Indice
- Numero 29 - Aprile 2007
- L'Editoriale - Festa di mare
- Da Capri alla Coppa America
- Il postino delle isole
- Quel museo di Sorrento a picco sul mare
- Il cappellano di procida
- Uomini reti e barche attorno a Montecristo
- Cetrella d'inverno
- Cadaqués, dove Dalì passeggiava con un elefantino al guinzaglio
- La ragazza del faro
- Un nido di vespe sulla costa bretone
- L'onda del mare che diventa un muro d'acqua
- Il mare, l'amore, il calcio in un romanzo avvincente
- Il Santuario dei mammiferi marini
- L'angelo di Pukhet con le ali di metallo
- Quando Caterina entrò in mare per andare incontro al suo amore
- I gelati capresi del sultano
- L'australiano che sogna le Isole Eolie
- Il reporter dell'Isola
Il reporter dell'Isola
Le case si disperdono per via La Fabbrica nascoste da bouganvilles rosa e viola che si arrampicano appena sfiorate da un soffio di tramontana.
Alcune arrivano fin quasi al mare lungo il vecchio sentiero di ciottoli e radici che, come una lucertola, si distende fino alla Grotta Azzurra. Un sentiero per le gambe forti dei tedeschi, per i cappellini di un trenino di cinesi, per il passo svelto di Vincenzo che va a raggiungere il suo orto di piselli e fave. Una missione giornaliera, una semina generosa che si trasformerà in zuppe condite di pecorino, ventresca e fili d'olio come oro. Intorno tetti bianchi, caldi nel sole, il disegno dei muri a secco, pietre modellate da mani di calli e fatica. Natale Gargiulo dà di scalpello e sudore, la faccia che racconta i sacrifici di una vita. Piedi scalzi e pietre che diventano sculture. Il resto è silenzio, forte come lo scorrere del tempo. I gerani guardano il mare, il rosmarino si confonde nelle sfumature della lavanda a dipingere tele che ricordano la pittura di Giovanni Tessitore. Un albicocco rugoso offre alla luce i primi boccioli in fiore, coriandoli rosa di una nuova primavera. Dal Lido del Nettuno arrivano le parole del mare, blu come Volare di Modugno, come un campo di anemoni, blu come il paradiso. Ogni tanto un piccolo cancello in ferro battuto si apre lentamente rispettoso dei ricami dell'edera intrecciata fra le sue braccia. Mi alzo tardi con il pelo arruffato, le occhiaie che incorniciano lo sguardo stanco e il petto scoperto sotto il pigiama sbottonato. Un regalo di Lilli la Comare. Seta blu di Julipet sul corpo di un reporter malandato che deve dissipare le nebbie di una notte di baldoria. Non hai una bella aria Argo stamattina, mi dico dentro uno specchio che non fa sconti e mi rimanda un'immagine sciupata, senza speranze, forse senza desideri. Mi soffia nel cuore un vento di solitudine che nemmeno l'abbaglio verde degli ulivi riesce a consolare. Lilli arriva con il suo solito caffé doppio e bollente, un abitino a fiori gialli e un fiocco in testa più da ragazzina che da ex randagia inconsolabile.
Stamattina la cerimonia della "tazzulella" non basta a rimettermi a nuovo. Vivo di notte mi sento morire la mattina. Sembro una barca rugosa che ha bisogno di una mano di vernice. Troppo vino ieri sera, un'infame bevuta al Guarracino in compagnia di Mimmo Caratelli e Carlo Nicotera. Facce di vecchi bricconi, giornalisti ribelli e sognatori con il cuore tenero e penne di vento sempre pronte a raccontare una tempesta, un amore, una passione. Vite di scogli affilati e porti silenziosi. Isole di riccioli di sale e foto sbiadite. Voci, parole, incontri, sguardi, marciapiedi, avventure. La macchina da scrivere è il loro altare.
Gonne di belle donne entravano e uscivano dalla taverna come voli di bandiere. Chiacchiere e brindisi, il racconto degli anni, gli incontri tumultuosi, le chitarre di Bruno e Gianni Lembo, canzoni francesi e melodie napoletane, Edith Piaf e Peppino di Capri.
La musica andava, l'alcol scorreva incosciente e traditore nel suo alito di tentazioni e bugie. Fiori di vino e nostalgie, progetti scorticati dalle unghie dell'anagrafe, le zampe a ruotare tra i cubetti del ghiaccio, una danza di noia ripetuta più volte, un illusorio rimedio alla malinconia. Anche la bottiglia è un viaggio ma quando l'ebbrezza si scioglie, ti accorgi di essere rimasto fermo sulla solita riva di sempre ad aspettare che la barca del domani ti porti lontano dalle stanze della malinconia. Il mio vino cresceva, le luci erano sempre più rare. Nella penombra il decoltè di Pamela Prati era largo e accogliente come tolda di nave, appassionato come le curve di un fasciame. Io ero a pezzi, solo un cuore ancora giovane poteva azzardare l'arrembaggio senza il rischio di un naufragio. In un angolo Riccardino Ferraro sembrava guardare il tempo scorrere dentro un bicchiere di whisky.
Una vita di alberghi e di mare, una vita perbene, lo sguardo azzurro e pulito e qualche ferita nel cuore. Paolo e Roberta Salvatori si abbracciavano come il primo giorno. Intorno a un tavolo di coppe e champagne maschere borghesi, tragiche, comiche, moderne. Bollicine dentro un pollaio di cip-cip ciù-ciù-ciù, ok-ok e bacini-bacini. Uomini di cachemire, donne in abiti neri Dolce e Gabbana. Pipistrelli con labbra rosse, ragazze coccodè e anziani signori non in pace con l'età. Non lo saranno mai perché l'apparire è più forte dell'arrendersi. Brutta gente venduta alla platea. La Nikon di Andrea scattava, scattava. Catturava seni straripanti e rughe stirate dal silicone. Il fotografo più conosciuto dell'isola mi guardava con desolazione. Sono finiti i tempi dell'eleganza, la volgarità balla tra i tavoli e fa un rumore sgradevole.
Nemmeno il suono tenero di un violino attenuava le note della villania. Pasqua porta a Capri ricchi e belle donne. Entrano gli occhi azzurri di Carla Bruni. Sotto una sottana d'inferno gambe che non finiscono mai, vette irraggiungibili anche per le mie zampe vagabonde. Una donna e una chitarra, strumento di musica e segreti. Le chiedo una canzone, mi dedica "No promise".
È vero non posso prometterti niente, solo fantasticare una notte con te. Un sogno sciolto nell'alcol come la schiuma dentro un teatro di scogli. Sono uscito dalla taverna dentro il suono di campane mattutine, le zampe traballanti e il cielo che apriva le porte al sole. Il taxi di Adriano Federico si è arrampicato verso Anacapri. La strada saliva come lo zig-zag di una stella filante, la voce di Marina Rey cantava "Primavera". In viale de Tommaso il frullo d'ali di un gabbiano vola verso Punta Carena. La Marea incrocia il vice sindaco Franco Cerrotta che si avvia ad "aprire" il comune. Lui va al lavoro, io vado a dormire.
Mi vergogno come un cane, mi sento ancora di più un bastardo senza possibilità di redenzione. Accelera Adriano, solo il sonno mi può salvare.

