Indice
- Numero 30 - Maggio 2007
- L'Editoriale - Vita da pescatori
- Tre secoli di canzoni capresi
- La gondoliera di Amburgo
- Quei ragni sul mare del Gargano
- Gli assalti di Marte al porto di Venere
- Franca Florio
- Dal Cile alla fine del mondo
- Montecristo, leggende e misteri marini
- Il Mediterraneo al tempo di Solimano
- Le navi della mia vita
- L'occhio che racconta l'acqua
- La casa napoletana dell'arte
- La bella moglie caprese del pirata turco Dragut
- Il sogno di Nina
- La voce internazionale di Capri
- Il pilota dell'aereo pirata
- Il reporter dell'Isola
Il reporter dell'Isola
Sono Argo, un cronista vagabondo, uno che era abituato a tirare tardi la notte e a consumare la vita nei piano-bar in cerca di sottane. Sono amico di Joe Squillo, frequento Franco Califano e vado a cena con Loredana Bertè che mi piace da morire perché non è una signora. Una che le canzoni le addenta, le morde, le azzanna e ti fa ballare sulla sedia. Da cucciolo, vivevo tra i sassi di Marina Piccola e i campi di anemoni blu a Veterino. Inseguivo le nuvole e la giustizia, la libertà e l'anarchia, mi nutrivo di mare e di sogni. Oggi vado alla ricerca dei ricordi e questo non è un buon modo di vivere un presente senza regole e pochi ideali. Sono incazzato nero perché ho avuto la conferma che l'ingiustizia è la bandiera del mondo. Non sono un buonista, me ne fotto del mondo e penso alla mia Italia. Gli ultimi non saranno mai i primi, i ricchi saranno sempre più ricchi, i poveri sempre più morti di fame. Questo grazie a Berlusconi, ai suoi predecessori e alla faccia inguardabile di Romano Prodi, alla sua voce senza profumi, ai suoi alleati rissosi e pronti solo ad aumentare le tasse a chi non può difendersi. Gente che fa chiudere per un mese la bottega di un barbiere che ha saltato uno scontrino fiscale ma non ha il coraggio di mandare i dobermann e la Guardia di Finanza dentro gli studi di chi evade e si arricchisce senza vergogna. Io li metterei in galera e butterei le chiavi nella Grotta Azzurra. Parassiti velenosi e arroganti, frequentatori di hotel a cinque stelle che alla società, spesso, regalano solo la supponenza e la pretenziosità di slogan beceri e ipocriti. Gente di malaffare, evasori cronici, traditori di una vita civile indegna di questo nome. Avverto una rabbia che mi stringe la gola anche se il sole è tiepido e al Lido di Tiberio la spiaggia è bianca e silenziosa come una vela.
Abbaio a quei politici che sostengono che l'Italia, tributaria dall'estero di tutte le materie prime, deve investire nell'industria pesante. Politici miopi e incapaci di spendere una vecchia lira per l'industria del turismo e dell'arte o per difendere la zona costiera dei fortini di Anacapri. Governanti ottusi senza idee e senza dignità, arricchiti sulla pelle dei poveri cristi a mille euro al mese e dei randagi senza una casa, senza una speranza.
Faccio pipì nel centro della Piazzetta di Capri e innaffio il circo dei quattro bar principali. Allago i tavolini e uno schizzo maligno arriva nel gin-tonic di una sessantenne non in pace con l'età. L'anima rosicchiata dalle rughe della nostalgia, il silicone fino alle orecchie e il sogno di una notte con un trentenne palestrato.
Tra i miei avi c'è anche un Generale dei Carristi, eroe di guerra e buone maniere, ma questa volta al diavolo disciplina e educazione. So che mi perdonerà e il suo petto di medaglie avrà un fremito colorato di rivoluzione. Capirà e mi manderà un picchetto d'onore. Passano i vip, i nuovi ricchi, le smutandate, le catene d'oro, i Rolex, i vestiti Dolce e Gabbana, gli occhiali a specchio che nascondono tutto anche la dignità, i tatuaggi, gli ombelichi nel sole, i piercing nel vento. Vomito fiele e la marmellata del cornetto che mi ha offerto Roberto del bar Augusto.
Mi incateno all'edicola di Teresa.Il setter di Salvatore mi lecca e mi rincuora. Sfoglio quotidiani che sono pagine nere. La vera Italia è una carta straccia e nessuno se ne importa. Commercianti naufraghi nella bufera di vendite ridotte al lumicino, magazzini stracolmi, cambiali da pagare. Il paese piange e si dispera, nella tempesta treni, aerei, banche, telefoni. Ma a Capri sono tutti felici, felici e nudi come in Paradiso: Adamo, Eva, la mela e il serpente. Qui la fame non esiste eppure qualcuno si lamenta, una bestemmia che digerisco come un osso di pollo trovato per disperazione dentro una pattumiera. Qui il play-boy continua a nuotare nel suo whisky, la cinquantenne arrapata insegue i muscoli di un calciatore pieno di gel e anfetamine, l'intellettuale predica massime e cazzate, il manager si diverte a fare il grillo parlante, il palazzinaro invita a cena la più sgualdrina delle veline. Non è cosi? Allora mi taglio la coda e le orecchie, straccio il tesserino di giornalista e ne faccio coriandoli, mi rifugio nella mia cuccia di Veterino e mi dedico al giardinaggio.
Non esco più, prendo a calci la Nikon e non scatto più una foto. Butto penna e notes nel mare di Punta Carena perché vuol dire che sono un reporter obsoleto, vecchio, ubriaco e visionario. Me ne starò a guardare i boccioli rosa dei mandorli in fiore che si affacciano ingenui a contemplare il mare. Lilli la Comare mi preparerà un thermos di caffé da bere in tazza grande per fumare, per farmi rosicchiare le ossa dalla nicotina. Sul vecchio giradischi infilerò un 45 giri di Miles Davis. Chiuderò gli occhi, sognerò la sua tromba e quel corpo nero avvolto, come in un abbraccio, sulle note. Dentro un prato di lavanda mi scaverò una chaise-lounge e sfoglierò le pagine dei fiori.
Mi addormenterò sotto il silenzio degli ulivi, il fruscio del vento, l'azzurro del mare, il verde di una speranza.
Con i miei sogni in compagnia delle righe di una poesia che dice: "devo tornare un cucciolo- bambino a inseguire le nuvole rosa di un'Italia di pagine bianche".

