vero e proprio ma un'apertura ad arco inscritta in un altro arco. La breve rampa di scale si biforca, il ramo destro raccorda con via Corridoio; io vado a sinistra e poi diritto, costeggiando il lato posteriore del palazzo del Comune. Qui le manomissioni sono state pesanti, tra aperture ovunque e di qualunque dimensione, infissi dei più disparati materiali, serbatoi. Bisogna depurare la vista di parecchi elementi per ritrovare l'armoniosa semplicità originaria. Questa via del Comandante, insieme alla perpendicolare via Roma, è parte integrante del progetto; gli odierni Museo, Scuola Elementare su un lato, la Chiesa sull'altro sono, con tutta evidenza, parti di un tutto. Svolto verso il mare: la rampa, la caserma dei Carabinieri, il muraglione che protegge molo Musco e termina con il Lanternino sono qui dal Settecento; è andata distrutta solo la Casa del Governatore, dietro la Caletta.
Ritorno sui miei passi. Pasquale Mattei, in "L'arcipelago Ponziano. Memorie storiche, artistiche",1857, scrive: "Una scalinata a sinistra conduce all'Ospedale de' rilegati, alle abitazioni delle vedove de' militari, ed in ultimo ad un torrione a tre piani, prigione e caserma nel tempo medesimo, che si estolle dominatore dell'isola tutta pari ad una rocca del medio evo. Vecchia costruzione del paese è questa, tuttoché accomodata in diversi tempi a vari usi, senza lasciare il proprio ufficio di vedetta di segnalazione, e di fortificazione".

Nel disegno che accompagna la descrizione ci sono una cappella e il faro sulla sommità della rupe, i faraglioni della Madonna sulla sinistra in basso e, in primo piano sulla destra, appena sopra il livello del mare, un cannone e una garitta; dietro la garitta, la scala che porta alla batteria Leopolda, oggi inglobata nel cimitero; per i ponzesi, il cimitero è abbascio 'a Battarìa. Costeggi l'Ospedale de' rilegati e la Torre; c'è sempre qualcuno che mi tiene compagnia lungo questa strada ripida. Oggi c'è la donna che la mia memoria ha registrato col nome di Pietà Rondanini: una pietra di dolore muto. Entrò nel mio negozio e chiese non ricordo più quale oggetto per la figlia, forse una medaglia con l'immagine di un santo o una crocetta; aveva le idee chiare, comunque le dissi di tornare per sostituirlo, nel caso alla figlia non fosse piaciuto. Lei rispose: "Mia figlia sta abbascio 'a Battarìa". Era asciutta, composta; come in un fenomeno carsico, il suo pianto trattenuto cominciò ad uscire dai miei occhi. Allora la donna si aprì un poco, mi raccontò che quando la figlia era morta lei l'aveva preparata per bene, l'abito da sposa e tutto, ma le era sfuggito qualcosa; lo stava acquistando ora, perché era prossima l'esumazione e lei avrebbe potuto riparare alla dimenticanza di tanti anni prima. Il tratto di strada dopo la curva è ancora più ripido. Mi fa compagnia nonna Cocco; il nome se lo è conquistato quando io avevo un paio di anni, e lei veniva a trovarmi tutte le mattine portandomi l'uovo appena deposto dalle sue galline. Da allora è stata nonna Cocco forever.

Io, che non sono un architetto e neanche uno storico, ma solo una a cui piace camminare curiosando, tra persone luoghi e tempi, mi chiedo che tipo di vita si svolgesse qui tre secoli fa, quando questo porto è nato. Tutto quel che so è che i progettisti avevano in mente tre aree funzionalmente distinte produzione, commercio e relazioni sociali, abitazioni - e collocarono ciascuna di esse in uno dei piani del porto che si accingevano a costruire.
Le tre sezioni convivono, comunicano la famose scalette - un po' come i tre piani di una moderna villetta: in basso la cantina, al centro la zona giorno che è il luogo delle relazioni, sopra la parte più intima della casa, le camere da letto. I diversi livelli hanno funzioni diverse, certo, ma sono parti di un tutto, e comunicano tra loro.

Le scalette sono gli elementi di raccordo tra i diversi momenti che formano la giornata di un singolo, e la vita di una comunità; forse è per questo che mi affascinano. Immagino il pescatore che, percorrendo pochi gradini, passa dalla barca al magazzeno degli attrezzi e poi alla casa; si affaccia al balcone e osserva la sua barca, controlla l'ormeggio, scende a rinforzarlo se tira un po' di vento... Ancora una cinquantina di anni fa le donne che abitavano in via Corridoio avevano sul balcone una cesta di vimini, che calavano sul corso per far la spesa da un ambulante o per piccole commissioni. Il nostro è il tempo dell'economia globale, che assegna a certe aree della Terra il compito di produrre, ad altre il compito di consumare; l'Occidente è prevalentemente acquirente e consumatore dei prodotti realizzati in Oriente. Il fenomeno si radicalizza nei luoghi turistici: più che altrove non c'è produzione, perché nessuna attività sarebbe remunerativa quanto quelle legate al turismo, e il commercio si riduce ad un paio di categorie merceologiche: una è la ristorazione, più pizzetta che ristorante, più fast che slow food, l'altra rappresenta lo specifico del luogo. L'altra: sono le pezze a Positano, i negozi di limoncello a Ischia, le griffe a Capri, le agenzie immobiliari e qualche negozio di abbigliamento a Ponza. Altre presenze sono marginali ovunque.
E' una constatazione, non un giudizio di valore; è solo come esercizio di memoria che provo a ricordare i negozi della mia infanzia.

Non è passato un secolo, sono solo quarant'anni fa. Al più esterno dei portici della piazza Pisacane c'era una boutique che era elegante già nel nome, "La Peonia": gli abiti erano stupendi, inarrivabili. C'erano gli indispensabili barbiere e parrucchiere. Dove adesso è la gelateria, Minicuccio vendeva la frutta: una grotta in cui il vecchio faceva il conto della spesa in un modo strano, con simboli strani, ma con risultato corretto.
Minicuccio, il mago dei numeri! Non c'era Taba, ma la panetteria di Temistocle col forno a pochi passi, quindi il pane era vero, impastato, lievitato e infornato artigianalmente, infatti era buonissimo. Quarant'anni fa...