Il reporter dell'Isola

Maledetta primavera. Una primavera di lutti e dolori, pioggia e problemi, cieli di nuvole grigie e crisantemi. Un fiume di lacrime sincere scende verso il mare e sembra rigare i crinali dei Faraglioni, gli scogli di Punta Carena, i sassi antichi della Fontelina, le creste di Tragara. Abbaio al vento di questo mondo cane che fa volare via alcune tra le pagine più belle e insostituibili di questi ultimi trent'anni. E' una Capri dai sentimenti autunnali.
E' morto Karol Wojtyla, il Papa bello e santo che vestiva di bianco come gli angeli, amava Bob Dylan e la polvere delle fabbriche e dei perdenti. Piangono i marinai di Marina Grande, qui non c'è nessun Mosè che possa guidare l'isola fuori dalle onde dell'apparire.
Piango anch'io che ero un cane senza collare e senza rosario. La mia chiesa era il Number Two di via Camerelle. Donne e champagne, sesso, droga e rock'n'roll. Il mio organo era la chitarra di Costantino "Satan-Devil", un musicista maledetto.
Adoravo le cagne di facili costumi e le notti di lussuria, lì sulla spiaggetta di Marina Piccola quando la luna di maggio era complice di tutto, anche dei peccati capitali.
Non ho mai pregato molto. Forse un Padre Nostro e un'Ave Maria quando la coscienza mi mordeva la coda e i sensi di colpa erano barchette alla deriva tra le onde delle vene. Piccoli pentimenti portati subito via dai narcisismi della vita quotidiana.
Papa Wojtyla mi ha insegnato a redimermi e a pregare, io gli leccherò per sempre la mano. Speriamo che in questo mondo di cani, come diceva Camus, l'emozione dominerà i ricordi, un'eterna emozione. Certo non ci sarà mai un pastore tedesco che potrà prendere, nel mio cuore di vagabondo, il posto del Papa polacco. Anche se Joseph Ratzinger è un habituè della Costiera Amalfitana e di Anacapri. E' stato ospite dell'Hotel Luna di Amalfi e dell'Albergo San Michele nella camera 202, quella ad angolo, arredata con i mobili antichi e la vista sul mare. Due serate al chiaro di luna, l'amicizia con Raffaele Vacca e la famiglia Coppola, il riconoscimento di due premi letterari, la messa celebrata nella Chiesa di Santa Sofia, i ravioli pomodorini e basilico cucinati da Franco Amitrano, il filetto di pesce, la torta caprese e i pasticcini alle mandorle.
Va tutto bene, tutto in perfetto stile da marinaio, ma perché dovrei parlare di un colpo di fulmine e amarti subito Ratzinger? Perché sei stato più volte ad Anacapri? Io resto con le zampe per terra e aspetto la tua prima uscita dalla cuccia del Vaticano. Scusami Benedetto, ma io sono come San Tommaso, se non vedo non credo. Che tutte le campane di Santa Sofia suonino per te, ma ti aspetto alla prima navigazione. Dovrai dimostrarmi che anche per te gli ultimi saranno i primi.
Maledetta primavera, hai portato via anche il centro-destra. Spazzato come quando il mare morde spiaggia, ristorante e cabine ai Bagni di Tiberio. La rabbia del vento che azzanna, graffia, cancella. L'Italia è rossa come una rosa di maggio a Palazzo a Mare, come il sangue di una cernia uncinata da Gennarino Alberino sotto i Faraglioni, come il rosso del pomodoro di una pizza regina Camilla d'Inghilterra sotto le volte bianche del Ristorante da Gemma. L'Italia è rossa come la cravatta firmata di Fausto Bertinotti, come i coralli della Fiorente di Costanzo Alberino, come il cuore di Flavio Briatore per Naomi Campbell, come un tramonto di fuoco dalla terrazza del Caesar Augustus di Paolo Signorini.
Da porta a porta, da finestra a finestra, da cancello a cancello i fili della politica italiana si sfilacciano, il governo del centro-destra si squaglia come schiuma del mar di Tiberio. Seduto in Piazzetta, al Piccolo Bar, Bruno Vespa ha l'aria di un cane bastonato. Sopra il mento la cicatrice di un vecchio neo, trattato col laser, diventa un tormento. Ballarò, non ballarò, quali interviste ormai farò? E chi lo sa, so solo che poco distante Pierferdinando Casini appare con i capelli ancora più bianchi ed una faccia sepolcrale.
Ma anche fuori dalla Piazzetta il mondo non è un'aiuola di orchidee. Ciro il sensale mi confida che Silvio Berlusconi ha abbandonato l'idea di comprare la magnifica villa di Cala del Rio. Il Cavaliere senza bandana, molti capelli e mille guai, per ora di mare non ne vuol sentir parlare. Il capitano Silvio si sente abbandonato dall'equipaggio, il battello affonda e i topi saltano. Un marinaio solo nella bufera di un mare tempestoso dove i naufraghi urlano "Si salvi chi può" e se ne fottono della barca italiana.
Berlusconi, Berlusconi, io ti vedo sui carboni, gli alleati son marpioni, tu ci lasci anche i coglioni. Berlusconi, Berlusconi, perché non torni alle canzoni? I politici son cialtroni, lascia stare i minestroni. Tu sei iscritto alla Siae, scrivi testi e sai cantare. Perché non apri un pianobar in Piazzetta che pure manca e farebbe la felicità di Giovanni Cafiero, Adriano Mayer, Gianni De Michelis e tanti altri vecchi playboy? Finalmente vedresti circolare l'euro e sarebbe contento anche Giulio Tremonti. Dai retta a me, chiama alla chitarra Mariano Apicella e quando arriva Romano Prodi gli fai vedere come si balla la tarantella. Per il locale ho trovato anche il nome: "La musica delle libertà". La libertà di stracciare il contratto con gli italiani che mai nessuno avrebbe potuto rispettare. Libertà di prendere per il culo i ricchi e non i poveri. La libertà di non fumare ma di bere, di sniffare, eccedere e cazzeggiare.
Canta, canta, Berlusconi. La musica è libertà, la libertà di far esibire liberamente al microfono Carlo Rossella ed Emilio Fede, Antonio Bassolino e Rosetta Jervolino, Simona Ventura e Francesco Totti. Alba Parietti e Massimo Cacciari, Vittorio Sgarbi e Pamela Prati, Pippo Baudo e Katia Ricciarelli. Libertà per i matrimoni gay, per i carcerati, i tatuati e i sindacati. Al piano-bar c'è l'Orchestra Italiana. Libertà per Fiona Swarovski, la regina di Marina Piccola, di baciare pubblicamente chi vuole.
I cinesi saranno liberi di fischiettare "nessuno ci può giudicare". Saranno libere tutte le frontiere e nella mia cuccia potrò addormentarmi abbracciato con i rottweiler di Bin Laden e i dobermann dei terroristi iracheni. Libertà di tirare tardi la notte, libertà di non concedere la pensione a nessuno. Nemmeno a Giulio Andreotti e Marco Pannella, Oscar Luigi Scalfaro e Francesco Cossiga. Ciriaco De Mita e Cirino Pomicino, Massimo D'Alema e Piero Fassino, Francesco Rutelli e Alessandra Mussolini. La libertà di non licenziare nessuno, nemmeno Umberto Bossi e Roberto Maroni e tutti quelli che credono che il Sud è una carta sporca. Nessuno, ti giuro nessuno. Nemmeno Nilla Pizzi e Nicola Arigliano, Bobby Solo e Gigliola Cinguetti. Devono cantare, cantare tutti. Cantare e portare la croce. Forza Italia.