Il reporter dell'isola

Sudo freddo, tremo, ho paura. Sono un cane preso dai diavoli, ho i brividi, mi agito nel sonno. Notte di incubi e allucinazioni. Lenzuola disfatte, la cuccia che trema, l'urlo di un vento cattivo che arriva dal Solaro, l'abbaiare di un mastino, la coda impazzita. Il tormento di sogni lunghi e angosciosi mi porta immagini di terrore. Le torture della propaganda dei partiti, candidati-gladiatori, duellanti di primavera, il casino delle elezioni. Un'arena di belve feroci, il rogo della società civile. Il pianto di Azelio e Franca Ciampi, le pause amletiche di Adriano Celentano, le marionette becere del Grande Fratello, il profilo esangue di Piero Fassino, il maestro magro. La voce di Mariano Apicella che mi canta come una ninna nanna l'ultima canzone di Silvio Berlusconi. Un incubo, un disastro. Nel delirio compare la faccia aguzza di Rosetta Russo Iervolino che esce minacciosa dalla Grotta delle Felci. Il direttore della banca mi chiama perchè ho il conto terribilmente in rosso. La falce di Fausto Bertinotti mi taglia tutte le libertà. Anche quella di rosicchiare un osso, scrivere un diario, collaborare con L'Isola e mandare in esilio, sulle scogliere di Punta Carena, Fiorani, Gianni Consorte, Ivano Sacchetti, Chicco Gnutti e tutta la band dei furbetti dell'Unipol. Razza padana e una canzone bandiera:?"quella banca suona il rock". L'incubo continua. Il martello di Massimo D'Alema mi inchioda all'albero maestro di Ikarus, il suo veliero ancorato sotto i Faraglioni. Sulla murata una sigla rosso fuoco: DS che sta per dire Diarchia Sinistra. Due poteri al Governo, Romano Prodi e Diego Della Valle. Il Corriere della Sera e il Manifesto. Le piastrelle di Sassuolo e le scarpe di Civitanova Marche. Sogni terribili, sogni pericolosi. Il ghigno perfido di Vladimir Puttin si diverte ad incollarmi alla canna del gas. Soffoco, mi strozzo ma prima di morire gli mollo un morso al bassoventre e lo affogo nelle acque gelide del Don. Canaglia di un Don, maledetto Don. Chiedo l'assoluzione a Don Gesualdo e alla sua "robba", a Don Abbondio, a Don Rodrigo, ai mulini a vento di Don Chisciotte, a quel isterico di Don Volpino, ai riccioli di Don Barboncino, ai capelli bianchi di Don Baky, alla pazienza di Don Camillo, a tutte le donne di Don Giovanni e a quel nano di Don Bassotto. Chiedo scusa a Don Mazzi, il Vescovo di tutti i presenzialisti, a Don Bosco, a Don Sturzo, alle ballerine di Don Lurio, alla confraternità di Don Rocco Buttiglione e ai Benedettini del Convento di Ceppaloni di Don Clemente Mastella. Chiedo misericordia a Don Carlino con gli occhi a palla, a Don Gigino D'Alessio, addore e mare e na canzone. A Carmen Di Pietro e Don Silicone, a Simone Ventura e Don Flavio Briatore. A quel folle di Don Levriero che si mangia i prati, il tempo e le ore. Chiedo venia al gigante buono Don Alano e al terribile Don Spinone. Invoco Don Pennino, il protettore di tutti i giornalisti. Chiedo perdono a Din Don Dan e alle campane della Chiesa di Santa Sofia. A Don Salvatore Chiusano e a Don Vincenzo De Gregorio che predica la pace e la musica dell'amore. Ma porco cane, ho sognato che i presidenti son bastardi in tutti i luoghi del mondo.
Allucinazioni Argo solo allucinazioni. Mi svincolo, mi gratto, mi agito, mi mordo la coda. Nel sonno prego San Bernardo, il patrono di tutti i cani del mondo. Mi attacco al suo barilotto di cognac e mi rotolo nella neve. Incubi ancora incubi. La Certosa occupata dai fantasmi del passato. Ieri un capolavoro, oggi un luogo buio spesso dimenticato anche dagli spazzini, pardon dagli operatori ecologici. Via Krupp chiusa per sempre. Il viale che portava al paradiso è diventato la strada degli amori perduti, il sepolcro dell'indifferenza, la tana di cani randaggi e pipistrelli. La torre dell'orologio della Piazzetta incerottata dentro una ragnatela di impalcature e fogli di plastica strappati dal vento. Il tempo passa, le lancette sono ferme all'incrocio tra burocrazia e Sovrintendenza. Perizie e carta bollata, architetti e assessori. La funicolare ferma da gennaio. Manutenzione, disorganizzazione, delusione, disperazione. Passa un inviato del Corriere della Sera, allarga un sorriso e prende appunti. Sto sognando, questa non è Capri, è un'isola qualunque. Una voce cavernosa urla:?"non è un sogno Argo, è vero. E' tutto vero". Questo è l'inferno. In un angolo Pupo si dispera un diavolo gli ha stracciato quattro assi serviti. Un demonio prende a calci tutti i pensieri di Massimo Giletti. L'homo sapiens della RAI Gigi Marzullo trascina in catene Antonio Zequila e Adriano Pappalardo. Un pastore della Sila sbrana padre Fedele Bisceglia e la pornostar Luana Borgia.
Sto male, forse non ho digerito la zuppa di fagioli di Lilli la Comare. O forse mi è rimasto ancora sullo stomaco il polpettone di Albano e Loredana Lecciso. Troppo condito, infiorato, speziato. Intingoli e guazzetti che vanno bene per giovani cani creduloni non per un vecchio randagio come me che soffre di gastrite e ernia iatale. Sogni agitati. Meno male che dalle tapparelle sgangherate filtra una frusta di luce che sferza il sonno e mi libera dei fantasmi delle tenebre. Finalmente tutto passato. Un incubo Argo, solo un brutto sogno. Mi sveglio in un alba rosa cipria che mi riconcilia con la vita. Dentro i campi di Veterino gli ulivi si offrono al sole. La musica delle prime rondini mi fa dimenticare il Festival di Sanremo, Vincenzo Mollica, gli abiti neri di Giorgio Panariello, i cinguettii di Ilary Blasi e le canzoni di Michele Zarrillo.
Sarò un nostalgico ma rimpiango Sergio Endrigo, Roberto Carlos e il pianoforte di Umberto Bindi. Quella era musica. Che fine hai fatto cantautore, ogni canzone un colpo al cuore. Nostalgia canaglia, sei obsoleto Argo. Porco cane, forse è vero ma che mi frega. Per perdemi ancora di più nel dondolio dei ricordi infilo nello stereo una vecchia cassetta di Bruno Lauzi: onda su onda, il mare mi ha portato qui. L'esigenza di una bella lavata al pelo mi porta nel bagno. Nei riflessi di una luce generosa lo specchio mi fa uno sconto sull'età. Mi vedo attraente e fascinoso, un cane sciolto libero e bello. Un cronista di strada baciato dal cielo azzurro di Capri. Quando il tempo è così limpido e il turchese spruzza di azzurro tutti i miei pensieri voglio bene al mondo intero. Anche ad Antonio Bassolino, a Mario Staiano, a Ciruzzo Lembo, ad Angelo Apicella che mi abboffa di Malox Plus e al direttore che i miei pezzi li paga quattro lire. Uniche eccezioni quella strega di Vanna Marchi e quella puttanella di Ciuciù Silouette, una yorkshire tutta meches e minigonne plissettate che sculetta per via Orlandi solo perchè la sua padrona è una nobildonna milanese con villa a picco su Cala del Rio. Principesse sul pisello. Ma stai attenta Ciuciù. Con la nuova legge sulla leggittima difesa, se continui a ringhiarmi addosso ti do un morso che ti stacco la coda. Ma lascia perdere Argo, non ti curar di lei ma guarda e passa. Passo, passo. Passo e chiudo con queste mezze calze piene di Chanel e puzza sotto il naso e me ne scendo al mare di Marina Grande. Chiedo scusa direttò, vado a pescare. Din don dan, bye-bye Capri, ciao ciao, Chihuahua-Chihuahua.