Indice
- Numero 44 - Maggio 2009
- L'Editoriale - Gente di Montagna
- Cento anni a colpi di remo
- Da Parigi con amore
- Le gallerie dei conventi nella Sorrento sotterranea
- Andando per mare lungo la costa degli Dei
- La bagnante bionda di Renoir a Capri
- La preziosa bambagina gioiello di Amalfi
- Abbandonato a Montecristo il Magazzino dei pescatori
- Le feste di Anna Carafa nel palazzo di Posillipo
- Il bambino di Scario ha ottomila anni
- Quel sogno a Cabrera
- L'amore del pastore Aci per la ninfa Galatea
- Cadice, la più antica città dell'Occidente
- Il re dei jeans, una chitarra e una Yamaha
- Viaggio in Mauritania
- Il giorno che Cecilia Rufolo andò in sposa a Napoli
- Le Riviere di Maria Gisella
- Abruzzo forte e gentile tra i monti e il mare
- Il reporter dell'Isola
Il re dei jeans, una chitarra e una Yamaha
- di Mimmo Carratelli
Sulle piste dello stilista bolognese Carlo Chionna che corre come il vento dal laboratorio di via Lemonia a una gara di motocross, dalla consolle di una discoteca al mare romagnolo, da una chitarra alla moto che inforca e lancia in un turbine di capelli biondi, ai sogni blu. La scoperta dei jeans a Resina, nel dopoguerra. La primogenitura di Genova e il brevetto di Levi Strauss. I "genovesi" di Garibaldi e il fondoschiena di Brigitte Bardot. Da John Wayne e Marlon Brando a Gianni Agnelli.
Un capo immancabile nel guardaroba del mondo, da pantaloni di lavoro al "nove punto due", il marchio dei desideri, la firma che veste i sentimenti di uomini, donne e bambini.
Non sarà l'uomo più veloce del mondo, ma fermare lo stilista bolognese Carlo Chionna, il re dei jeans, è un'impresa. Se ne sei capace devi inseguirlo mentre corre sulla sua Yamaha, bloccarlo mentre si diverte alla consolle di una discoteca, rincorrerlo a un gran premio di motocross, interromperlo mentre suona la chitarra, sorprenderlo nel laboratorio di via Lemonia, il cuore bolognese del "nove punto due", il marchio del pantalone versatile e confortevole, il jeans che fascia la donna e rende l'uomo elegante e sportivo.
Quando sembra che l'impresa sia riuscita, essa propone l'ultimo inseguimento, il più arduo e il più suggestivo: rincorrere Carlo Chionna nei suoi sogni. Sogni blu, sogni di mare, sogni di Ulisse. Quest'uomo di multiforme impegno e ingegno non lo prendi mai. Carlo Chionna è il vento. Non puoi catturare il vento. Lui è un irruente maestrale che si trasforma in libeccio e grecale accarezzando le coste dei sogni. Per prenderlo devi entrare nei suoi sogni e nel vento. Non conosce la terraferma. La sua strada sono le onde marine, dolci e mutevoli, sempre nuove, che portano ovunque, verso il suono di una chitarra, verso un sorriso di donna.
Gli occhi sono due gocce del mare di Capri, i capelli sono biondi e disordinati come quelli dei grandi navigatori, il naso è una prua al vento, il volto è quello di uno scugnizzo bolognese aggraziato da due fossette come ce le ha Kirk Douglas. Avrebbe potuto fare Apollo o Mercurio nei kolossal hollywoodiani di una volta. Ma Carlo Chionna avrebbe preferito fare il pilota di bighe, la prima "due ruote" nelle pazze corse dei carri.
La velocità è il suo lato forte. Velocità di pensiero e idee, velocità in moto. Velocissimi sono i suoi jeans dalle linee veloci.
Puoi indossarli e ti ritrovi sulla Yamaha di Carlo Chionna che ti porta dove vanno il desiderio e l'audacia verso traguardi lontani e di sogno. Nella vita ha fatto di tutto, il commesso e il contadino, il musicista e il venditore.
Velocemente. Fino a fermarsi, ma per modo di dire, davanti alla geniale invenzione dei suoi jeans d'autore lavorati a telaio.
I jeans li scoprimmo da ragazzi in via Pugliano a Resina, sotto il Vesuvio. Era il dopoguerra. Un mercato indimenticabile in viuzze affollatissime. Vi convenivano i vestiti trafugati ai convogli americani di passaggio per Napoli e i surplus militari degli Alleati. Si chiamava "il mercato delle pezze", il mercato degli stracci. Sulle bancarelle di Resina apparvero i jeans mai visti prima. Molti vi trovarono nelle tasche qualche dollaro. Jeans usati.
Sembravano grezzi ed erano comodissimi da indossare, di tela comoda. Raccontavano storie del West come avremmo visto nei film di cavalli e pistole, i film dei cow-boy, e John Wayne li indossava magnificamente sulle sue lunghe gambe.
I jeans e John Wayne. Nacque così la favola dei jeans, al mercato di Resina. Non eravamo cow-boy, ma li trovammo magnifici e adatti in ogni circostanza. Divennero di moda quando, dopo John Wayne, li indossarono Marlon Brando ed Elvis Presley.
Conquistarono il mondo. Fino a Bill Clinton. E Antonio Di Pietro, quand'era ministro dei lavori pubblici, entrò a Montecitorio in jeans nella memorabile giornata in cui sconvolse l'etichetta della Camera dei deputati. In Italia, uno dei primo personaggi noti ad indossare il jeans fu Gianni Agnelli.
Ma quando, smesso il topless, Brigitte Bardot li indossò con la t-shirt che celava appena il reggiseno a balconcino, allora fu il trionfo totale perché i jeans accarezzarono e modellarono il primo dei fondoschiena più desiderabili del pianeta. La pubblicità fece il resto. Uno spot di Kelvin Klein con due efebi in jeans fu tolto dalla circolazione.
In Italia apparve il cartellone dell'attraente fondoschiena femminile fasciato da un pantaloncino jeans, ideato da Oliviero Toscani e Manuela Pirella, con la scritta "Chi mi ama mi segua". Pier Paolo Pasolini si indignò per la pubblicità di un jeans con la zip abbassata sino al livello del pube, maschile o femminile che fosse.
Niente di nuovo sotto il sole.
Come racconta Roberto Gianani nel suo gustosissimo libro "Parola di jeans", Garibaldi apparve in jeans al suo sbarco a Marsala. Indossava un paio di "genovesi" oggi conservati al Museo centrale del Risorgimento all'interno del Vittoriano a Roma.
Genova rivendica la primogenitura dei blue-jeans. Nel 1500, la città di Chieri, in provincia di Torino, produceva un tipo di fustagno blu che veniva esportato dal porto genovese. Era un tipo di "tela blu" per confezionare le vele delle navi e per coprire le merci. Così che il termine blue-jeans pare derivi dalla frase "bleu de Genes", blu di Genova. La tela servì poi per realizzare i "genovesi", i pantaloni di tela indossati da Garibaldi. Ma li portavano già i marinai al tempo di Cristoforo Colombo. Genova o non Genova, primogenitura italiana o meno, si ha una data sicura in cui nacquero i jeans. Nel 1847, il commerciante americano Levi Strauss, emigrato dalla Baviera, arrivò in California per vendere tende. Fulminato dalla visione di alcuni californiani che indossavano pantaloni stracciati, gli venne l'idea di usare il tessuto delle tende per farne pantaloni che divenissero comodi da usare sul lavoro. Regolarmente brevettati il 20 maggio 1873 che è la data ufficiale di nascita dei blue-jeans.
Ma Genova ha risposto per le rime rivendicando il suo primato.
Nel 2004 gli studenti del liceo artistico "Carlo Barabino" disegnarono e gli studenti dell'istituto professionale "Duchessa di Galliera" realizzarono un pantalone "blu di Genova" alto 18 metri, confezionato con seicento paia di vecchi jeans. Questo pantalonerecord fu issato su un'alta gru dell'antico porto di Genoa. Il jeans è genovese, punto e basta.
Nato "a sigaretta", spopolò nella versione "a zampa d'elefante" per diventare successivamente un indumento cult, rapito e interpretato dagli stilisti più noti fino a farne un indumento di lusso con le griffe degli anni Ottanta. Erano stati il simbolo della cultura del tempo libero negli anni Trenta e della gioventù del rock negli anni Cinquanta.
Hanno avuto una costante evoluzione sino alla versione aderente dei punk, strappato sulle ginocchia per dare al capo un effetto usato. Resistente, lavabile e di lunga durata. In ogni caso e in ogni versione un mito intramontabile, sbocciato nel Medio Evo. Un capo immancabile nel guardaroba di ogni parte del mondo.
Di queste storie vorremmo parlare con Carlo Chionna, il re dei jeans eleganti per qualunque occasione, per andare in barca o per una serata di gala, lui che dice: "Amo uomini e donne vestiti di cose semplici". Romantico e ribelle come un jeans. Un novello principe azzurro secondo il colore più tenue dei suoi jeans. Pantaloni che disegnano i corpi con i colori del mondo, il giallo del sole, il rosso della passione, il rosa di un tramonto, l'ocra del tabacco, il blu del mare, l'azzurro del cielo, il bianco di una vela.
Carlo Chionna, ma dove fermarlo?
Scorazziamo dietro la chioma bionda e arricciata dei suoi capelli. Lo intravediamo al "Peter Pan" di Riccione dei fratelli Buffagni. E' alla consolle con Keller e Mauro Ferrucci, impenitente disc-jockey. Distratti e affascinati da Tanja Monies, la vocalist danese dai capelli cangianti, ci sfugge. Piombiamo alle "Scimmie di Faenza", la disco-dinner un tempo frequentata dal calciatore interista Adriano. Segnalato dal menù il piatto di riso Basmati, chicchi lunghi e fragranti che giungono dall'India, con gamberi. E ancora lui, Carlo Chionna, in tenuta da dj muove dischi mixati personalmente. Tanta folla, troppa folla. Ci risulta irraggiungibile. Come la sera nell'ex chiesa di Monte del Re a Dozza Imolese, mille invitati, Carlo e il suo amico Paolino a far musica, un revival degli anni Settanta, ma all'arrivo della Drag Queen ci sfugge ancora.
Passiamo da un porto all'altro, da Genova a Napoli, a Palermo, Tunisi, Palma di Maiorca, Barcellona e Marsiglia dove fa sosta la "MSC Orchestra", la più recente e strabiliante nave dell'armatore sorrentino Gianluigi Aponte sulla quale Carlo Chionna ha radunato 1500 amici, cabarettisti, cantanti e orchestre per una crociera ammaliatrice. Manchiamo l'imbarco e la nave se ne va con capitan Chionna e la sua ciurma di belle donne e uomini affascinanti.
Forse sarà possibile bloccarlo sul circuito dei Monti Coralli di Faenza, il regno del motocross, la sua prima passione. E' là che ha detto: "Quello che cerco è un mondo vero. Tanti anni trascorsi a correre mi riportano al mio passato che mi ha insegnato lealtà e rispetto degli avversari, valori che fanno parte della mia vita e che vorrei fossero recuperati dal mondo di oggi".
Ha appena disegnato le tute della Kawasaki che rivelano una passione per le sfide e le forti emozioni, legate alla ricercatezza dei tessuti e ai tagli aerodinamici.
Tutto il team della casa giapponese, il pilota francese Regis Laconi e lo spagnolo Fonsi Nieto si pavoneggiano nella collezione esclusiva realizzata da Chionna.
Diavolo di un cavaliere errante, di un principe azzurro, di un figlio del vento, di un re dei jeans. Forse un giorno lo avvicineremo a un "salto" del circuito mantovano di motocross, poco fuori città, a sud, e parleremo di Tazio Nuvolari, "il mantovano volante", la leggenda del motociclismo e dell'automobilismo mondiale, il corridore del brivido, il più grande.
Ma "Nuvola" portò mai i jeans?

