Il profumo dei libri antichi in una villa fiorentina

- di Alessandro Olschki

Dura da cinque generazioni la nobile attività della Casa editrice Olschki fondata nel 1886 a Verona e approdata a Firenze nel 1897, sopravvissuta a due guerre, agli esili del capostipite Leo Samuel, alle mine tedesche, allo straripamento dell'Arno e alla recente diaspora dell'editoria fiorentina.

L'alto impegno teso a diffondere nel mondo la cultura italiana.
La passione per l'arte tipografica e l'epoca romantica della tipografia Giuntina.
Oggi la sede editoriale trova posto in una costruzione cinquecentesca in mezzo ai campi e ai fiori.

La Casa editrice Leo Samuel Olschki ha superato ormai da 22 anni l'ambito traguardo centenario.
L'ttività è sempre rimasta legata alla stessa famiglia nel lungo arco di cinque generazioni e si è sviluppata esclusivamente nel settore delle scienze umanistiche, certamente il più difficile nel mondo dell'editoria.
Il capostipite Leo Samuele nasce nel 1861 in territorio polacco della Prussia orientale. Discendente da una famiglia di tipografi, dopo i primi studi, nel 1879, si trasferisce a Berlino per allargare il panorama delle proprie conoscenze. La sua particolare inclinazione per le materie classiche e filologiche lo conduce ben presto a dedicarsi alla carriera libraria. Dal 1881 al 1883 lavora presso la Libreria Filologica e Scientifica Calvary di Berlino.

Si trasferisce in Italia nel 1883 e approda a Verona dove diviene direttore della Libreria Antiquaria Münster. A Verona inizia la sua attività di antiquario e di editore coltivando due campi culturali che rimarranno alla base di tutta la sua operosa esistenza: la passione per la storia dell'arte tipografica e l'entusiasmo per la letteratura italiana con un interesse preminente per la figura e l'opera di Dante.
Il primo marzo del 1886 Leo fonda, a Verona, la Libreria Antiquaria Editrice e pubblica il suo primo catalogo di incunaboli, che costituisce una pietra miliare nel mondo della bibliografia per l'accuratezza delle descrizioni, la valorizzazione del contenuto dei singoli libri e la quotazione commerciale. Non è errato affermare che proprio a Leo Olschki, insieme a Ulrico Hoepli, si debba la nascita in Italia del concetto di bibliofilia, inteso proprio come amore e valorizzazione del libro antico.

Leo si trasferisce nel 1890 a Venezia come primo passo verso una maggiore possibilità di contatti internazionali, trasformando la propria libreria in un centro di ritrovo per i bibliofili.
Dopo sette anni sposta l'attività definitivamente a Firenze. Per sua personale soddisfazione e al di là di qualsiasi considerazione commerciale, Leo pubblica insigni cimeli dell'editoria del tempo: nel 1911 l'edizione monumentale della Divina Commedia con la prefazione di Gabriele D'Annunzio, la grande raccolta di disegni della Galleria degli Uffizi, il facsimile dello Zibaldone boccaccesco mediceo-laurenziano, l'edizione critica del Milione di Marco Polo a cura di Luigi Foscolo Benedetto.
Con lo sviluppo dell'attività editoriale, nel 1909 Leo Olschki decide di acquistare una tipografia, già particolarmente attrezzata per la pubblicazione di edizioni erudite, che chiama «Giuntina » riferendosi ai Giunti, tipografi fiorentini del XVI secolo.

Durante la guerra del 1915-1918 Leo, che non aveva assunto la cittadinanza italiana avendo mantenuto il passaporto tedesco, è costretto all'esilio e si trasferisce a Ginevra dove fonda la "Salso", acronimo di Societé Anonime Leo S. Olschki. Nel 1920, passata la guerra, Leo torna in Italia dove ricomincia a ricostruire su nuove basi la propria vita operosa.
La sua opera, soprattutto per la diffusione della cultura e del pensiero italiano nel mondo, ottiene riconoscimenti ufficiali, ma non gli evitano nuovamente la via dell'esilio quando, in seguito alle leggi razziali, è costretto a tornare per la seconda volta esule in Svizzera nel 1939. In questa nazione amica finisce i suoi giorni nel giugno 1940. Gli eventi bellici segnano gravemente il patrimonio della Libreria Antiquaria e della Casa Editrice con drammatiche distruzioni provocate dalle mine tedesche a Firenze lungo il Mugnone e sul lungarno Corsini.

In seguito alle leggi razziali del regime fascista, la Casa Editrice è costretta a cancellare il proprio nome dalle copertine dei libri. Per lo stesso motivo la tipografia Giuntina viene forzatamente venduta, e questa dolorosa decisione priva l'attività editoriale di un prezioso supporto tecnico e operativo.
Passato il ciclone, i figli Cesare e Aldo decidono di ricostruire mattone su mattone l'attività, separando, nel 1946, quella antiquaria da quella editoriale, pur mantenendo lo stesso patronimico di rinomanza internazionale.
Nel 1950, dalle rovine quasi ancora fumanti di via Puccinotti, la Casa Editrice si trasferisce nella vecchia Firenze, in via della Caldaie. E in questa sede che Aldo, assunta la responsabilità del ramo editoriale, trova l'ambiente a lui più congeniale per dedicarsi all'attività rinunciando, non senza intimo travaglio, alla consuetudine con il libro antico che tanta parte aveva avuto nella sua esistenza.
Altri interessi si aggiungono alla tradizionale attività: fra questi la musicologia e l'archeologia che rispecchiano nuove intime passioni dello "spiritus rector" dell'azienda.
Si allargano i già solidi contatti internazionali, ha vita un nuovo reparto dedicato alla diffusione all'estero di opere dell'ingegno italiano. Aldo consuma tutte le proprie energie nello sforzo sovrumano di porre nuove basi per una sempre maggiore prosperità dell'azienda. Nell'ottobre del 1963, lascia la sua esistenza terrena.
Il timone e la responsabilità di affrontare navigazioni spesso assai impegnative passa al figlio Alessandro, che mantiene l'attività editoriale nell'ambito della stretta tradizione culturale che aveva sempre distinto le pubblicazioni che portano la sigla «dal cuore crociato e diviso», come D'Annunzio ebbe a definire il marchio tipografico che Leo Olschki prese in prestito dal tipografo veneziano del sedicesimo secolo, Lazzaro Soardi. Il settore culturale rimane uno dei più difficili nel mondo editoriale.

Questa specializzazione, con le radici affondate nel tempo, sempre più si rinsalda: fa convergere verso la Casa Editrice un numero costantemente maggiore di opere di studio che permette di ampliare e sviluppare il lavoro fino a giungere a pubblicare oltre centotrenta titoli con oltre 45.000 pagine di nuova composizione stampate ogni anno. Il Catalogo generale pubblicato nel 1966 era ricco di oltre duemila titoli comprendenti anche opere pubblicate alla fine dell'Ottocento. Questo vanto, questo sforzo culturale che non tiene conto del costo di magazzinaggio, ha avuto un brusco epilogo quando le acque impazzite dell'Arno hanno completamente sommerso il deposito di via Ghibellina distruggendo interamente oltre 200 tonnellate di volumi. Un duro colpo per un'attività che aveva nel proprio magazzino il punto di forza.
Dopo le due guerre che hanno coinvolto le precedenti generazioni, questa è stata la prova riservata alla terza e alla quarta ed è confortante constatare che, anche in questa circostanza, il disastro ha avuto il positivo effetto di centuplicare le forze, l'entusiasmo e il lavoro permettendo una nuova rinascita che documenta anche la vitalità di questa impresa editoriale. Trascorsi diciannove anni, i locali di via delle Caldaie divengono insufficienti per consentire il continuo lievitare dell'attività e ha inizio un nuovo capitolo della lunga storia della Casa Editrice.

Abbandonando la splendida Firenze degli artigiani, essa si trasferisce nel 1969 in una villa cinquecentesca, fra il viale Europa e via di Villamagna, in mezzo ai campi e ai fiori dove, ancora una volta, l'ambiente si rivela congeniale al lavoro permettendo un razionale, continuo, sviluppo dell'attività. Nel 1984, viene costruito a Incisa un magazzino di 1.950 mq.: fuori da pericoli di inondazione.
La notorietà della Casa Editrice Olschki è ormai saldamente affermata nel mondo senza confini della cultura. Il fatturato è in continua ascesa e, nonostante che la maggioranza dei titoli sia in lingua italiana, più del 40% è destinato all'estero. Considerando la sempre maggior difficoltà che gli enti culturali incontrano nello svolgere attività editoriale, la Casa Editrice si è inserita validamente nel settore assumendo in proprio la pubblicazione e la distribuzione di collane e di volumi promossi da gloriosi istituti, accademie, università. Basti citare la Fondazione Cini, molti istituti universitari di Firenze, Bologna, Padova, Roma, Siena, Napoli, Genova, Torino, l'Accademia «Colombaria», l'Accademia Nazionale Virgiliana, il Centro di Studi Muratoriani, la Deputazione di Storia Patria per la Toscana, il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, l'Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, la Fondazione Parini- Chirio, la Fondazione Firpo, la Fondazione Marchi etc.

Ci piace ricordare alcune parole del testamento spirituale di Aldo Olschki con la consapevolezza, da parte dei successori, di averne intimamente compreso e seguito il più profondo significato: "Per l'Azienda, se questa varrà ad ispirare l'aderenza ai principi tradizionali di servire gli studi, tanto meglio: si faccia il possibile perché sia mantenuto alto il nome di chi la ideò e la portò alla considerazione del mondo.
Ma ciò non sia freno a una ragionevole elasticità d'azione che i tempi, la convenienza e la prudenza suggeriscano a chi ne assumerà il peso". Con mia moglie Lydia costituisco la terza generazione, i miei figli Costanza e Daniele (che tiene ben saldo in mano il timone per navigare con maestria) la quarta e la nipote Serena, la quinta. Con il loro entusiasmo hanno acquisito presto l'esperienza indispensabile per garantire al lungo e glorioso passato un futuro pieno di promesse.