Il reporter dell'Isola

Solo me ne vo' per le stradine di Capri con la Bic e il taccuino tra fronne 'e limone e profumi di mimose, scintillìo di ulivi e nuvoloni neri. Problemi di monnezza, polveri sottili, ecoballe e le lacrime di Corrado Catenacci che, sconsolato, si confida con Paolo e Patrizia Signorini.
Piangono anche ciceroni, politici, ambientalisti e imprenditori isolani. Rimpianti veri o lacrime di coccodrillo? Non si sa, certo è che nessuno recita il mea culpa per un isola che vive troppo di rendita. Intanto piove, piove sui Fararglioni. Capri "l'è malada" dice Giorgio Bocca e lo conferma anche Renato Mannheimer. Proiezioni negative, turisti in calo, la Grotta Azzurra non tira più come una volta. Lo sanno anche i barcaioli con in testa Cataldo 'O Vastardo. In crescita la concorrenza di isole greche e coste spagnole. E grazie, lì un albergo non costa trecento euro e fischi per notte.
Eppure qui le stanze ci sono. Al riparo delle bouganvilles qualche cantiere in libertà. Abusi piccoli e ben lavorati, calce e martello. Viva il metroquadro, milionario, prezioso e bello. Passa il soprintendente, elegante e competente, guarda, non fa una smorfia, saluta e se ne va. Scriverà una relazione, preparerà un dossier? E chi lo sa, sarà quel che sarà.
Penso all'isola che fu, foto in bianco e nero, pescatori e regine, dive del cinema e scrittori, giornalisti immensi e gran dame. Memorie di un passato che non c'è più. L'isola dei famosi è quasi deserta. Capri sembra una candela sbatacchiata dal vento, sonnacchiosa e tremolante come il fotogramma di una pellicola che parla solo di ricordi.
La musica è finita, gli amici se ne vanno. Non ci sono più canzoni. Solo cafoni e fannulloni, furbacchioni e puttanoni, conchiglioni e gran mangioni. Markette, markette, direbbe Piero Chiambretti, ma anche questo non fa notizia, non si scandalizza più nessuno. Lo sa anche Antonio Di Pietro, il signor ex, che nella seconda repubblica si mangia come nella prima. Italiagolosa, Caprigolosa, lo dice anche Edoardo Raspelli. Tagliatelle, mozzarelle e bustarelle. Prosit e buon appetito. Faraglioni e polpettoni. A Capri, ormai, tutto fa brodo.
E' finita anche la melodia. Non c'è musica di chitarre. "L'isola non canta più" proclama sconsolato Peppino Di Capri dal Festival di Sanremo al microfono di Francesco Pezzella. Non cantano più Renato Simpatia e Robertino Romano. Solo Guido Lembo, dai tavoli della "Taverna", continua ad urlare "Anema e core". Ma non l'ascolta nessuno. Solo Gigi Marzullo si commuove e lo intervista "sottovoce" facendosi accompagnare al pianoforte da Giovanna Bizzarri, la musicista che non vede, non parla, non sente. Ciriaco De Mita li guarda sorseggiando un Cicchitto di Follini dry e accende una candela votiva.
Per distrarmi metto il naso in via Camerelle. Qualche negozio chiuso, quattro cinesi tirati a lucido, gialli come l'oro zecchino. Belli, firmati, effervescenti, ricchi, beati, potenti e profumati. Essenze di Carthusia, gioielli di Chantecler, cachemire di Roberto Russo, abiti di Kiton e macchine fotocopiatrici Ibm (l'azienda ormai è cinese) per copiare i Faraglioni. Vedrai, vedrai li faranno anche a Shanghai.
Shao-shao, ting-ting. Vado in Piazzetta. Anche qui ritmi lenti, pochi sussulti per una vecchia Capri che compare di sguincio con pochissimi protagonisti e molte comparse.
Porco cane, mi viene da pensare che sono messo male anche io, pieno di acciacchi e sconfitte esistenziali. Ho il pelo arruffato, la coda infreddolita, le occhiaie fin sotto le zampe. Non faccio l'amore da un mese, non mi emozionano più nemmeno i porno-film della notte di TeleCapri.
Maledetta vecchiaia. Cala il desiderio, calano gli ormoni, si squaglia il testosterone. L'aria è acre e tagliente, sa di sale e di alghe. Passa Umberto Scapagnini con le borse della spesa. Dentro, i Pachino di Milazzo e i pomodori delle Galapagos. Elisir che fanno campare oltre i cent'anni. Per curare le mie defaillances ci vorrebbe proprio lui, lo scienziato pelle di seta. Scapagnini, il geriatra che ha garantito la vita eterna a Silvio Berlusconi. Scapagnini luminare, playboy, europarlamentare, sindaco di Catania, Lord Brummel, navigatore di salotti bene, habitué di Capri. Ma quanto costa Scapagnini?
Ho in tasca venti euro e uno shampoo alla camomilla. Mi ficco sotto l'acqua della vecchia fontana di via Acquaviva, pelo biondo, meches dorate e un ciuffo alla Cristiano Malgioglio. Una spruzzata di lacca e via. Il sole fa capolino dietro una nuvola che morde la cima del Solaro. Mi specchio nelle vetrine di "Virginia Gioielli", non mi riconosco più. Sono uomo, sono donna? Anche se fossi gay, grazie a questo mondo globale, non ci sarebbe niente di male. Anzi, Fabrizio Del Noce mi affiderebbe un programma tutto mio. Potrei diventare una star televisiva come Platinette o Aldo Busi e provare anch'io a scrivere un libro: "Le memorie di un cane isolato". Oppure potrei candidarmi alle prossime regionali. In Puglia, Nichi Vendola, poeta e sognatore con l'orecchino; in Campania, Argo il reporter con l'osso tra i denti. E allora Capri capoluogo di provincia, un grande festival della canzone a Marina Grande e turismo tutto l'anno. Potrei, finalmente, interrompere la rima baciata Bassolino, Iervolino, Zecchino, Bonino, Bocchino. Bocchino? Alla fine, in questo mondo di amori virtuali, tutto finisce in sesso con tanti saluti alla buoncostume. Scherzo.
E' quest'isola senza luci che mi fa immalinconire. Meglio prenderla con filosofia come Stefano Zecchi e Massimo Cacciari, l'oratore che parla dalle terrazze del "Caesar Augustus". Barba nera, abito nero, scarpe nere, calze nere, occhi neri e una voce da chansonnier che incanta le donne. Kant che ti passa.