Il reporter dell'Isola

E' una giornata d'estate chiara, serena e luccicante. La mia compagna Lilli la Comare, una bastardina di pelo morbido e culetto malizioso, è già uscita lasciando una cuccia di lenzuola sgualcite, profumo d'amore e piatti da lavare. L'ho vista andar via come un'allegra battona. le mutande di Dolce e Gabbana che portano anche sulla Domiziana, le scarpe con i tacchi a spillo di Ferragamo, un abitino nero profondamente scollato e, a tracolla, una borsa di Gucci rossa come un pomodoro. In compagnia di Lilli la sua amica Gabriella, compagna di notti di vino e osterie. Una cinquantenne bolognese di bocca buona. Asciutta, scattante, bona e gagliarda con una passione irrefrenabile per gli uomini più giovani. E così, con biancheria intima osè e sederi sculettanti, sono scese nella Piazzetta delle eterne tentazioni per confondersi nella folla di veline belle e dannate, libere e di-sinibite. Un teatro di sottovesti e corsetti, regiseni e guepiere. Il mondo va così, devo reagire e non sentirmi solo come un cane. Mi do un tono, mi infilo sotto la doccia e fischietto: "voglio vivere così, col sole in fronte e felice canto, canto per te". L'acqua scende fredda e mi rinvigorisce, lo shampoo della Testa Nera mi fa il pelo libero e bello. Accendo una vecchia Brionvega. Da Radio Capri Costantino Federico se la prende con l'organizzazione del porto e ha ragione. Attracchi impossibili, cime milionarie e passerelle solo per i raccomandati. Un mare di guai, una tempesta per i veri marinai. Pindaro diceva "c'è una misura in ogni cosa e tutto sta nel capirlo" ma qui sull'isola, nel regno degli spiriti eletti, sembra che nessuno voglia affrontare il problema del porto di petto. Una storia particolarmente triste, una disfatta. Per non sentire i morsi della nostalgia per il mio porto pulito di quando ero un cucciolo sbarazzino, anzichè piangere affido la mia faccia alla cerimonia della barba. Un velo di crema Proraso all'olio di eucalipto, un vasetto di schiuma della Squibb, una passata di pennello Omega, il saliscendi del rasoio. Il conforto di un panno caldo sul viso, tre gocce di Floyd e sono apposto. Sono Argo, un randaggio messo a nuovo, un cronista di strada tirato a lucido e pronto ad annusare qualunque notizia, anche la più velenosa. Il direttore sarà contento, sono il vero segugio di Capri. Una spazzolata di Durbans ai denti, un colpo di pettine al pelo. Lo specchio si compiace e mi rimanda un'immagine che sembro Fred Buscaglione quando cantava al "Gatto Bianco" e si beveva il whisky e le donne. Attacco il giradischi, Bruno Martino ha una voce di notti vagabonde e di malinconie. "E la chiamano estate", accenno un passo di danza, uno slow lento e passionale. Mi lascio scendere lungo il corpo una bottiglietta di eau de cologne di Carthusia. Sono un reporter profumato e affascinante. Lo scoop è mio, l'isola è mia. Lilli la Comare si redimerà e la porterò all'altare. Nella Chiesa di Santa Sofia, padre Salvatore Chiusano celebrerà la messa, ci saranno i fiori bianchi e Don Vincenzo De Gregorio suonerà all'organo l'Ave Maria. Testimoni Riccardo Federico, il Paolo Conte isolano, e Filippo Di Martino, un architetto di matita e di cuore. Grande festa Al Faro di Nello D'Esposito e fuochi d'artificio sotto la regia di Raffaele "E Cataldo", baffi neri e braccia da vero marinaro.
Sogno, fantastico, inseguo gabbiani. Me la prendo comoda e chiamo Andrea di Foto Flash, gli dico di tenersi pronto con la Nikon ed esco nel rosa del primo imbrunire. Mi fermo al Columbus per un Martini dry. Annalisa D'Esposito ha i capelli di riccioli neri, lo sguardo da gatta e un sorriso bianco che sembra la luna. Do un sguardo alla Stampa, leggo un pezzo di Mina, la preferivo cantante, mi faceva morire. Chiedo il conto, il Martini è pagato. Grazie Annalisa e meno male. In tasca ho pochi euro e un'American Express scaduta che serve solo per bleffare. Franco Cerrotta è appena uscito dal comune. Il cane Birba, lucido e nero, gli fa compagnia fino alla casa bianca di via Orlandi. Una doccia e poi una pizza con Anna da Gigetto alle Arcate. Passa la Marea bianca, cabrio di Adriano Federico. Un taxi, una chitarra, una voce da night e quella faccia di occhi e di rughe. Salto a volo sul sedile posteriore "in Piazzetta per favore". C'è traffico come sempre. Si muovono le targhe dispari e anche quelle pari. Un serpentone di cinque chilometri che taglia l'isola da Anacapri fino alla rotonda dei Due Golfi. I pullman di Staiano tormentano la frizione, le corriere della Sippic sbuffano nuvole di fumo, la Mercedes del Capri Palace si muove come una tartaruga dentro il vento dell'aria condizionata. Marina Lante della Rovere si guarda nello specchietto retrovisore e si dà una mano di trucco. Dentro un furgoncino blu della Subaru, Nellino "re Boffe" e Costanzo "pigliattutto" si giocano una birra a tresette. Il vecchio triciclo della Piaggio di Natale Gargiulo stenta a ritrovare i colpi del motore. Grida un'autoambulanza ed il malato per poco non muore. All'Ospedale Capilupi l'emergenza di sempre, per le strade la bolgia di un'isola che camminava a piedi e oggi naufraga sopra una zattera con quattro ruote. Faraglioni e copertoni, ingorghi e deviazioni. Di regola, d'estate, dalla mia cuccia di via Veterino trentacinque minuti per il centro, cinquanta per Marina Grande ma stasera il tempo piomba, "pissa" e non passa. Bob Perly, un ricco professore di lettere inglese in pensione, ha deciso di prendere l'elicottero. Non per atterrare sul terrazzo della villa di Curzio Malaparte ma per tornarsene nel suo casale nelle campagne di Todi. Un egiziano di nome Sinuhe, un omaccione di muscoli e coraggio, ha preferito raggiungere a nuoto Marina Piccola e salirsene a piedi fino al Bar Tiberio. Aveva un appuntamento di letto con un russa di nome Natascia e non voleva mancare. I Sindaci sono in televisione: interviste, meeting e sorrisi. I vigili sudano e perdono chili sotto il primo biancheggiare della luna. L'isola naviga dentro la benzina di auto e motorini e affonda piano piano. E la chiamano estate, quest'estate di sudore e motori. La coda si muove lenta come la musica di una cantilena. Arrivo in piazzetta quando la gente è seduta per la cena. Lilli la Comare e Gabriella sono all'Aurora scollate e ubriache, attaccate al collo di due machos micidiali pronti a sbatterle come farfalle.
Scrivo sul taccuino: "porco cane, odio l'estate e all'inferno le donne".